Città del Vaticano - Questa mattina, nell'Aula della Benedizione del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in udienza i dipendenti della Conferenza Episcopale Italiana, accompagnati dal Presidente, il Cardinale Matteo Zuppi, dal Segretario Generale e dai Direttori degli Uffici e dei Servizi. Un incontro durante il quale il Pontefice ha rivolto ai presenti un discorso articolato attorno a tre parole-chiave: servizio, appartenenza e missione.
Il valore delle "cose semplici"
Papa Leone XIV ha voluto innanzitutto ringraziare tutti i collaboratori della CEI per il loro «prezioso servizio», richiamando le parole del Preambolo dello Statuto, secondo cui la Conferenza Episcopale Italiana «è segno autentico e autorevole di comunione delle Chiese particolari che sono in Italia» e «costituisce una rappresentanza legittima e qualificata del popolo di Dio che vive nel Paese».
Il Pontefice si è poi soffermato con particolare delicatezza sul valore del lavoro quotidiano e nascosto, quello che spesso non riceve riconoscimenti pubblici. «Vorrei ricordare quanto è importante, per ogni istituzione, la fedeltà di ciascuno al proprio compito, agli impegni più ordinari», ha detto, elencando con concretezza gesti apparentemente minimi: «una pratica seguita con attenzione, una riunione preparata bene, la pazienza di un momento di ascolto prolungato, la dedizione nel rispondere a una richiesta, l'ordine e la cura stessa degli ambienti». E ha aggiunto: «Sono cose semplici, ma utili al bene di tutti e grandi davanti a Dio. Nella vita della Chiesa niente è piccolo se fatto con fede, con amore e con spirito di comunione».
Un "servizio al servizio"
Il primo dei tre nuclei tematici toccati dal Papa è stato proprio quello del servizio. Leone XIV ha sottolineato come gli Uffici della CEI «non sono strutture fini a sé stesse, ma strumenti con cui aiutate i Vescovi e le Chiese che sono in Italia, perché i fili della comunione siano ben saldi e la trama del tessuto ecclesiale sia compatta, ricca di Vangelo e feconda di gesti di prossimità».
Da qui l'espressione, particolarmente efficace, con cui il Pontefice ha definito l'identità del lavoro dei dipendenti della Conferenza: «un "servizio al servizio", un lavoro che sostiene altri lavori, un impegno che rende possibile il contributo di molti». Anche le attività più tecniche, amministrative o organizzative, ha precisato, sono parte integrante «della missione di tutta la grande famiglia di Dio». E ha richiamato un principio che ha attraversato tutto il discorso: «Il centro, perciò, non siamo mai noi, i nostri uffici, i nostri programmi, ma è Lui».
L'appartenenza alla Sposa di Cristo
Il secondo passaggio del discorso ha riguardato l'appartenenza ecclesiale. La Chiesa, ha detto il Papa, «non si può servire da spettatori, ma solo con l'amore di chi sa di appartenerle, in un vincolo di fede e di comunione che è prima di tutto dono di grazia, dono di Dio».
Riprendendo un'espressione di Papa Francesco nell'Evangelii gaudium, Leone XIV ha invitato i presenti a vivere il proprio lavoro «inseriti in un mistero, in una storia e in un progetto che vi precedono e vi superano». I luoghi di lavoro, ha precisato, devono diventare «il primo spazio in cui siete chiamati a far prendere forma al Vangelo, promuovendo unità e pace, con pazienza e umiltà, nella cura e nella custodia vicendevole». Una consapevolezza che deve tradursi in «veri e propri stili di vita evangelica», capaci di modellare il modo di parlare, ascoltare, correggere e sostenersi reciprocamente.
La missione in un tempo di cambiamenti
Il terzo e ultimo aspetto su cui il Papa ha voluto soffermarsi è quello della missione, dimensione che ha definito «inscindibile» dalle precedenti. «La Chiesa esiste per annunciare Cristo, costruendo ponti, instaurando legami, offrendo accoglienza e aiuto a chiunque abbia bisogno di sostegno, di ascolto, d'amore».
Leone XIV ha quindi rivolto lo sguardo al contesto attuale, riconoscendo le trasformazioni che attraversano anche la società italiana: «Viviamo in un'epoca di cambiamenti profondi, nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella comunicazione, nella partecipazione sociale, nella trasmissione della fede». Di fronte a questo scenario, il Pontefice ha lanciato un appello chiaro: non chiudersi e non avere paura, ma «spenderci generosamente perché il Vangelo possa raggiungere e illuminare anche oggi ogni donna e ogni uomo, con le sue fatiche, domande e speranze», citando la Gaudium et spes del Concilio Vaticano II e la Prima Lettera a Timoteo.
Il discorso si è chiuso con un ringraziamento accorato e una benedizione estesa non solo ai dipendenti, ma anche alle loro famiglie e «alle persone che vi sono care, specialmente i bambini, gli anziani, i malati e quanti attraversano momenti di fatica». Il Santo Padre ha infine affidato la Conferenza Episcopale Italiana, le Chiese che sono in Italia e il cammino dell'intero popolo di Dio alla Vergine Maria, a San Francesco d'Assisi e a Santa Caterina da Siena, patroni d'Italia. Un'udienza, dunque, che ha unito la riconoscenza per il lavoro quotidiano alla riproposizione di un orizzonte spirituale alto: ricordare che, nella vita della Chiesa, anche il gesto più ordinario partecipa di un disegno più grande.
p.C.V.
Silere non possum