Assisi - Su La Voce, l'arcivescovo-vescovo emerito di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno ieri ha firmato un breve pezzo in memoria di Papa Francesco e dei tempi della sua nomina. Le parole di Mons. Domenico Sorrentino sono interessanti, al di là delle considerazioni nostalgiche dell'arcivescovo che in questi lunghi anni ha trasformato la diocesi di Assisi in una realtà lenta e il cui governo è stato, a dire il vero, assai problematico. Dal testo emergono tuttavia alcune questioni che vale la pena leggere con attenzione, soprattutto alla luce di ciò che certi giornalai legati alla peggiore ala di CL scrissero all'indomani del discorso che Leone XIV tenne in Porziuncola il 20 novembre 2025.

La prima riguarda un problema annoso. Sorrentino scrive: "Temevo, non senza fondamento, che, come sempre nelle precedenti visite papali, non fosse stata prevista una sosta al vescovado. Cosa che sarebbe stata davvero inspiegabile, ora che il vescovado, anche grazie al Motu Proprio Totius Orbis con cui Benedetto XVI aveva ricondotto la pastorale delle due grandi Basiliche papali di san Francesco e Santa Maria degli Angeli alla giurisdizione del vescovo diocesano, stava assumendo una nuova visibilità."

È la questione, mai risolta, dello strapotere dei Francescani ad Assisi - soprattutto i Conventuali, molto più dei Minori e dei Cappuccini - che da decenni si comportano come se la giurisdizione del vescovo diocesano non li riguardasse. Per questo, negli anni, hanno sistematicamente agitato l'ipotesi di una prelatura piuttosto che di una diocesi. Quella che emerge dalle parole di Mons. Sorrentino è la paura, sempre covata, di essere scavalcato: legittima da un lato, certamente fondata, ma non meno esasperata dall'altro. Il secondo elemento è ancora più rivelatore: l'ipocrisia di Papa Francesco, particolarmente acuta nei primi anni di pontificato. A Sorrentino che gli chiede di far visita al Santuario della Spoliazione, il Papa risponde con entusiasmo: "Un Padre nostro? Io voglio venire, perché devo spiegare come la Chiesa si deve spogliare." Il pauperismo di cui, in dodici anni, ci siamo abbondantemente saziati. Un pauperismo al quale probabilmente qualche coscienza avrebbe dovuto svegliarsi sin dall'inizio. Soprattutto se si pensa ai milioni di euro fatti spendere durante il pontificato proprio in nome di questa povertà di facciata: viene la pelle d'oca. Sorrentino aggiunge: "Sentii l'alito dello Spirito. Sentii che per Assisi, per il suo messaggio, per il suo paesaggio, cominciava un tempo nuovo." Parole che ricordano molto quelle del cardinale Angelo Comastri, quando nella parrocchia di Sant'Anna parlò di "profumo di Betlemme". Anche lui si accorse solo dopo - quando finì nel tritacarne a cui lo sottopose Bergoglio - che quel profumo aveva ben poco a che fare con Betlemme ma ricordava ben altro.







Da queste righe emerge anche quanto Sorrentino abbia investito, in denaro e in energie, per portare il Santuario della Spoliazione - fisicamente addossato al vescovado - ad avere un ruolo di primo piano in diocesi. Una sorta di contraltare alla Basilica di San Francesco e alla Porziuncola. Un'operazione portata avanti con determinazione, al punto da riuscire persino a collocarvi le spoglie di un santo canonizzato di recente, pur di attirarvi i pellegrini. Ma è un altro passaggio dell'articolo a rivelare l'elemento più clamoroso, quello che ci aiuta a capire perché Sorrentino sia partito con un biglietto di sola andata a pochi mesi dall'inizio del pontificato di Leone XIV, e che permette di leggere con ancora maggiore chiarezza le parole pronunciate da Leone XIV davanti ai vescovi a novembre scorso, in Porziuncola. Era una questione nota negli ambienti di curia, ma se a metterla nero su bianco è lo stesso Sorrentino, ci sentiamo liberi di riportarla con serenità.

Scrive l'arcivescovo: "Era il 22 di agosto del 2024. Il mio mandato episcopale era ormai oltre la soglia canonica dei settantacinque anni. Alla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, si era aggiunta quella di Foligno. Certamente un segno di fiducia da parte del Papa. Sapevo, ufficiosamente - ma in qualche modo era stato anche messo nero su bianco con una formula atipica - che egli immaginava un mio prosieguo, magari dandomi un coadiutore, fino alla fine dell'ottavo centenario della morte di San Francesco."

La sostanza è chiara: Sorrentino non aveva nessuna intenzione di lasciare la sua poltrona, e Francesco lo assecondava perché lo aveva preso in buona. Bergoglio era fatto così: se entravi nelle sue grazie, restavi; altrimenti partivi. E la valigia, comunque, doveva essere sempre pronta. La morte di Francesco - che Sorrentino, con delicatezza quasi tattica, definisce "quello che lo avrebbe portato alla tomba" - ha dunque scombussolato i piani. Il nuovo Papa, che Sorrentino si guarda bene dall'elogiare come fa con il predecessore e che non gli ha prestato il fianco nella stessa misura, ha ritenuto che fosse giunta l'ora di chiudere un episcopato durato ben ventuno anni, tenendo la diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino in uno stallo difficilmente giustificabile. Quando poi monsignor Sigismondi è stato trasferito alla Chiesa di Orvieto-Todi, la sciagura si è abbattuta anche su Foligno.

Leone XIV, che a novembre, davanti a Sorrentino stesso, aveva dichiarato senza mezzi termini: "È bene che si rispetti la norma dei 75 anni per la conclusione del servizio degli Ordinari nelle diocesi e, solo nel caso dei Cardinali, si potrà valutare una continuazione del ministero, eventualmente per altri due anni", ha deciso che il coadiutore non serviva e che quell'episcopato eterno doveva finire. È così che a gennaio 2026 è stato nominato un vescovo che, nelle intenzioni, dovrebbe favorire una certa comunione - essendo molto legato ai francescani - ma che si auspica abbia a cuore anche la diocesi e il suo clero secolare.

Marco Felipe Perfetti
Silere non possum



Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!