Città del Vaticano - A poche ore dalla pubblicazione della lettera con cui Leone XIV ha rivolto un accorato appello alla Fraternità Sacerdotale San Pio X perché non proceda alle annunciate consacrazioni episcopali di Écône, fissate per la mattina del 1° luglio, il Superiore Generale dei lefebvriani ha fatto pervenire al Pontefice la propria risposta.

Il tono è filiale e deferente. Pagliarani si dice «toccato» dalla sollecitudine paterna del Papa e ribadisce il «desiderio sincero di servire la Chiesa», respingendo ogni intenzione di separarsi da Roma. Ma la sostanza della missiva rovescia con cura l'immagine centrale del messaggio pontificio. Là dove Leone XIV aveva ammonito che «lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità», il Superiore Generale rivendica come «preciso dovere» della Fraternità proprio quello di «ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico».

Su questo capovolgimento si regge l'intera argomentazione. Pagliarani sostiene che il fatto stesso di essere interpellato «come un padre a suo figlio» dimostri che la Fraternità non sia scismatica, e ne fa la prova dell'atteggiamento benevolo della Santa Sede. Richiama poi le testimonianze di monsignor Vitus Huonder, ora defunto, e di monsignor Athanasius Schneider sullo «spirito profondamente cattolico» della Fraternità, e invoca le «migliaia di anime» riportate alla pratica religiosa grazie al suo apostolato. La conclusione è una richiesta precisa al Papa: «prendere il tempo necessario per questo discernimento».

L'appello pontificio domandava un passo indietro. La risposta domanda a Roma di attendere. In mezzo restano le quattro consacrazioni, ancora in calendario nel medesimo seminario di Écône dove il 30 giugno 1988 Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio, dando origine allo scisma. La lettera si chiude senza alcun atto di sottomissione e con una sola domanda al Pontefice: «Per favore, ci benedica».

In sostanza, nulla cambia. Dietro la cortesia filiale e l'abbondanza dei convenevoli, la Fraternità non concede nulla e tira dritto: continua a fare ciò che ha deciso, lasciando al Papa la sola parte di chi supplica.

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