Ogni giorno, accostandoci all’altare, notiamo che il sacerdote indossa paramenti diversi e di colori diversi. C’è una Domenica in cui il sacerdote indossa una pianeta o una casula verde, un'altra in cui è viola, poi all'improvviso arriva il bianco delle grandi feste, e poche volte all'anno spuntano sorprese come il rosso o, addirittura, il rosa. Questi cambiamenti non sono né casuali né legati al gusto del celebrante: i colori delle vesti liturgiche formano un vero e proprio calendario visivo, capace di raccontare a colpo d'occhio in quale tempo dell'anno ci si trova e quale mistero la Chiesa sta celebrando.
Dietro questa apparente semplicità si nasconde una storia lunga di secoli, fatta di tentativi, dispute e progressive uniformazioni. Vale la pena ripercorrerla brevemente, prima di guardare uno per uno i colori e il loro significato.
Una tradizione che si è formata nei secoli
Nei primissimi tempi del cristianesimo, sorprendentemente, i colori liturgici non esistevano. I sacerdoti celebravano vestiti con una tunica di lino o di lana, di colore naturale: un bianco un po' grezzo, ottenuto come si poteva con le tecniche di sbiancamento dell'epoca. Solo a partire dal VII secolo si cominciarono a diffondere paramenti di colori diversi, ma per molto tempo ogni Chiesa locale ebbe le sue abitudini.
Il primo tentativo di mettere ordine arrivò con un personaggio di primo piano: il futuro papa Innocenzo III, che alla fine del XII secolo scrisse un trattato sui misteri dell'altare in cui fissava un primo canone dei colori - bianco, rosso, verde e nero, con il viola come variante del nero per i tempi di penitenza. Un secolo dopo, il vescovo Guglielmo Durando perfezionò il sistema, e nel 1570 papa san Pio V, nel Messale promulgato dopo il Concilio di Trento, rese vincolante la regola per tutta la Chiesa di rito romano. Da allora la sostanza non è cambiata: la riforma liturgica di san Paolo VI, dopo il Concilio Vaticano II, ha confermato l'impianto tradizionale.

Il bianco: la luce della Pasqua e della festa
Il bianco è il colore della luce, della purezza, della gioia. È il primo colore della liturgia cristiana, perché era quello delle vesti che gli antichi cristiani indossavano per il banchetto eucaristico, e rimanda alla veste candida dei battezzati e a quella dei santi nell'Apocalisse, "lavata nel sangue dell'Agnello".
Lo si usa nei tempi più festosi dell'anno liturgico: il tempo di Natale e quello di Pasqua, le grandi solennità del Signore (Epifania, Battesimo, Ascensione, Trasfigurazione, Corpus Domini, Cristo Re), le feste della Vergine Maria, degli angeli, dei santi non martiri, e in occasioni particolari come il Giovedì Santo. Nelle celebrazioni più solenni il bianco può essere sostituito dall'oro, che ne rappresenta l'intensificazione festosa.

Il rosso: il sangue e il fuoco
Il rosso è il colore della passione e del sacrificio, ma anche dello Spirito Santo. Due simbolismi che convivono in una sola tinta: il sangue versato da Cristo sulla croce e dai martiri per la fede, e il fuoco delle lingue che scendono sugli Apostoli a Pentecoste.
Per questo lo si vede in due tipi di celebrazioni molto diverse tra loro: nei giorni della Passione (la Domenica delle Palme, il Venerdì Santo, la festa dell'Esaltazione della Santa Croce) e nelle feste degli Apostoli, degli evangelisti e dei martiri, oltre che nel giorno di Pentecoste. Quando in chiesa si vede il rosso, insomma, si è davanti a un giorno in cui la Chiesa fa memoria di qualcuno che ha "dato sangue" - quello di Cristo, quello dei suoi testimoni - o del fuoco dello Spirito.
Il verde: il colore del cammino quotidiano
Il verde è il colore che ricorre più a lungo nell'anno liturgico, perché è quello del Tempo Ordinario: le settimane che scorrono tra una grande festa e l'altra, quando la Chiesa non celebra un mistero particolare ma medita giorno per giorno il Vangelo e accompagna i fedeli nel loro cammino di fede.
Il significato è intuitivo e bellissimo: il verde è il colore della vegetazione, della speranza che cresce, della vita che si sviluppa con pazienza. Non è il colore della festa né quello della penitenza, ma quello della perseveranza, della fedeltà che si rinnova ogni giorno. È il colore della maggior parte dell'anno proprio perché la vita cristiana è fatta soprattutto di quotidianità, non solo di momenti straordinari.
Il viola: l'attesa e la penitenza
Il viola è il colore dei tempi forti che precedono le due grandi feste cristiane: l'Avvento, che prepara al Natale, e la Quaresima, che prepara alla Pasqua. È il colore dell'attesa, del raccoglimento, della conversione del cuore.
Storicamente, come si è detto, il viola nacque come "sostituto" del nero per i tempi di penitenza, ed eredita da quello il significato di sobrietà e di lutto. Per questo lo si usa anche nelle Messe per i defunti e nella Commemorazione di tutti i fedeli defunti (2 novembre). Vederlo in chiesa è come ricevere un segnale: è un tempo per fermarsi, per fare silenzio, per prepararsi a qualcosa di grande.
Il rosa: due domeniche all'anno
C'è un colore che torna soltanto due volte nell'anno, e proprio per questo è particolarmente amato: il rosa. Lo si vede nella terza domenica di Avvento, chiamata Gaudete ("Rallegratevi", dall'incipit dell'antifona d'ingresso), e nella quarta domenica di Quaresima, chiamata Laetare ("Rallegrati") con lo stesso senso.
Sono le due domeniche in cui, a metà di un tempo penitenziale, la liturgia "alleggerisce" il viola, lo schiarisce verso il rosa, e invita i fedeli a una gioia anticipata: la festa che attendiamo è vicina. È un dettaglio piccolo ma teologicamente raffinato - la penitenza cristiana non è mai cupa, è sempre attraversata dalla speranza.
Il nero (e qualche caso particolare)
Il nero, storicamente legato al lutto, ha perso gran parte del suo ruolo dopo la riforma liturgica del Vaticano II, che ha privilegiato il viola anche per le esequie. Resta però possibile e in alcuni Paesi è ancora conservato e usato per tradizione.
In alcune circostanze, soprattutto nelle grandi solennità, l'oro può sostituire il bianco, il rosso o il verde, sottolineando il rango della festa. In molti Paesi è diffuso l'uso dell'azzurro o del celeste per le feste della Vergine Maria - un colore non previsto ufficialmente dal Messale romano universale, ma concesso per consuetudine in diverse nazioni.
Un linguaggio per chi sa guardare
Quando si entra in una chiesa, basta uno sguardo al colore della pianeta del sacerdote per sapere subito molte cose: se è un giorno di festa o di attesa, se la Chiesa sta facendo memoria di un martire o di un mistero del Signore, se ci si sta avvicinando al Natale o alla Pasqua. È un linguaggio silenzioso, ma fittissimo di significati - un modo per dire con la vista quello che le parole della liturgia diranno con il loro testo.
I colori liturgici sono, in fondo, una piccola lezione di sapienza cristiana: tutto, nella celebrazione, è pensato per parlare.
d.M.C.
Silere non possum