Città del Vaticano - Questa mattina, alle ore 10, Leone XIV ha tenuto l’udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro, incontrando gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da diversi Paesi. Il Papa ha ripreso il ciclo di catechesi su “I Documenti del Concilio Vaticano II” e ha dedicato la meditazione a Lumen gentium, sul tema: “La Chiesa popolo sacerdotale e profetico”.
Si tratta della quarta catechesi che Leone XIV dedica alla costituzione dogmatica sulla Chiesa: il 18 febbraio aveva affrontato “Il mistero della Chiesa, sacramento dell’unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”, il 4 marzo “La Chiesa, realtà visibile e spirituale”, l’11 marzo “La Chiesa popolo di Dio”, mentre oggi ha sviluppato il passaggio successivo, approfondendo il carattere sacerdotale e profetico del popolo cristiano
Il nucleo dell’intervento odierno è stato il secondo capitolo della Lumen gentium. Il Papa ha ricordato che il “popolo messianico” riceve da Cristo partecipazione alla sua opera sacerdotale, profetica e regale e ha richiamato il tema del sacerdozio comune dei fedeli, donato nel Battesimo. In questa prospettiva, ha spiegato che non si tratta di una formula ornamentale o di una semplice immagine teologica: il Concilio, al contrario, descrive una reale partecipazione dei battezzati alla missione salvifica di Cristo, che abilita a rendere culto a Dio e a professare pubblicamente la fede ricevuta nella Chiesa.
Leone XIV ha insistito anche sul legame tra Battesimo e Confermazione. Il primo inserisce nel popolo santo di Dio; la seconda rafforza il vincolo ecclesiale e la responsabilità della testimonianza. In questo passaggio il Papa ha ricordato che i battezzati, con la Cresima, sono resi più strettamente obbligati a diffondere e difendere la fede “con la parola e con l’opera”, chiarendo così che la missione non riguarda solo il clero, ma investe l’intero corpo ecclesiale.
Un altro asse decisivo della catechesi è stato quello della dimensione profetica della Chiesa. Il Papa ha richiamato il sensus fidei, cioè quel senso soprannaturale della fede che appartiene al popolo di Dio nel suo insieme e che non può essere ridotto a opinione sociologica, a maggioranza o a sensibilità del momento. Per questo ha ricordato che la totalità dei fedeli “non può sbagliarsi nel credere” quando, dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici, esprime il consenso universale in materia di fede e di morale. Da qui deriva una conseguenza ecclesiologica molto chiara, che il Papa ha formulato in modo esplicito: ogni battezzato è “soggetto attivo di evangelizzazione”. È un passaggio rilevante, perché sposta l’accento da una visione passiva dell’appartenenza ecclesiale a una responsabilità concreta, personale e comunitaria. Non c’è, nel discorso di Leone XIV, alcuna contrapposizione tra pastori e fedeli: c’è piuttosto l’insistenza su una comune consacrazione che fonda compiti diversi dentro un’unica missione.
“L’esercizio del sacerdozio regale avviene in molti modi, tutti tesi alla nostra santificazione, anzitutto partecipando all’offerta dell’Eucaristia. Mediante la preghiera, l’ascesi e la carità operosa testimoniamo così una vita rinnovata dalla grazia di Dio. Come sintetizza il Concilio, «l’indole sacra e la struttura organica della comunità sacerdotale vengono attuate per mezzo dei sacramenti e delle virtù»”, ha detto.
Nella parte finale della catechesi, il Pontefice ha richiamato l’azione dello Spirito Santo, che distribuisce grazie e carismi “tra i fedeli di ogni ordine”, rendendoli adatti ai vari incarichi utili al rinnovamento e all’espansione della Chiesa. In questo quadro ha indicato nella vita consacrata e nelle forme associative ecclesiali due segni particolarmente eloquenti della vitalità carismatica che continua a fiorire nel popolo di Dio.
p.T.F.
Silere non possum