Città del Vaticano - Nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, questa mattina, papa Leone XIV ha presieduto nella Basilica di San Pietro la celebrazione eucaristica nel corso della quale ha benedetto e imposto i palli ai nuovi arcivescovi metropoliti nominati nell'ultimo anno. Sono trentacinque i presuli che hanno ricevuto la fascia di lana bianca dalle mani del Pontefice, a conferma di un rito che ogni 29 giugno raccoglie attorno alla tomba dell'Apostolo i pastori delle Chiese metropolitane di tutti i continenti.
Chi ha ricevuto il pallio
L'elenco letto in basilica restituisce la geografia universale della Chiesa. Tra i metropoliti figurano tre italiani: monsignor Francesco Antonio Soddu, arcivescovo di Sassari, monsignor Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento, e monsignor Giampaolo Dianin, arcivescovo di Gorizia. Dal mondo anglofono giungono monsignor Ronald A. Hicks, arcivescovo di New York, e monsignor Charles Phillip Richard Moth, arcivescovo di Westminster.
Hanno ricevuto il pallio anche due porporati polacchi, il cardinale Grzegorz Ryś, arcivescovo di Kraków, e il cardinale Konrad Krajewski, arcivescovo di Łódź, insieme ai metropoliti di sedi come Brisbane, Madurai, Cebu, Belém do Pará, Edmonton, Praha, Wien, Cape Town, Lahore, Lomé, Denver, New Orleans, Morelia, Bucaramanga, Conakry e molte altre. Un ventaglio che attraversa Europa, Americhe, Africa, Asia e Oceania, e che dà la misura concreta di quella «unica famiglia di Cristo» evocata nel prefazio della Santa Messa.
Che cos'è il pallio e come si svolge il rito
Il pallio è una stretta fascia di lana bianca, ornata di croci, che il metropolita porta sulle spalle. È confezionato con la lana di agnelli benedetti ogni anno nella memoria di sant'Agnese e custodito, fino al giorno della consegna, nella Confessione di San Pietro, presso la tomba dell'Apostolo. Da lì, all'inizio del rito, i diaconi li hanno portati davanti al Santo Padre. Il Cardinale Protodiacono ha presentato al Pontefice gli arcivescovi, chiedendo umilmente che venga loro concesso il pallio «preso dalla Confessione del beato Pietro, quale segno dell'autorità di cui il Metropolita, in comunione con la Chiesa Romana, viene legittimamente investito nella propria circoscrizione». I metropoliti hanno pronunciato quindi la formula del giuramento, impegnandosi a essere «sempre fedele e obbediente al beato Pietro apostolo, alla Santa, Apostolica Chiesa di Roma» e al Sommo Pontefice con i suoi legittimi successori.
Il Papa ha quindi benedetto e imposto il Pallio sulle spalle di ciascun arcivescovo e ha scambiato con lui un segno di pace. Le parole della consegna ne hanno fissato il significato: «Questo Pallio sia per voi simbolo di unità e segno di comunione con la Sede Apostolica; sia vincolo di carità e incoraggiamento alla fortezza». Il pallio non conferisce dunque un potere nuovo, ma esprime visibilmente il legame del metropolita con il Successore di Pietro e la sua responsabilità di pastore sul modello del Buon Pastore, che carica sulle spalle la pecora.
L'omelia di Leone XIV
Nell'omelia, Leone XIV ha messo al centro le due figure celebrate, «scelti» l'uno «come pastore del suo gregge» e l'altro «come apostolo delle genti»: «In loro veneriamo due colonne della Chiesa». Di Pietro il Papa ha tratteggiato soprattutto la vocazione all'unità, ricordando però che «questa grandezza d'animo non vuol dire che Pietro sia perfetto»: l'Apostolo rinnega il Maestro durante la Passione e viene ripreso da Paolo per alcune incoerenze, eppure «sa riconoscere i propri sbagli e ravvedersi, senza scoraggiarsi e senza venir meno alla missione».
Particolarmente densa l'immagine delle chiavi, simbolo di Pietro. «Una chiave infatti non abbatte le porte, ma le apre e le chiude», ha osservato il Pontefice, facendo «di tante stanze isolate un'unica casa accogliente». Da qui il passaggio che meglio sintetizza il suo magistero sull'unità: «Allo stesso modo la comunione, nella Chiesa, non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma ricercando, nei cuori di tutti, i punti di incontro nella Verità». Il compito affidato a Pietro e ai suoi successori, ha aggiunto, è quello di «ascoltare le voci di ciascuno, discernere le ispirazioni, condurre i cammini, correggere gli errori, istruire, incoraggiare, esortare e accompagnare i fratelli».
Quanto a Paolo, Leone XIV ne ha richiamato i simboli del libro e della spada, ricondotti alla potenza della Parola di Dio, «viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio». Citando sant'Agostino, ha descritto la conversione dell'Apostolo: «Dio prese il persecutore della Chiesa e ne fece un messaggero di pace».
È in questa cornice che il Papa ha collocato il senso stesso del rito di questo solenne giorno. Le fasce di lana bianca, ha spiegato, «esprimono l'impegno di ogni Pastore - ma anche di ogni cristiano - a prendere sulle proprie spalle i fratelli e le sorelle che gli sono affidati, come altrettanti agnelli del gregge del Signore, e a sacrificare per loro energie, tempo, fatica, e anche la vita».
Vatican MediaLa dimensione ecumenica
Come da tradizione nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, alla celebrazione ha preso parte una delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, inviata dal patriarca Bartolomeo e guidata dal metropolita di Calcedonia, Emmanuel, che Leone XIV ha salutato con «cordiale» affetto. Lo scambio di delegazioni tra Roma e Costantinopoli – la Santa Sede invia la propria a Istanbul per la festa di sant'Andrea, il 30 novembre - resta uno dei segni più costanti del cammino di comunione tra le due Chiese. Pietro e Paolo, ha concluso il Pontefice, indicano la strada: quella della comunione «sulle orme del Salvatore».
p.R.W.
Silere non possum