Città del Vaticano – Historia magistra vitae, scriveva qualcuno. Ed è proprio questo che viene alla mente osservando l'ultima nomina di Papa Leone XIV il quale, a poco più di un anno dall'elezione, ha deciso di mettere mano, partendo dal vertice, al dicastero più problematico dell'intera Santa Sede: quello della Comunicazione.

La scelta di Maria Montserrat Alvarado, attualmente Presidente e Chief Operating Officer di EWTN News, quale nuovo Prefetto del Dicastero per la Comunicazione con decorrenza dal 1° novembre 2026, ha tutto il sapore di un ristabilimento della giustizia e della verità. Un'opera, questa, alla quale Leone XIV si è votato fin dal primo istante del suo pontificato.

Alvarado succede a Paolo Ruffini, che Papa Francesco aveva chiamato a quell'incarico nel 2018. Ruffini, già direttore di Rai3 e La7, era approdato in Vaticano secondo le consuete modalità che hanno popolato questo micro Stato per anni: amicizie, raccomandazioni e rassicurazioni. Fu il primo laico a rivestire tale ruolo, e proprio la questione del laicato, neppure con Montserrat Alvarado, trova vera soluzione: i laici, come prevede il Codice, non sono titolari della potestà di governo.

Conviene però soffermarsi su questo nome e su questa provenienza, poiché dicono assai più di quanto la febbrile smania di tweet e di post, con cui in queste poche ore è stata accolta una nomina che nessuno si attendeva, abbia saputo cogliere.

Chi è Alvarado?

Nata a Città del Messico, formatasi alla Florida International University e alla George Washington University, dal 2009 al 2023 Alvarado ha ricoperto incarichi dirigenziali presso il Becket Fund for Religious Liberty, impegnandosi nella difesa della libertà religiosa, e dal 2023 presiede EWTN News, la divisione giornalistica dell'Eternal Word Television Network, supervisionando piattaforme che producono contenuti in sette lingue tra televisione, radio, stampa e media digitali. Maria Montserrat Alvarado è approdata a EWTN nel 2021, quando ne divenne founding anchor, conduttrice del programma EWTN News In Depth. Della rete ha sempre condiviso lo stile e le scelte editoriali, al punto da assumerne, nel 2023, la carica di Presidente e Chief Operating Officer di EWTN News.

EWTN, dunque. La grande emittente cattolica americana fondata da Madre Angelica. Quella stessa rete che, per ben dodici anni, da Santa Marta e dalla Segreteria di Stato veniva guardata con un misto di sospetto e disprezzo.

Quando la critica era «opera del diavolo»

Torniamo al settembre del 2021. Durante il viaggio apostolico in Slovacchia, Papa Francesco incontra i gesuiti del Paese. Uno dei confratelli gli espone la situazione della Chiesa locale e le tensioni interne: alcuni lo considerano addirittura eterodosso, altri lo idealizzano. «Lei come affronta la gente che la guarda con sospetto?», chiede il religioso. La risposta di Francesco è rimasta celebre: «Per esempio, c'è una grande televisione cattolica che continuamente sparla del Papa senza porsi problemi. Io personalmente posso meritarmi attacchi e ingiurie perché sono un peccatore, ma la Chiesa non si merita questo: è opera del diavolo. Io l'ho anche detto ad alcuni di loro. Sì, ci sono anche chierici che fanno commenti cattivi sul mio conto. A me, a volte, viene a mancare la pazienza, specialmente quando emettono giudizi senza entrare in un vero dialogo. Lì non posso far nulla. Io comunque vado avanti senza entrare nel loro mondo di idee e fantasie. Non voglio entrarci e per questo preferisco predicare, predicare… Alcuni mi accusavano di non parlare della santità. Dicono che parlo sempre del sociale e che sono un comunista. Eppure ho scritto una Esortazione apostolica intera sulla santità, la Gaudete et Exsultate».

Francesco non ebbe il coraggio di nominarla apertamente, e non sfugge che gli Stati Uniti figurino tra i Paesi da cui affluiscono i maggiori contributi, ma lasciò intendere con sufficiente chiarezza a chi si riferisse. Tutti, del resto, compresero all'istante che la «grande televisione cattolica» altro non era che EWTN. La critica di parte conservatrice veniva così derubricata a parto demoniaco, a fantasia, a chiacchiera di chierici risentiti. Eppure qualcosa ci ricorda, da vicino. Su queste pagine non è mai comparso un rigo di gossip, e Silere non possum è conosciuto in tutto il mondo per la propria affidabilità e per il fatto di essere l'unico a pubblicare documenti originali ed esclusivi. Ciò nondimeno, di tanto in tanto, qualche macchietta in cerca di visibilità prova a liquidarne il lavoro parlando di gossip e di chiacchiericcio. Personaggi ormai derisi persino da quei pochi che ancora li ascoltano. La dinamica, però, si comprende alla perfezione: dici qualcosa che non mi aggrada? E allora ti sminuisco, ti diffamo, ti delegittimo.

Il tentativo di mettere a tacere EWTN, però, non si fermò in quella battuta poi ripubblicata da padre Antonio Spadaro. L'anno seguente, nell'ottobre del 2022, toccò al Segretario di Stato in persona, il cardinale Pietro Parolin. Parlando proprio a un incontro organizzato da EWTN e dagli affiliati europei, pronunciò un discorso tanto urbano nella forma quanto inequivocabile nella sostanza, tutto incentrato sul dovere di vivere «in uno spirito di comunione con il Vescovo di Roma», in un tempo segnato, disse, da «dibattiti troppo drammatici, anche all'interno della Chiesa, che non risparmiano nemmeno la persona e il magistero del Pontefice». Il messaggio, sotto il velo della cortesia diplomatica, era una richiamata all'ordine: lo spirito di comunione doveva essere il «segno distintivo» del loro lavoro, «sentito» e «toccato» nelle trasmissioni e negli articoli. Tradotto: meno critiche, più allineamento.

La Chiesa è varia, e questa è la sua bellezza

A distanza di pochi anni, la Chiesa ha un nuovo Papa e con lui un nuovo stile. Ciò che per anni era stato bollato, dal Pontefice stesso e dai suoi collaboratori, come «attacco alla Chiesa» viene oggi valorizzato, al punto che proprio un membro di quella rete è chiamato a comunicare al mondo le parole del Papa. Del resto, non si trattava mai di altro che di critiche legittime a scelte di governo. Scelte sovente personali, talora persino caratteriali, che nulla avevano a che vedere con i dogmi o con il deposito della fede. Nulla avevano a che spartire con «l'amore per la Chiesa», che restava intatto. Criticare il Papa non costituisce un delitto. È esercizio di libertà di espressione, e nella Chiesa, prima ancora, è esercizio di quella corresponsabilità battesimale che il Concilio, quello vero, ha riconosciuto a ogni fedele. La Chiesa è bella precisamente perché è varia: vi convivono sensibilità liturgiche e teologiche diverse, e la pretesa di ridurre tutto a un coro unanime di consenso è tanto sterile quanto ipocrita. Quella stessa stagione che faceva del Sinodo il manifesto dell'ascolto universale, dove tutti potevano dire la loro, riservava poi l'anatema a chiunque osasse dissentire sulle questioni di sempre.

Oggi Leone XIV smonta quel meccanismo con un solo atto di governo. E lo fa nel modo più eloquente: non con un documento, non con un discorso, ma con una nomina.

Fuori dalla cricca di Piazza Pia

Ed è qui che risiede la lezione che il Papa impartisce a tutti i cattolici, preti, vescovi e laici, i quali soprattutto negli ultimi anni si sono adeguati a questo modus agendi e hanno preso a distinguere fra coloro con cui si può parlare e coloro con cui non si deve parlare. I bravi e i meno bravi. Quelli da seguire e quelli da non seguire. Quelli etichettati come contrari e quelli etichettati come favorevoli, i «cattolici» e i presunti tali, e così via. Leone XIV va a pescare la guida dei media vaticani proprio in quella rete che fino a ieri veniva trattata alla stregua del nemico. La sceglie fra coloro che venivano bollati come oppositori del Papa. E la attinge da un ambiente estraneo alle logiche di potere che hanno a lungo governato Piazza Pia, dove vigeva, e vige tuttora in larga parte, il più collaudato dei sistemi italiani: sei mio amico, ti cito; non lo sei, non esisti. Lo ha riconosciuto con disarmante candore Andrea Tornielli quest'estate: «Noi citiamo chi ci pare e parliamo di chi ci pare».

La nomina di Alvarado parla una lingua diversa, e lo fa per due ragioni che meritano di essere sottolineate. La prima. Il Pontefice ha dimostrato di non temere chi non la pensa esattamente come lui. Lo aveva già fatto concedendo udienza a un giornalista come Gareth Gore, autore di un'inchiesta tutt'altro che accomodante su una realtà ecclesiale, e lo ha confermato dando ascolto, in questi mesi, alle voci più diverse. Un governo sicuro di sé non ha bisogno di circondarsi di cortigiani. Si confronta, ascolta, e all'occorrenza chiama al servizio chi proviene da un fronte critico.

La seconda. Leone XIV non attinge alle cricche di potere, ma all'esperienza. Chiama una professionista che ha guidato un'impresa mediatica multilingue di dimensioni globali, che conosce il passaggio dai media tradizionali alla cultura dello streaming, che sa cosa significhi reggere una redazione internazionale in sette lingue. Non un amico da ricompensare, ma una competenza da impiegare. La differenza, in un dicastero che da anni si trascina dietro costi eccessivi e risultati deludenti, è abissale. Alvarado proviene da un'emittente che raggiunge le più diverse parti del mondo, ben altra cosa rispetto alla redazione del blog Vatican News, dove gli articoli vengono tradotti a seconda dei desideri e delle amicizie di Andrea Tornielli.

Una smentita che vale un magistero

Resta, sullo sfondo, l'ironia più cocente. Per otto anni si è ripetuto che la critica al Papa fosse «opera del diavolo», che chi dissentiva fosse lefebvriano, scismatico, strumento del Maligno. Oggi il successore di quel Papa affida la comunicazione della Santa Sede proprio a chi proveniva da quel mondo dipinto come ostile. Non si tratta di una resa, e nemmeno di una vendetta. È, semmai, il riconoscimento di una verità elementare che andiamo ripetendo da anni: quando la critica è ferma ma educata, e proviene da chi la Chiesa la vive quotidianamente dal di dentro, essa non si leva contro di lei, bensì in suo favore. Distinguere la critica leale dalla calunnia, e dalla diffamazione sterile e fine a sé stessa, richiede intelligenza e onestà. Confonderle, piegando la seconda a pretesto per zittire la prima, è stato l'errore di una stagione che oggi pare avviarsi al tramonto. La Chiesa, quando non ha paura di sé stessa, sa attingere a tutte le sue membra. Anche a quelle che, per anni, qualcuno aveva preferito esorcizzare.

G.N.
Silere non possum

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