Città del Vaticano - Il 9 aprile 2024 il sito italiano open.online pubblicava una notizia dal titolo: «Corvi in Vaticano, a processo per diffamazione il blogger che non può "stare in silenzio" sul Papa». Nonostante questo portale, fondato da Enrico Mentana, si vanti di essere un baluardo del fact-checking, non contattò mai la testata Silere non possum né il suo direttore, Marco Felipe Perfetti. E, soprattutto, diede una notizia del tutto falsa. Non era la prima volta, peraltro.

Il pezzo presentava il nostro direttore come un «blogger» pronto ad andare a processo in Vaticano con l'accusa di diffamazione, prima udienza fissata al 12 aprile, il tutto sulla base delle «fonti qualificate» dell'Ansa. Gli stessi autori ammettevano candidamente di non sapere a quali articoli o a quali espressioni fossero legate le accuse: non lo sapevano, ma scrivevano lo stesso. E mentre confessavano questa ignoranza, costruivano un montaggio inequivocabile: la querela accostata alla riforma del Vicariato voluta da Papa Francesco - l'allontanamento del cardinale vicario Angelo De Donatis e il nuovo incarico per l'arcivescovo Daniele Libanori - e all'articolo “durissimo” che in quei giorni campeggiava in apertura del nostro giornale. Messi così, uno accanto all'altro, quegli elementi conducevano il lettore a una sola conclusione, e falsa: che fosse la Santa Sede, o il Vicariato, cioè il Papa, a trascinare in tribunale il sito che lo criticava per ridurlo al silenzio. Un'operazione che infangava l'immagine di Papa Francesco, dipinto come un Pontefice deciso a mettere il bavaglio a una testata scomoda. Tenete bene a mente questa immagine, perché più avanti capiremo chi ha lavorato per macchiare l’immagine di Bergoglio.

L'articolo citava dunque le «fonti qualificate» dell'Ansa, agenzia di stampa italiana che negli anni il panorama dell'informazione internazionale ha imparato a guardare con scetticismo proprio per la disinvoltura con cui diffonde notizie false o incomplete. Ma per comprendere davvero questa vicenda - di cui oggi parliamo perché proprio giovedì scorso la Cassazione Vaticana vi ha messo la parola fine - bisogna prendersi un po' di tempo.

Chi ha davvero querelato Silere non possum

Il 18 novembre 2023, sulla propria pagina Facebook, Silere non possum aveva pubblicato una foto di Papa Francescocon Enzo Fortunato, Angelo Chiorazzo e altri nell'Aula Paolo VI, commentando: «Questa sera il Sommo Pontefice ha nuovamente omaggiato la cricca Fortunato-Chiorazzo. Il primo è un carrierista che usa l'abito solo per farsi pubblicità, il secondo ha più procedimenti penali che capelli sul capo. Tutti amici di Mauro Gambetti, ovviamente. Ma Francesco ama tutto questo fango e questa sera si è riversato nell'Aula Paolo VI per salutarli».

Che Angelo Chiorazzo abbia avuto a che fare, a vario titolo, con diversi procedimenti penali non è un'opinione: è un dato comprovato dagli atti delle varie procure e da inchieste giornalistiche serie - le stesse firme che lui ha recentemente diffamato a seguito della puntata della trasmissione Report. Stiamo parlando del violento Angelo Chiorazzo che ha additato un collega dicendogli "delinquente e farabutto" e lo ha minacciato. 

Voi vi chiederete: Angelo Chiorazzo viene insultato - non criticato come facciamo noi, ma proprio insultato - da numerose persone sui social. Come mai ha querelato proprio Silere non possum? La risposta è semplice. Perché da anni portiamo alla luce la malagestione di Mauro Gambetti e gli abusi che compie nella Basilica Vaticana. Perché abbiamo documentato come Enzo Fortunato abbia imbastito un regno attorno all'amico Gambetti per interessi che con la fede non hanno nulla a che vedere. Cose di cui, da ultimo, si è occupata anche Report.

Ecco perché Angelo Chiorazzo ha deciso di querelarci. Lo ha fatto su impulso di Mauro Gambetti ed Enzo Fortunato che, come hanno riferito persone a loro vicine, «vorrebbero denunciarci». A quelle stesse persone era stato fatto notare: «Guardate che se li denunciate perderete, perché hanno i documenti e le prove di ciò che dicono». E qualcuno ha risposto: «Vabbè, l'importante è dargli fastidio».

Chiorazzo, dunque, sceglie di querelarci. E dove? In Vaticano. Silere non possum non ha alcuna sede fisica nello Stato della Città del Vaticano, ed è cosa nota a tutti, dal momento che i dati della testata sono pubblici e accessibili. Chiorazzo, però, presenta querela Oltretevere perché millanta di averne titolo. E perché? Perché Papa Francesco lo aveva nominato «Addetto di Anticamera». Un titolo che non conferisce affatto al vicepresidente della Regione Basilicata il diritto di depositare una querela in Vaticano. Un titolo che dimostra, semmai, come Chiorazzo negli anni si sia avvicinato ad una cricca ben strutturata vicina a Papa Francesco, per perseguire interessi del tutto personali. Eppure tutto ciò che Silere non possum ha denunciato in questi anni è venuto alla luce con le scelte di Leone XIV, che ha chiuso baracca e burattini: tutto il teatro di Enzo Fortunato, le «giornate dei bambini» in cui compariva anche Chiorazzo.

Querele a costo zero (per chi le lancia)

Ma Chiorazzo sa benissimo che l'obiettivo non è vincere: è infastidire. E può permetterselo. Gode di quanto gli mette a disposizione la Cooperativa Auxilium e percepisce anche denaro dalla Regione Basilicata, sicché il costo di una causa - anche quando la perde - non gli toglie il sonno. Per un quotidiano online vale l'esatto contrario: ogni procedimento pesa, e pesa il doppio quando si tratta di una testata che rinuncia ai fondi pubblici, scelta che certamente gli italiani come Chiorazzo non ritengono scontata in un'Italia dove l'editoria attinge con sistematica disinvoltura al denaro dello Stato.

È precisamente il meccanismo che in queste ore si osserva nella vicenda Cipriani-Minetti contro Il Fatto Quotidiano, uno dei pochissimi giornali italiani a rifiutare per principio i contributi pubblici all'informazione. Perché l'anomalia, l'unicumche non ha eguali nel resto del mondo, non è questo rifiuto: è il fatto stesso che uno Stato finanzi la stampa con il denaro dei contribuenti.

La vicenda diventa pubblica e viene girata all'Ansa da quelle che vengono spacciate per «fonti qualificate». Qualificate non lo sono affatto: si tratta solo di un poveretto che da tempo cova rancore verso Silere non possum, colpevole di aver cominciato a scoperchiare anche i suoi, di altarini. Parliamo di Andrea Tornielli, da tempo aggregatosi a quella cricca ben strutturata di cui vi abbiamo già raccontato, e che nei giorni precedenti alla pubblicazione di questa “indiscrezione” confidava ad amici e colleghi: «Ah, fra poco vedrete che bel regalino». Cose di cui abbiamo le prove, esattamente come vi abbiamo documentato l'agguato intimidatorio che lo stesso Tornielli ci tese al Meeting di Rimini lo scorso anno. Una vera e propria ossessione, ormai, per il Direttore editoriale dei Media Vaticani che, fra un flop ed una fake news, naviga più su Silere non possum che su Vatican News.

Di attacchi, in questi anni, Silere non possum ne ha incassati molti, e arrivano sempre da chi si sente toccato nel profondo. Vale una regola semplice: più l'attacco è feroce, più significa che hai detto la verità e centrato il punto debole. E apriamo un inciso: questa gente - che attacca e mette nero su bianco vere e proprie falsità perché sul merito non è mai capace di ribattere - viene chiamata, tutta e senza eccezioni, a rispondere davanti ai tribunali.  E come potete notare, noi non ci perdiamo in post, insulti e frecciatine da adolescenti mai cresciuti. Non ne abbiamo il tempo materiale. Noi agiamo. Sul serio. A tempo debito, poi, renderemo note anche le manovre che ci stanno dietro, proprio come stiamo facendo in questo caso. Questa è la serietà di un giornale: parlare con documenti, quando c’è la parola “fine” su un fatto, e soprattutto con le prove non per “sentito dire” e “si dice”. «Noi non ci stupiamo che ci sia chi pensa di godere di grandi protezioni in un Paese conosciuto nel mondo per la Mafia e la corruzione. Non ci stupisce. Chiamiamo la gente a rispondere dei reati e degli illeciti davanti ai tribunali competenti. Se poi emergono corruzione, attività illecite, insabbiamenti, porteremo alla luce anche quelli. La nostra forza è la verità, e le persone seguono Silere non possum proprio per questo: perché sanno che qui trovano documenti, prove e ricostruzioni precise. Non approssimative. E di certo non ci spaventano le intimidazioni dei "grandi poteri"», ha dichiarato il direttore Marco Felipe Perfetti. Perché anche su chi è chiamato a intervenire e invece tace, applicando due pesi e due misure, ci sarà parecchio da dire. E lo ribadiamo, perché sia chiaro: non avremo pietà per chi agisce per interessi personali o contro la legge. Pubblicheremo tutto. Audio, video, foto, screenshot, documenti. Tutto.

I veri corvi che lavorano contro il Papa

Fu dunque Andrea Tornielli a far uscire la notizia. Quel che costoro non hanno compreso è semplice: le stesse persone che passano le informazioni a loro, le passano anche a noi; e come parlano con loro, parlano con noi. Che a far filtrare la notizia sia stato Tornielli, a noi non crea il minimo problema - figuriamoci. Forse bisogna chiedersi “perché?” Il problema, però, è un altro: questa gente agisce accecata dall'odio e dall'invidia, non per il bene della Santa Sede, ed è disposta a mettere nei guai il Papa pur di togliersi qualche «dispettuccio» a proprio vantaggio. Tornielli lo ha dimostrato anche in queste ore e, quando sarà il momento, porteremo davanti ai lettori tutte le carte. Anche in questo caso, sì. Questo sessantenne continua a comportarsi come un bambino in piena adolescenza: agisce a titolo personale ma tira in mezzo la Santa Sede, perfino dopo che questa gli ha già intimato, a vari livelli, di smetterla. L'unica soluzione, lo abbiamo già scritto, è mandarlo a casa. Non c'è altro modo per farglielo capire. Soprattutto alla luce del fatto che perde tempo a fare dispettucci ma ciò per cui è pagato è un flop continuo: un esempio è questo.

Quella notizia, del resto, fu ripresa soltanto da poche altre realtà, con titoli del tenore: «Tentano di mettere il bavaglio al sito che denuncia i retroscena del Vaticano». Ed è esattamente ciò che abbiamo provato a far capire a qualcuno quando abbiamo fatto notare l'assurdità di certe affermazioni messe in giro ad arte da sodali di Tornielli e con problemi psichiatrici seri: per esempio quella secondo cui «dipendenti, collaboratori e chierici che scrivono per Silere non possum, Direttore compreso, sarebbero interdetti all'accesso in Vaticano». Sono affermazioni false - e sono solo alcune delle tante - che, per giunta, non giovano affatto alla Santa Sede. Perché la stampa seria, ma anche qualunque persona normodotata, capisce all'istante una cosa: se davvero accadesse, non solo ne faremmo noi stessi gli articoloni di denuncia, ma sarebbe la prova provata che il Vaticano è uno Stato totalitario, e il Papa non ne uscirebbe affatto bene. Qualcuno, però, continua a vedere il Vaticano come un “feticcio” e come un giocattolino, non per ciò che è: uno Stato che deve garantire i diritti e rispettare le norme.

Tre gradi di giudizio, nessuna notifica

Ed è qui che arriviamo al punto più preoccupante dell'intera vicenda. Una vicenda resa pubblica nella speranza - quella di Tornielli e dei sodali della cricca criminale di cui fa parte - di ledere l'immagine di Silere non possum. Come se le persone intelligenti non sapessero che i processi si possono fare anche e soprattutto per mettere a tacere chi dice la verità. Eppure tutto ciò che è accaduto, tre gradi di giudizio compresi, si è svolto nella più grave violazione dei diritti umani fondamentali. Come denunciammo già a suo tempo, il dato più serio è proprio questo: Silere non possum venne a conoscenza del procedimento soltanto attraverso gli articoli di open.online e del Fatto Quotidiano. Al Direttore Marco Felipe Perfetti non fu mai recapitata alcuna notifica.

«Non ho voluto che in questi anni si parlasse della vicenda, perché ero io a essere chiamato a risponderne personalmente. L'imputato, in pratica, ero io, non Silere non possum. Silere non possum è un quotidiano online internazionale, seguito da milioni di persone: non è il mio blog, non è il racconto della mia vita privata. Per questo ho voluto tenere le cose distinte. Resta il fatto, però, che io venivo chiamato a rispondere di ciò che il giornale aveva pubblicato, e questo è il primo punto della violazione di qualunque norma da parte dello Stato della Città del Vaticano», dichiara Perfetti.

Il diritto vaticano prevede delle norme molto chiare per la notifica degli atti e gli organi giudiziari vaticani non hanno mai notificato nulla rispettando le norme: un'omissione che basta, da sola, a rendere nullo tutto quanto è stato celebrato in questi anni nelle aule di tribunale, in assenza dell'imputato. Il giusto processo, insomma, non è stato in alcun modo garantito. Senza dimenticare che, seppur Diddi non abbia ben chiaro quali sono le norme del processo in generale, avrebbe dovuto agire attraverso i canali di collaborazione fra Stati. Il Vaticano, infatti, non è un “rione romano”.

«Certo, il risultato è a nostro favore e dimostra come qualcuno continui a millantare posizioni, convinto di poter ottenere vantaggi solo grazie a onorificenze e premietti incassati negli ultimi tredici anni. Ma va messo agli atti che tutto questo è avvenuto senza il rispetto di alcuna norma di diritto», spiega ancora Perfetti. Il tutto è stato possibile anche per un'altra ragione ben precisa: Alessandro Diddi - che su queste pagine abbiamo più volte spiegato non aver mai studiato né diritto canonico né diritto vaticano - nutre un odio viscerale nei confronti di Silere non possum e del suo direttore.

Un odio dalle radici semplici. Non abbiamo mai taciuto gli errori che commette, proprio perché - ed è la sua storia, ci spiace per lui - non ha mai studiato diritto canonico e vaticano. Abbiamo raccontato come è arrivato in Vaticano. E non abbiamo mai avuto paura delle sue intimidazioni, pronunciate alla presenza di avvocati e indagati/imputati nei vari procedimenti di cui ci siamo occupati. Così, anche stavolta, esattamente come nel caso Sloane Avenue, Alessandro Diddi non poteva agire e invece ha agito. E anche qui, come per Tornielli, ciò che emerge è che si agisce a danno della Santa Sede. Perché in questo procedimento non si è nemmeno entrati nel merito - e nella diffamazione, reato tanto soggettivo da dipendere sempre da chi ti trovi davanti e da chi sei tu, si può persino tentare di cercarsi il giudice favorevole, magari uno che con l'imputato ce l'ha anche lui - ma ci si è fermati a un nodo puramente procedurale: la giustizia vaticana non è competente, perché Angelo Chiorazzo non ha alcun titolo per presentare querele nello Stato e Silere non possum non è soggetto alla giurisdizione vaticana. Davanti a questo, una persona preparata e soprattutto non rancorosa, avrebbe dovuto dire: “Va bene, ci abbiamo provato ma i giudizi ne sanno più di me e quindi la smetto”. Diddi, invece, ha fatto spendere migliaia di euro allo Stato della Città del Vaticano per portare avanti questo processo per ben due anni e si è visto chiudere la porta in faccia da ben tre organi di giudizio. Tutti soldi che vengono sottratti allo Stato, tutti soldi sottratti al Papa, tutti soldi buttati.

L’arte della guerra di chi vuole la pace

Sun Tzu insegna che le guerre si vincono prima di combatterle, sul terreno della valutazione e del calcolo: vince chi misura e soppesa ogni cosa prima di muovere, perde chi si affida all'approssimazione, e quasi nulle sono le speranze di chi non fa alcun calcolo. Il vero stratega, ammonisce, raggiunge il trionfo più alto quando piega l'avversario senza nemmeno dare battaglia. L'esatto contrario di ciò che sta facendo da anni qualcuno. Perché contro un giornale che porta documenti, prove e ricostruzioni precise, costoro hanno schierato personaggi le cui vite parlano da sé - e molte di quelle vite le abbiamo già raccontate: hanno gettato i loro uomini all'assalto come formiche, senza verità, senza merito, senza capacità.  

Sono quelli che continuano a chiamare blog un quotidiano internazionale letto da milioni di persone, convinti che questo ci infastidisca o ci tolga autorevolezza davanti ai lettori. Sono quelli che mettono in giro voci e affermazioni false, salvo poi smentirle da soli dopo qualche ora. Sono quelli che ripetono che «non ci considera nessuno» e intanto ne sono ossessionati: vivono solo per parlare di noi. Ma se nessuno ci considera, perché ne parli? Se nessuno ci considera, perché ti infastidisce ciò che diciamo? Se nessuno ci considera, perché fai di tutto per metterci a tacere?

È precisamente ciò che Sun Tzu bollava come «stupidità assassina»: il generale incapace di dominare l'impazienza manda al massacro i propri e la città non la prende. E così è andata e continuerà ad andare. La verità non ha bisogno di trucchi, né di analfabeti mandati a fare “dispettucci”. A chi la possiede basta attendere che i conti, da soli, tornino. Loro, quei conti, non hanno mai saputo farli.

R.R. e d.L.V.
Silere non possum

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