Pope Francis and the appointment of the Salesian Cardinal. Here is the background to the Consistory.

Chief Financial Office, così viene definito colui che si occupa della gestione finanziaria di una azienda. In un momento storico in cui i termini “alla moda” piacciono tanto a chi siede sul soglio petrino, non possiamo non definirlo così il 266° Papa della Chiesa Cattolica.

Sì, sono numerosi gli interventi che Papa Francesco ha fatto in questi dieci anni in merito alle finanze della Santa Sede. Incredibile che un uomo che arriva dall’Argentina, venga a mettere mano alle finanze dello Stato della Città del Vaticano. Eppure, funziona proprio così. Bergoglio in questi anni è stato receptionist, assegnando chiavi di appartamenti ad amici e conoscenti, è stato agente immobiliare, è stato legislatore, giudice e una vera e propria agenzia interinale.

Un fac totum, quindi. Anche con la nomina dei nuovi cardinali, Francesco ha dimostrato, ancora una volta, quali sono i suoi intenti ideologici. Se una volta bisognava essere soggetti irreprensibili per poter rivestire la sacra porpora, oggi non è più così. La lista dei cardinali viene stillata dallo stesso Papa nel segreto delle sue spaziose e condizionate stanze a Santa Marta.

Nessuno è a conoscenza dei nomi e Francesco inserisce gli incarichi per ciò che ricorda. In 86 anni di vita non è riuscito a capire come si sfoglia un annuario pontificio. Qualcosa di inquietante.

Salesiani di Don Bosco

All'interno del sacro collegio, quindi, in questi anni abbiamo visto entrare di tutto. Le famose "indagini" sui candidati sono venute meno perché ciò che conta è l'insindacabile giudizio del monarca assoluto.

A Francesco non sono bastate le numerose porte in faccia che ha ricevuto: fra gli altri, Mauro Gambetti, che ancora oggi gli sta creando più problemi di immagine di qualunque altro. Ma non dimentichiamo Luc Van Looy, il quale l'anno scorso ha dovuto rinunciare ancor prima di ricevere la berretta. Proprio Van Looy, peraltro, era salesiano.

I salesiani che oggi fanno parte del Sacro Collegio sono: Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon (Myanmar); Virgílio do Carmo da Silva, arcivescovo metropolita di Dili (Timor Est); Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat (Marocco) e Daniel Fernando Sturla Berhouet, arcivescovo di Montevide (Uruguay). Tutti sono stati creati da Papa Francesco ed entrano in Conclave.

Poi vi sono Angelo Amato, Tarcisio Bertone, Ricardo Ezzati Andrello, Raffaele Farina, Joseph Zen Ze-kiun e il traffichino Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga che non entreranno in Conclave.

Al CFO Jorge Mario Bergoglio, però non bastavano 11 elementi nel Sacro Collegio. Doveva inserire qualcuno a cui doveva ripagare un favore. Per questo motivo ha scelto l'emblema della povertà, gesto di grande coerenza con il suo pontificato. Come ricordava l'arcivescovo di Milano, il quale ovviamente non rientra nella lista dei futuri porporati neanche questa volta, ci sono tre misteri nella Chiesa: quanti ordini di Suore ci sono? quanti soldi hanno i Salesiani? che cosa pensa veramente un Gesuita?

Questa barzelletta, però, a Francesco non piace perché colpisce diversi suoi punti deboli. Quindi, guai scherzare, altrimenti accade come a Delpini che si sente tirare le orecchie e si vede squalificato a vita da qualunque cosa.

Il futuro dei salesiani

Come un bravo amministratore, quindi, Francesco ha pensato proprio a tutto. Quando domenica molti erano ancora ignari di ciò che sarebbe accaduto, Bergoglio aveva già pensato a come risolvere qualunque cosa.

La lista era top secret anche alla Sala Stampa che da anni non riceve più la seconda parte dell'Angelus. Da Santa Marta, però, già la sera precedente erano usciti due o tre nomi che già avevano fatto venire la pelle d'oca. Tutti, però, hanno un senso per Francesco.

Ángel Fernández Artime è uno dei tanti spagnoli che Francesco ha scelto in questo concistoro, il quale potrebbe essere l'ultimo per il Papa argentino, e lui lo sa bene. Con la morte di Benedetto XVI sono venute meno tutte le remore e, quindi, non c'è più paura a far capire al mondo che si vuole rimpolpare il Sacro Collegio di uomini di una certa scuola.

Molti si sono chiesti: ma cosa farà questo tizio, cardinale e Rettore Maggiore della Società salesiana di San Giovanni Bosco? Beh, non sarebbe strano, Francesco potrebbe fare questo e molto altro. Ce ne siamo resi conto in questi anni. È chiaro, però, che per lo spagnolo Artime, Francesco ha già pensato a qualcosa e, infatti, non ha esitato un minuto di più per comunicarglielo.

L'11 luglio 2023, mentre tutti celebravano la Solennità di San Benedetto, Francesco ha convocato il futuro cardinale e si è messo "a tavolino" spiegando cosa bisognava fare per il futuro. In sostanza, il Papa della misericordia, dei diritti e quant'altro, sta in questi anni distruggendo l'autonomia degli ordini religiosi. Per coloro che non avessero ben chiara questa parte della fiction, è bene ricordare che gli ordini religiosi sono un esempio di "democrazia", se così vogliamo chiamarla. I Capitoli, gli organi di governo e quant'altro, esistono proprio per fa sì che vi sia una certa autonomia ed un certo consenso. Se il Papa entra a gamba tesa in un monastero e impone un abate, viene meno la funzione del capitolo. E questo, lo abbiamo detto più volte, crea seri problemi.

Juan Domingo Perón, però, non si pone alcun problema. Lui è il capo. Ah, no, scusate, Jorge Mario Bergoglio. Quindi, l'11 luglio Francesco ha ricevuto Artime e gli ha detto:

  1. Anticipa il 29° Capitolo generale di un anno. Lo celebrerete nel febbraio 2025 e non nel 2026.
  2. Resterai Rettore Maggiore fino al 31 luglio 2024, cioè fino alla conclusione della sessione plenaria estiva del Consiglio Generale. Poi consegni le dimissioni e prenderà in mano, con un governo ad interim, il tuo vicario don Stefano Martoglio, fino al Consiglio Generale che presiederà lui.
  3. Poi ti affiderò un incarico.

Queste sono state le cose che il Papa ha comunicato al futuro cardinale. Come se l'amministratore dell'azienda facesse tutti i conti a tavolino. Le domande sono diverse: perché farlo cardinale ora? Non poteva farlo cardinale nel prossimo concistoro? Chissà, forse è consapevole del fatto che non è saggio progettare così a lungo. Ciò che fa sorridere è come questi "prescelti del momento" facciano grandi progetti senza rendersi conto che se quest'uomo dovesse tornare alla Casa del Padre, ci sarebbero molti figli orfani che rischiano uno di quei siluramenti che non hanno precedenti.

Un concistoro per ripagare molti

Potrebbe essere l'ultimo concistoro, questo è un dato di fatto. Sia per chi vorrebbe che questo pontificato non finisse mai e quindi dice che "il Papa sta meglio di prima dell'operazione", sia per chi non vede l'ora che questa agonia finisca. Il fatto che si tratti di un concistoro diverso dagli altri è evidente anche perché Francesco non ha più gli occhi addosso del suo predecessore. Per fortuna, il 30 settembre, non vedremo la falsa pantomima della "presentazione" dei nuovi cardinali al Papa Emerito. Momento che Benedetto XVI ha sempre vissuto con estrema sofferenza, pur mostrandosi sempre gentile e rispettoso dia quello che faceva il suo successore.

La figura di Benedetto, infatti, in questi anni ha sempre creato una sorta di insofferente soggezione a Bergoglio, il quale ha governato, certamente, ma con un occhio sempre al monastero. Era evidente, lui lo sapeva bene, che se fosse uscita una parola di troppo dal Monastero, si sarebbe rischiato il botto. Per questo motivo quando bisognava sostituire Gerhard Ludwig Müller, Francesco ha pensato di mettere Luis Francisco Ladaria Ferrer. Sapeva bene che era la soluzione perfetta per non far allarmare Benedetto XVI.

Appena il Pontefice è morto, Francesco si è lasciato andare ed ha iniziato il valzer delle seggiole. Víctor Manuel Fernández, infatti, avrebbe obbligato Joseph Ratzinger a prendere una seria posizione e questo avrebbe rischiato di aprire realmente ad uno scisma. "Benedetto non avrebbe taciuto in merito a questa nomina, puoi starne certo", ha riferito un prelato che gli è stata vicino per molto tempo.

Del resto, come sarebbe possibile tacere davanti ad un soggetto del genere, messo alla guida di un dicastero fondamentale della Curia Romana? Ciliegina sulla torta, ora diventerà anche cardinale. Per introdurre lui, però, Francesco ha dovuto sacrificare un altro pupillo, Jorge Ignacio García Cuerva. Inserire tre argentini, uno di 55 anni, uno di 60, ed un altro di 64 anni nello stesso concistoro, sarebbe stato troppo anche per questo spudorato pontificato.

Per non spaventare nessuno, quindi, Francesco ha introdotto un terzo argentino ma novantaseienne, il quale non entrerà quindi nel prossimo conclave.

Era scontato, ma fra i futuri porporati c'è anche lo Stambecco, pupillo di un uomo che fece molto nel conclave del 2013. Si tratta dell'Arcivescovo Gugerotti, uomo che non ha fatto neanche un giorno di seminario ma è stato ordinato per portare avanti intrallazzi.

La lobby della diplomazia

Fra i diversi nomi, emergono quelli che sono due nunzi d'eccezione. Francesco in questo modo ripaga il prezzo dell'elezione. Non dimentichiamo che prima di entrare in Conclave, Jorge Mario Bergoglio si recava da Beniamino Stella a progettare, per filo e per segno, quanto sarebbe accaduto nell'imminente futuro.

Beniamino Stella è stato alla guida della Pontificia Accademia Ecclesiastica dal 2007 al 2013, quando poi venne ripagato con la porpora cardinalizia e fu inviato a fare danni alla Congregazione per il Clero. A farne le spese fu Mauro Piacenza, il quale venne esiliato alla Penitenzieria Apostolica. Stella aveva progettato tutto da piazza della Minerva.

Beniamino Stella ha riportato a Roma Pietro Parolin e molti altri.

Se Andrea Tornielli si trova dov'è, è perché ha lisciato per lungo tempo le spalle del cardinale di Pieve di Soligo. Ogni volta che Beniamino chiama, Andrea risponde. Ciò che non avevano calcolato, però, è che Francesco si stanca presto "degli amici" e quindi si rientra, con molta facilità, nella lista dei "silurati". Beniamino Stella, il quale si mostrava soddisfatto di questa incredibile scelta, oggi piange lacrime amare alla Casa San Benedetto in Via dei Corridori.

L'elezione di Bergoglio, quindi, era stata fortemente voluta anche dalla lobby dei diplomatici, i quali non hanno mai perdonato a Benedetto XVI il fatto che avesse tolto loro la guida della Segreteria di Stato. Difatti, Tarcisio Bertone fu il primo ed unico Segretario di Stato che non proveniva dalla diplomazia. Questa scelta Joseph Ratzinger la fece a buona ragione, visto che c'era un sistema da scardinare. Purtroppo, però, Benedetto scelse la persona peggiore da mettere a capo di una realtà come la Segreteria di Stato. Un salesiano, appunto.

Ratzinger, però, fece un ragionamento: ci metto una persona di cui mi fido (sic!), e che è stata con me in quello che è il palazzo anche fisicamente opposto alla Terza Loggia. Del resto, anche Gesù chiamo Giuda fra i suoi.

Oggi, quindi, Bergoglio ripaga il prezzo e lo fa nominando cardinali i nunzi. Una cosa che avveniva, in passato, solo per alcune sedi. Nominare Emil Paul Tscherrig, cardinale, significa veramente non aver capito nulla di ciò che è la Chiesa e il Vangelo di Gesù Cristo. Ma il ragionamento è sempre lo stesso. Tscherrig lo ha aiutato a distruggere le diocesi italiane ed ha, come lui, un odio viscerale verso le realtà monastiche. Quindi, perché non premiarlo?

Christophe Pierre, è la sua "spia" più fedele all'interno di una intera Conferenza Episcopale che praticamente non si è fatta alcun problema nell'evidenziare quanto sia ideologico Francesco. Tscherrig e Pierre, quindi, hanno lo stesso punto di forza: essere fedeli al padrone. Del resto, gli serviva uno svizzero per alimentare il caos in Italia e gli serviva un francese per alimentare il caos in America. Nulla di strano, la tecnica è sempre la stessa.

Ciò che però è preoccupante, non è il fatto che questi ora vestano di rosso, ma che entreranno nel futuro conclave.

Chi sarà il prossimo Papa?

Fanno sorridere le ricostruzioni di alcuni giornalai che mettono in correlazione le nuove nomine con una sorta di identikit del prossimo pontefice. Francesco è consapevole del fatto che sarà molto difficile che vi sarà un soggetto disposto a portare avanti la sua linea di governo. Certo, lo spera, ma è anche pragmatico e realista. Jorge Mario Bergoglio ha creato una sorta di sentimento di insofferenza sia in quelli nominati da lui, sia in quelli sopravvissuti. Il 30 settembre saranno 29 i porporati presenti nel futuro conclave creati da Benedetto XVI. Solo 9 creati da Giovanni Paolo II. Ciò non vuol dire che verrà eletto un Francesco II.

Piuttosto, e qui è necessario capire che la Chiesa non è bianco e nero, destra o sinistra, è evidente che tutti questi porporati sono comunque propensi ad una Chiesa che è ben diversa da quella che abbiamo visto fino al 2013. Perché abbiamo sicuramente la maggioranza che critica Francesco ma sono pochi quelli che si rendono conto che ammettere "una piccola apertura" su una cosa, significa poi "lasciarsi andare" su diverse cose di fondamentale importanza. Abbiamo molti, ma anche vescovi e sacerdoti, che continuano a dire: "Vabbè ma non è un cattivo vescovo, non è un cattivo prete. Alla fine si sa far voler bene". Come se noi dovessimo valutare le capacità di un ministro seguendo la simpatia personale. In questo modo vengono meno tutti i dogmi, tutte le norme, tutto. Perché tanto "si sa far voler bene". Queste sono le derive a cui faceva riferimento Benedetto XVI. Tutto è relativo. Andiamo avanti a sentimenti.

Una cosa è certa, quindi, con questa nuova "infornata" di illustri menti, il Sacro Collegio garantisce una poltrona a soggetti che quando pronunceranno quel giuramento sotto il giudizio michelangiolesco, avranno una mente ben poco aperta allo Spirito Santo ma sempre ben colma delle proprie ideologie. Spesso veri e propri "politici".

d.S.I.

Silere non possum