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Bamenda - È iniziato oggi il quarto giorno del terzo viaggio apostolico di Papa Leone XIV, l'itinerario più lungo e ambizioso del suo pontificato: undici giorni attraverso quattro Paesi africani - Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale - per un totale di oltre 17.000 chilometri. Il Pontefice, partito da Roma il 13 aprile, dopo le tappe in Algeria (Algeri e Annaba, sulle orme di Sant'Agostino) e la giornata inaugurale a Yaoundé, ha raggiunto questa mattina Bamenda, capoluogo della regione del Nord-Ovest camerunense e cuore simbolico della crisi anglofona che dal 2017 insanguina il Paese.

Il volo verso Bamenda

Alle 9 il Santo Padre ha ringraziato il nunzio e il personale e ha lasciato la Nunziatura apostolica di Yaoundé per trasferirsi in auto all'Aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen. Alle 10:05 è decollato a bordo di un Boeing 737-700 della compagnia di bandiera Camair-Co, atterrando all'aeroporto di Bamenda alle 10:40. Ad accoglierlo, alcune autorità locali. La scelta di Bamenda come tappa del pellegrinaggio è carica di significato: la città si trova al centro di un conflitto tra il governo centrale e i gruppi separatisti anglofoni - i cosiddetti "Amba Boys" - che ha prodotto migliaia di vittime e oltre seicentomila sfollati interni. I separatisti, attraverso l'Alleanza dell'unità, hanno annunciato una tregua di tre giorni in occasione della visita papale.

L'Incontro per la Pace nella Cattedrale di San Giuseppe

Alle 11:10 il Papa si è trasferito in auto alla Cattedrale di San Giuseppe, dove è giunto intorno alle 11:30. Accompagnato dall'Arcivescovo di Bamenda, S.E.R. Mons. Andrew Nkea Fuanya, Leone XIV è entrato nella Cattedrale accolto dalla gioia travoglente di questo popolo in festa. Dopo il canto d'ingresso, le parole di benvenuto dell'Arcivescovo, il canto della corale e alcune toccanti testimonianze dei membri della comunità locale, il Santo Padre ha pronunciato il suo discorso - un intervento lungo, intenso e appassionato, che ha rappresentato il momento centrale della giornata. Prevost ha più volte alzato il tono della voce.

Un discorso di rara profondità

Il Papa ha parlato con la franchezza e la tenerezza che caratterizzano il suo magistero. Ha esordito esprimendo la propria gioia per trovarsi in mezzo a una comunità che, pur avendo sofferto enormemente, non ha mai perduto la fede. Ha poi raccolto la citazione profetica di Isaia offerta dall'Arcivescovo - «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace!» - rovesciandola con un gesto retorico potente: «Come sono belli anche i vostri piedi, impolverati da questa terra insanguinata ma fertile, maltrattata, eppure ricca di vegetazione e di frutti».

Al centro del discorso, un elogio del dialogo interreligioso nato proprio dalla crisi camerunense. Leone XIV ha sottolineato come la sofferenza condivisa abbia avvicinato le comunità cristiane e musulmane in modo inedito, dando vita a un Movimento per la Pace guidato dai leader religiosi locali, impegnati nella mediazione tra le parti. «Vorrei che questo accadesse in tanti altri luoghi del mondo», ha detto il Pontefice, indicando Bamenda come modello per l'umanità intera.

La denuncia è stata altrettanto netta. Il Papa ha puntato il dito contro i «signori della guerra» che «fingono di non sapere che basta un attimo per distruggere, mentre spesso una vita intera non basta per ricostruire», e contro il meccanismo perverso dello sfruttamento delle risorse naturali, i cui profitti vengono reinvestiti in armamenti, alimentando un ciclo senza fine di destabilizzazione e morte. «È un mondo capovolto», ha affermato, chiedendo «un deciso cambiamento di rotta, una vera conversione». A ispirare le sue parole, il ricordo di Papa Francesco. Leone XIV ha citato un passaggio dell'Esortazione apostolica Evangelii Gaudium - «Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» - facendolo proprio con un'identificazione commossa: «Cari fratelli e sorelle di Bamenda, è con questi sentimenti che oggi sono qui in mezzo a voi!». Ha poi riservato una parola di particolare gratitudine alle donne - laiche e religiose - che si prendono cura delle persone traumatizzate dalla violenza, un lavoro nascosto e spesso pericoloso, come aveva testimoniato suor Carine nel suo intervento.

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Le colombe di pace

Al termine dell'incontro nella Cattedrale, accompagnato dai rappresentanti della comunità all'ingresso principale, il Papa ha compiuto un gesto dal forte valore simbolico: ha liberato sette colombe bianche in segno di pace, rivolgendo una breve preghiera davanti alla folla: «Oggi il Signore ha scelto tutti noi per essere operai che portano la pace in questa terra!».

Il prosieguo della giornata

Dopo il momento comunitario, il Santo Padre si è trasferito in auto all'Arcivescovado di Bamenda, dove ha pranzato in forma privata. Nel pomeriggio è prevista la celebrazione della Santa Messa presso l'Aeroporto internazionale di Bamenda, prima del volo di rientro a Yaoundé.

d.B.M.
Silere non possum 




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