Città del Vaticano - Si è svolta questa mattina, alle ore 10.00 in Piazza San Pietro, l'udienza generale durante la quale il Pontefice ha proseguito il ciclo di catechesi dedicato ai Documenti del Concilio Vaticano II, e in particolare quel secondo percorso, avviato nelle settimane scorse, che ha per oggetto la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium.
Era stato lo stesso Leone XIV ad aprire il filone il 20 maggio, con una prima meditazione sulla liturgia nel mistero della Chiesa, là dove aveva ricordato che nella celebrazione «si attua l'opera della nostra redenzione» e che essa costituisce insieme «il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e la fonte da cui promana tutta la sua energia». Il 27 maggio era seguita la riflessione sulla riforma liturgica intesa come tradizione e sviluppo, sintetizzata nella formula conciliare del conservare la sana tradizione e dell'aprire a un legittimo progresso, con un'esortazione molto chiara ai sacerdoti a custodire il rispetto dei testi e degli ordinamenti liturgici, evitando di aggiungere, togliere o mutare alcunché di propria iniziativa.

La catechesi odierna ha portato un terzo tassello, dal titolo «Il rito, il segno, il simbolo», introdotta dalla lettura del brano di Emmaus (Lc 24,28-31). Il Papa ha invitato a soffermarsi su alcuni elementi costitutivi della sacra liturgia, recuperando una verità che il Concilio, valorizzando il lavoro del Movimento liturgico, ha aiutato a riscoprire: i riti cristiani non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale, né un insieme di cerimonie arbitrarie, ma la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino raggiunge l'uomo. Il rito - ha spiegato - dà forma all'azione liturgica e, attraverso di essa, alla vita stessa del credente, a condizione che questi non resti spettatore muto ed estraneo, ma vi partecipi con tutto se stesso, corpo, mente e cuore.
Particolarmente felice il passaggio in cui Leone XIV ha contrapposto la logica del rito alla nostra inclinazione individuale alla spontaneità. Lungi dall'imbrigliare la libertà entro schemi, ha osservato, la sobrietà solenne dei suoi ritmi interrompe le attività frenetiche e riconduce all'essenziale: nel rito si sperimenta «una logica di gratuità», una sosta che rigenera il cuore e che insegna a vivere in un tempo abitato dallo Spirito Santo, sottratto ai calcoli produttivi.
Il Pontefice ha poi distinto, con precisione, il segno dal simbolo - termini spesso usati come sinonimi. Un segno, ha precisato, diventa simbolico quando rimanda non a una semplice idea, ma a un intero sistema di significati e di valori: così l'aspersione con l'acqua benedetta ravviva la coscienza del dono battesimale e dell'adesione alla vita nuova in Cristo. Emblematico, in tal senso, il segno dell'acqua, percorso dalle origini della creazione fino al costato squarciato del Crocifisso. I simboli, ha aggiunto, hanno carattere eminentemente pratico, essendo anzitutto azioni - dall'inginocchiarsi al darsi la pace, fino agli atti costitutivi dei Sacramenti - e una singolare dimensione performativa e trasformante, capace di generare appartenenza e autentiche relazioni ecclesiali.
In chiusura della meditazione, riprendendo la Desiderio desideravi di Papa Francesco e, con essa, un'intuizione di Romano Guardini, Leone XIV ha indicato come primo compito della formazione liturgica il rendere l'uomo «nuovamente capace di simboli». Di qui l'appello a curare la bellezza delle celebrazioni con mano fine e senza arbitrarietà, e a impegnarsi in un'autentica mistagogia: l'esperienza di una liturgia viva e devota resta la risorsa migliore per risvegliare quell'apertura all'incontro con Dio che, nella logica dell'incarnazione, coinvolge l'uomo tutto intero, spirito, anima e corpo.

Dopo la sintesi nelle diverse lingue e i saluti ai vari gruppi, il Santo Padre si è rivolto ai fedeli italiani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, richiamando la prossima solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo che qui in Vaticano vivremo domani. Nell'Eucaristia - ha detto - si contempla Gesù pane spezzato e donato per ciascuno; e ha incoraggiato a mantenere viva la testimonianza pubblica della fede espressa dalle processioni con il Santissimo Sacramento, che animano in questi giorni le strade di tanti paesi.
s.R.V.
Silere non possum