Yaoundé - Dopo la Santa Messa celebrata questa mattina, il pomeriggio del quinto giorno del viaggio apostolico di Leone XIV ha avuto come protagonisti i giovani. Il Papa si è recato all'Università Cattolica dell'Africa Centrale, nel cortile del campus di Yaoundé, dove ad accoglierlo c'era il Magnifico Rettore Thomas Bienvenu Nyom. Canti di benvenuto, testimonianze, intermezzi musicali: ma il cuore dell'incontro è stato il lungo e articolato discorso che il Pontefice ha rivolto a studenti, docenti e autorità accademiche, prima di fare ritorno alla Nunziatura Apostolica per una cena privata. Un discorso che vale la pena leggere con attenzione, perché Leone XIV non ha risparmiato né le sfide né le speranze.

L'università, luogo della verità non delle mode

Il Papa ha esordito ricordando le radici storiche dell'istituzione, fondata nel 1989 dall'Associazione delle Conferenze Episcopali dell'Africa Centrale, definendola «un faro al servizio della Chiesa e dell'Africa». Ma subito ha alzato l'asticella: oggi le università cattoliche non possono limitarsi a trasmettere conoscenze specialistiche. Devono essere, ha detto con forza, «vere e proprie comunità di vita e di ricerca», capaci di introdurre studenti e docenti a «una fraternità nel sapere». Citando la Costituzione apostolica Veritatis gaudium firmata dal predecessore e la lezione di San John Henry Newman, Leone XIV ha ribadito che la ricerca della verità non è un'attività astratta: «Tutti i principi veri traboccano di Dio, tutti i fenomeni conducono a Lui». La fede, ha spiegato, non è nemica della scienza, ma la allarga: «Invitando alla meraviglia davanti al mistero del creato, la fede allarga gli orizzonti della ragione».

L'Africa, un continente che può salvare l'umanità

Uno dei passaggi più forti del discorso è stato quello in cui il Papa ha rovesciato la prospettiva con cui spesso si guarda all'Africa. Non un continente da aiutare, ma un continente che può offrire qualcosa di essenziale al resto del mondo: «L'Africa può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un'umanità che fatica a sperare». In questo senso, Leone XIV ha indicato il motto dell'ateneo - Al servizio della verità e della giustizia - come una bussola non solo accademica, ma esistenziale e politica. «Nessuna società può prosperare se non si fonda su coscienze rette, educate alla verità», ha detto, invitando a «formare coscienze libere e santamente inquiete».

La sfida dell'intelligenza artificiale: un appello che suona come un allarme

Leone XIV ha dedicato una parte significativa del discorso alla rivoluzione digitale e all'intelligenza artificiale, con parole che hanno lasciato il segno per la loro lucidità. I sistemi di IA, ha avvertito, «organizzano sempre più pervasivamente i nostri ambienti mentali e sociali». Non basta dunque formarsi tecnicamente: occorre una solida formazione umanistica capace di «rendere visibili le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale». L'accusa al mondo digitale è stata forte: negli ambienti online «l'interazione viene ottimizzata fino a rendere superfluo l'incontro reale», l'alterità delle persone viene «neutralizzata» e la relazione ridotta a mera risposta funzionale. Il rischio più grave, ha detto il Papa, è che «quando la simulazione diventa norma, l'umana capacità di discernimento si atrofizza». Si vive allora «come dentro bolle impermeabili le une alle altre», con conseguenze sociali devastanti: «polarizzazione, conflitti, paure, violenza». Di fronte a questo scenario, il Papa ha spronato i giovani presenti: «Voi invece siete persone reali!».

La piaga della corruzione e il dovere dei docenti

Non poteva mancare, in un discorso tenuto in Africa, un riferimento esplicito alla corruzione. Leone XIV non ha usato mezzi termini, rivolgendosi direttamente ai professori: «L'Africa ha bisogno di essere liberata dalla piaga della corruzione». E ha indicato l'università come il luogo in cui questa battaglia si vince o si perde, a partire dall'esempio degli educatori: «Per un giovane tale consapevolezza deve consolidarsi fin dagli anni della formazione, grazie al rigore morale, al disinteresse e alla coerenza di vita dei propri educatori». Ai docenti ha chiesto di essere non solo guide intellettuali ma «modelli il cui rigore scientifico e la cui personale onestà educhino la coscienza dei vostri studenti». Un compito alto, che il Papa ha sintetizzato con un monito: «Non tradite questo nobile ideale!»

Ai giovani: rimanete, costruite, servite

In chiusura, Leone XIV ha toccato il tema della migrazione, molto sentito tra i giovani africani. Senza condannare chi parte, ha però lanciato un appello appassionato: «Vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui». Un invito a restare non per rassegnazione, ma per vocazione. Il Santo Padre ha concluso il suo discorso offrendo un'immagine spirituale, riprendendo le parole di San Giovanni Paolo II: l'università cattolica è «nata dal cuore della Chiesa» e partecipa alla sua missione. La virtù che deve animarla, ha concluso Leone XIV, è una sola: l'umiltà. «Qualunque sia il nostro ruolo e la nostra età, dobbiamo sempre ricordare che siamo tutti discepoli». Dopo la benedizione e il canto finale, il Papa ha salutato i presenti e ha lasciato il campus universitario per ritirarsi in Nunziatura.

In Nunziatura, l'incontro con i religiosi del Camerun

Prima di concludere la giornata, Leone XIV ha voluto riservare un momento importante alla vita consacrata. Al suo rientro in Nunziatura, ha incontrato un gruppo di nove religiosi in rappresentanza della Conferenza Nazionale dei Superiori Maggiori, voce dei più di 250 istituti e congregazioni attivi nel Paese. I religiosi hanno portato al Papa il loro ringraziamento per la visita e per le parole pronunciate in questi giorni, ma soprattutto hanno condiviso la realtà concreta del loro servizio: l'impegno accanto ai giovani, agli sfollati, alle vittime della violenza e del traffico di esseri umani. Hanno anche sollevato questioni interne alla vita consacrata stessa: il bisogno di una maggiore collaborazione con i vescovi e i sacerdoti diocesani, e le domande sulla propria identità religiosa che attraversano oggi molte congregazioni.

Leone XIV ha ascoltato con attenzione, poi ha preso la parola. Ha esordito dicendo: «La vita consacrata è parte essenziale della vita della Chiesa!». Ha quindi affrontato direttamente il tema dei rapporti tra vita consacrata e clero diocesano, ricordando come tra le conclusioni dell'ultimo Sinodo figuri la proposta di un gruppo di studio per aggiornare il documento Mutuae relationes, con l'obiettivo di riconoscere e valorizzare i diversi carismi delle congregazioni presenti in ogni diocesi. Il Santo Padre ha poi parlato di formazione: ogni congregazione deve preparare i propri candidati secondo le proprie specificità, ma con un ascolto comune, affinché siano pronti ad abbracciare una vita di sacrificio, dono di sé e servizio comunitario. Sfide concrete come la convivenza con persone di altre fedi, o la pastorale giovanile, ha spiegato, richiedono una riflessione interna agli istituti, condotta in stretta collaborazione con le diocesi, mettendo il carisma al servizio della Chiesa intera. C'è stato poi un passaggio che ha colpito per la sua franchezza. Riferendosi ai discorsi pronunciati in questi giorni, Leone XIV ha detto ai religiosi: «Il Papa è arrivato, il Papa va via, ma voi avete le cose dette». Un richiamo diretto alla responsabilità: non lasciare che le parole di una visita apostolica evaporino, ma farne oggetto di riflessione e condivisione per rispondere alle sfide del tempo presente. In chiusura, il Pontefice ha tracciato il profilo del religioso che il mondo di oggi richiede: «La vita consacrata chiede di essere coraggiosi, a volte radicali nella scelta di annunciare senza paura quello che Gesù ci insegna nel Vangelo, discepoli che raggiungono i problemi più complessi, i confini più lontani della terra, i più piccoli, i carcerati, coloro che hanno più bisogno di speranza, dell'amore di Dio».

Domani si vola in Angola

Domani, sesto giorno del viaggio apostolico, Leone XIV lascia il Camerun. In mattinata, alle 9.30, celebrerà la Santa Messa all'Aeroporto di Yaoundé-Ville, prima della cerimonia di congedo prevista alle 12 all'Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen. Mezz'ora dopo, il volo decollerà alla volta di Luanda, capitale dell'Angola, dove il Papa è atteso per le 15 con una cerimonia di benvenuto all'Aeroporto Internazionale «4 de Fevereiro». Il pomeriggio angolano si preannuncia intenso: alle 15.40 è in programma la visita di cortesia al Presidente della Repubblica nel Palazzo Presidenziale, seguita dall'incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico. La giornata si chiuderà alle 19 con un incontro privato con i Vescovi dell'Angola, segno che anche in questa nuova tappa il Papa vorrà anzitutto ascoltare la voce della Chiesa locale.

p.V.M.
Silere non possum




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