Città del Vaticano - Questo pomeriggio, alle ore 16, presso l’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro, sono state celebrate le esequie di Sua Eminenza il Cardinale Paul Emil Tscherrig, già Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, e Cardinale Diacono della diaconia titolare di San Giuseppe in Via Trionfale.
La liturgia ha segnato il primo funerale presieduto da Papa Leone XIV in qualità di Sommo Pontefice, e Prevost ha scelto di discostarsi dalla prassi adottata da chi lo ha preceduto. Se negli ultimi anni il Romano Pontefice si limitava a intervenire personalmente nei funerali dei cardinali di Santa Romana Chiesa soltanto per il rito conclusivo dell'Ultima Commendatio, affidando la celebrazione eucaristica al Decano del Collegio Cardinalizio, Leone XIV ha invece voluto presiedere l'intero rito, Sacrificio Eucaristico compreso, attorniato all'altare da cardinali, arcivescovi e vescovi. Tra loro il Prefetto della Casa Pontificia, che è succeduto a Tscherrig in Via Po, e Edgar Peña Parra, attuale Nunzio Apostolico in Italia e San Marino.
Il prelato svizzero, nato a Unterems, nel Canton Vallese, il 3 febbraio 1947, è morto nella mattina di martedì 12 maggio all’età di settantanove anni, in seguito a un improvviso malore nella sua residenza presso la Domus Sanctae Marthae, all’interno della Città del Vaticano.
Un’omelia sulla speranza, il servizio e il Mistero pasquale
Nella sua omelia, Papa Leone XIV ha presentato le esequie come «il momento grande e solenne dell’incontro con il Signore» che il Cardinale Paul Emil Tscherrig «ha generosamente servito», con «l’Amico al cui fianco ha fedelmente camminato per un’intera esistenza», più di metà della quale trascorsa a servizio della Sede Apostolica, nelle Rappresentanze Pontificie e nella Segreteria di Stato. Il Pontefice ha ricordato il lavoro «spesso non appariscente, ma nondimeno alacre e faticoso» proprio del ministero esercitato dal diplomatico svizzero, sottolineando come il suo impegno di Diplomatico e, prima ancora, di Pastore della Chiesa lo abbia visto lavorare per molti anni «con pazienza e abnegazione», al fine di «raccogliere nella concordia i popoli che l’obbedienza ha affidato alla sua cura», affrontando «gli ostacoli e le sfide che un Rappresentante Pontificio è chiamato ad abbracciare per il bene di tutti». Leone XIV ha poi ripercorso il lungo arco delle missioni affidate a Tscherrig: prima come collaboratore in diverse Nunziature, poi, dal 1996, come Nunzio Apostolico in Burundi; quindi a Trinidad e Tobago e in diverse Nazioni dei Caraibi, in Corea del Sud e Mongolia, nei Paesi nordici - Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia -, in Argentina e infine, dal 2017, in Italia e San Marino. Una «vasta esperienza ecclesiale e internazionale», ha osservato il Papa, che testimonia «la sua disponibilità e la sua capacità di adattamento, nella sua carità di Pastore, ad ambienti molto diversi tra loro».
Citando Papa Francesco, che Tscherrig aveva conosciuto quando era Arcivescovo di Buenos Aires, Leone XIV ha richiamato l’invito rivolto ai diplomatici a «far fiorire attorno a sé la speranza, come risposta al desiderio e all’attesa di bene dei popoli». Un invito che il Pontefice ha esteso a tutti, perché sia messo in pratica «ciascuno là dove è chiamato a servire e amare i fratelli». Il nostro mondo, ha aggiunto, «ha molto bisogno di messaggeri che lo aiutino a ritrovare fiducia». Di fronte al mistero della morte, il Papa ha poi ricordato che il fondamento ultimo della speranza cristiana si trova oltre la storia e si radica nella Pasqua di Cristo, «nella sua vittoria gloriosa sul peccato e sulla morte». Il Vangelo di Lazzaro, ha spiegato, mostra Gesù che, poco prima della Passione, prefigura questo mistero riportando alla vita l’amico. La liberazione di Lazzaro dal sepolcro è «un segno da guardare con fede», che rimanda ai tanti ritorni alla vita generati dalla carità attraverso il ministero e l’impegno quotidiano per il Vangelo. Tutto questo, ha proseguito Leone XIV, parla del «miracolo più grande: quello della risurrezione per la vita eterna, che corona ogni sforzo e lavoro di questa vita e ne compie le vicende oltre i limiti del tempo». Il Pontefice ha concluso affidando il Cardinale Tscherrig alla luce delle parole di Cristo a Marta: «Tuo fratello risorgerà» e «Io sono la risurrezione e la vita». A queste ha unito il motto scelto dallo stesso Tscherrig trent’anni fa per la sua ordinazione episcopale: Spes mea Christus. Cristo, Signore nostro, ha detto Leone XIV, «è stato sua speranza per tutta la vita»: una speranza che oggi «si compie per sempre».
© Vatican MediaUna vita di diplomazia discreta
Ordinato sacerdote per la Diocesi di Sion l’11 aprile 1974, primogenito di otto figli di una famiglia vallesana, Tscherrig aveva conseguito il dottorato in diritto canonico ed era entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel 1978. Dal 1985 al 1996 prestò servizio nella Segreteria di Stato a Roma, dove fu strettamente coinvolto nella preparazione dei viaggi internazionali di Papa Giovanni Paolo II. Nominato Arcivescovo titolare di Voli e Nunzio in Burundi da Giovanni Paolo II il 4 maggio 1996, ricevette la consacrazione episcopale il 27 giugno dello stesso anno presso l’Altare della Cattedra in San Pietro - lo stesso altare davanti al quale questo pomeriggio è stato deposto il suo feretro - per le mani del Cardinale Angelo Sodano, con il Cardinale Henri Schwery e il Vescovo Norbert Brunner come co-consacranti.
Da allora la sua carriera diplomatica lo portò in una notevole varietà di sedi: nei Caraibi e nelle Antille dal 2000 al 2004, in Corea del Sud e Mongolia dal 2004 al 2008, nei cinque Paesi nordici - Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia - dal 2008 al 2012, e infine in Argentina, dove prestò servizio come Nunzio dal 5 gennaio 2012. Il 12 settembre 2017 Papa Francesco lo nominò Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, facendone il primo non italiano a ricoprire quell’incarico. Vi rimase fino alla rinuncia, accettata l’11 marzo 2024 per raggiunti limiti di età, e gli succedette l’Arcivescovo Petar Rajič.
Papa Francesco lo creò Cardinale Diacono di San Giuseppe in Via Trionfale nel concistoro del 30 settembre 2023. Prese possesso della sua diaconia il 19 novembre dello stesso anno e, il 7 e l’8 maggio 2025, partecipò come cardinale elettore al conclave che elesse Papa Leone XIV.
© Vatican MediaBergoglio e Tscherrig
Papa Francesco ebbe buoni rapporti con il nunzio svizzero per una ragione principale: quando Tscherrig arrivò a Buenos Aires, trascorsero solo pochi mesi prima che Jorge Mario Bergoglio fosse eletto Papa. In quel breve intervallo Tscherrig si mostrò cortese e disponibile verso le richieste di Bergoglio, ma i due uomini non ebbero il tempo di costruire un rapporto su questioni davvero serie.
Tscherrig, dunque, ebbe modo di rapportarsi davvero con Bergoglio soltanto quando questi era ormai divenuto Papa e gli doveva pertanto obbedienza. In Argentina, infatti, Bergoglio intrattenne pessimi rapporti pressoché con tutti, compresi i predecessori di Tscherrig, e in particolare con quanti rappresentavano Roma e il Pontefice. Se Tscherrig fosse rimasto a Buenos Aires più a lungo, anche lui avrebbe finito per entrare in conflitto con il cardinale Bergoglio. Non si dimentichi, del resto, che Bergoglio nutriva insofferenza verso tutti perché i vescovi da lui proposti non venivano nominati: il caso di "Tucho" Fernández ne è l'esempio più eloquente.
L’episodio raccontato la stessa sera del conclave - quando il neoeletto Francesco telefonò al Nunzio chiedendogli di informare la gerarchia argentina e la comunità cattolica che non era necessario intraprendere il viaggio intercontinentale per la Messa di inizio del suo ministero petrino, e che avrebbero potuto destinare il denaro a un’opera di carità - fu la dimostrazione più evidente di quanto fosse debole il vero legame di Bergoglio con la propria comunità ecclesiale a Buenos Aires: un Papa appena eletto normalmente non scoraggia i propri fedeli dal venire a condividere l’inizio del suo ministero, a meno che quel rapporto fosse già, fin dall’inizio, particolarmente tiepido. In realtà, Francesco sapeva perfettamente che da Buenos Aires sarebbero arrivate pochissime persone: non per risparmiare denaro, ma perché lo conoscevano fin troppo bene. Lasciò quindi trapelare questa notizia proprio per giustificare la scarsa presenza argentina. Il gesto aveva tutta l’apparenza del pauperismo, ma era un pauperismo di convenienza, come gli anni successivi avrebbero ampiamente dimostrato, quando Francesco si sarebbe mostrato perfettamente disposto a spendere, e a spendere volentieri, per moltissime altre cose. Durante i primi anni del pontificato, a Tscherrig fu attribuito «un paziente lavoro di cucitura» nei rapporti tra la presidenza Kirchner e il Papa, e Francesco si rivolse poi a lui per tentativi di mediazione durante la crisi politica in Venezuela.
Una figura discreta fino alla fine
Il Nunzio, da parte sua, fu sempre estremamente obbediente e, in ogni caso, condivise sinceramente lo stile di Papa Francesco. Si pensi, ad esempio, all’ostilità verso le comunità benedettine che Tscherrig coltivò costantemente. Una delle sue fissazioni erano le abbazie territoriali: un’istituzione che non sopportava e che avrebbe voluto smantellare. Alla fine in Italia non riuscì a farlo, ma il Papa era pienamente dello stesso avviso. Quando fu nominato Nunzio in Italia e nella Repubblica di San Marino, il risultato fu un disastro. Con lui iniziò il declino della Nunziatura Apostolica in Italia e San Marino: un declino che, non a caso, segna anche l’inizio della serie dei nunzi non italiani nella penisola. I suoi anni in carica coincisero, inoltre, con il difficile rapporto tra la Santa Sede e la Conferenza Episcopale Italiana. In questo senso, è stato significativo che il funerale di oggi sia stato segnato dall’assenza sia del Cardinale Gualtiero Bassetti sia del Cardinale Matteo Maria Zuppi.
Tscherrig era membro del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, del Dicastero delle Cause dei Santi, della Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione e, dal 18 maggio 2024, del Dicastero per i Vescovi e della sezione per la prima evangelizzazione del Dicastero per l’Evangelizzazione.
d. L.T.
Silere non possum