San Marino - Sarà una giornata storica quella di sabato 22 agosto per la Serenissima Repubblica di San Marino. Il Santo Padre Leone XIV, accogliendo l'invito degli allora Capitani Reggenti S.E. Matteo Rossi e S.E. Lorenzo Bugli, si recherà in visita pastorale nel Titano nella mattinata, in quello che si annuncia come un appuntamento di altissimo rilievo istituzionale e diplomatico.

Il programma della mattinata

Il Pontefice arriverà all'Aviosuperficie di Torraccia. Da lì raggiungerà Piazza della Libertà percorrendo un itinerario che gli consentirà di salutare la popolazione in alcuni punti prestabiliti lungo il tragitto.

In Piazza della Libertà avrà inizio la parte propriamente istituzionale della visita, scandita dagli onori militari, dall'esecuzione degli inni e dagli incontri ufficiali a Palazzo Pubblico con le massime autorità dello Stato. In tarda mattinata Papa Leone XIV si affaccerà dal balcone del Palazzo per rivolgere un saluto e impartire la benedizione apostolica ai cittadini del Titano.

Insieme alla Reggenza il Pontefice raggiungerà poi la Basilica del Santo Marino, principale luogo di culto della Repubblica. Qui pronuncerà un discorso al clero, ai religiosi e ai consacrati della Diocesi di San Marino-Montefeltro e renderà omaggio alle reliquie del Santo patrono dello Stato e della Diocesi.

La visita proseguira a Rimini dove il Papa incontrerà i partecipanti al 47° Meeting per l'amicizia fra i popoli, organizzato da Comunione e Liberazione, e presiederà la Santa Messa con il clero e i fedeli della Diocesi di Rimini.

Un evento nell'anno del centenario

A commentare l'annuncio è stato il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari: «Con profonda emozione e soddisfazione immensa accolgo la notizia della visita del Santo Padre a San Marino, che rappresenterà un evento straordinario di altissimo rilievo istituzionale, diplomatico e spirituale». Beccari ha inoltre sottolineato il valore simbolico della visita, che cade nell'anno del centenario delle relazioni diplomatiche tra San Marino e Santa Sede, a suggellare un legame storico tra la Repubblica e la Chiesa.

L’assenza della diocesi e il dramma Beneventi

Come si evince dai comunicati ufficiali, il Papa è stato invitato dai Capi di Stato e non dalla diocesi. Un dettaglio tutt’altro che secondario, che diventa la cartina tornasole di una diocesi guidata da un vescovo che, oltre ad aver creato numerosi problemi al clero e a non godere della stima dei fedeli, intrattiene rapporti tutt’altro che sereni con la Reggenza.

In questi anni Domenico Beneventi ha raccolto molte critiche da parte del clero diocesano, al quale si rivolge sempre con toni di sfida tipici degli adolescenti, e ha contribuito a creare un clima pesante anche all’interno della Curia diocesana. Si tratta di una delle tante nomine di Papa Francesco fatte senza ascoltare né i Dicasteri né il clero delle diocesi coinvolte.

Il trattamento riservato al suo predecessore, mons. Andrea Turazzi, vescovo noto per la sua mitezza e affabilità - forse persino eccessive, considerando che non riuscì a intervenire su alcuni elementi del clero diocesano che hanno arrecato non pochi problemi alla Chiesa di San Marino-Montefeltro - è finito sulla bocca dei fedeli e anche di qualche cardinale e vescovo legato al Movimento dei Focolari, rimasto esterrefatto per quanto compiuto da Beneventi.

Recentemente, non solo la segretaria del vescovo ha lasciato la Curia sbattendo la porta, ma anche lo stesso Mons. Andrea Turazzi ha scelto di andarsene e lasciare il territorio diocesano. Gli eventi che hanno portato a queste scelte sono numerosi e i sacerdoti parlano del vescovo emerito “intimorito da un modo di fare sgarbato e irascibile” del vescovo Beneventi. "Quello che è riuscito a fare in questi anni è mettere l'uno contro l'altro, in ogni ufficio pastorale, in ogni realtà", confida una collaboratrice della diocesi. 

Mentre nel Principato di Monaco era stata coinvolta anche l’Arcidiocesi (su espressa richiesta della Santa Sede, peraltro), come è possibile notare anche dai comunicati della Santa Sede, qui la diocesi non è stata affatto parte attrice dell’invito. Fortunatamente, oggi non siamo più nel pontificato precedente. Leone XIV, infatti, difficilmente si muove senza prevedere anche un momento spirituale e di preghiera. Per questo, nella Basilica di San Marino, che è Basilica di Stato, il Pontefice finirà comunque per rivolgersi anche alla comunità cattolica e per raccogliersi in preghiera. Con un invito formulato in questi termini, però, durante il pontificato di Francesco sarebbe stato assai probabile un esito diverso.

Nel frattempo, Beneventi continua a ottenere placet all’interno della Conferenza Episcopale Italiana, ambiente nel quale ha lavorato a lungo. Nelle scorse ore, infatti, i vescovi lo hanno scelto come presidente della Commissione per la cultura e le comunicazioni sociali. Un presule che, quando parla, sostituisce la “t” con la “d”, che non conosce affatto il diritto canonico e le norme e che addirittura fatica a comunicare con i sacerdoti e con i fedeli che "non rientrano nelle sue grazie", è stato così posto alla guida della commissione più adatta al caso.


Del resto, questa è la logica di certi episcopati: forti con i deboli e deboli con i forti. Alcuni dei loro preti vagano per l’Italia senza incarichi, respinti dal clero diocesano e nati, di fatto, come chierici vaganti, perché mai realmente inseriti in un ministero stabile a servizio delle anime e nel territorio diocesano. Personaggi finiti persino davanti ai tribunali e condannati per reati molto gravi. Per Beneventi, tuttavia, tutto questo non sembra rappresentare un problema. Il rigore, semmai, viene riservato alle collaboratrici che non si piegano ai suoi desiderata e non eseguono esattamente ciò che lui pretende.

d.A.L. e P.L.
Silere non possum

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