Città del Vaticano - Questa mattina, nella Sala del Concistoro, il Santo Padre ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Sessione Plenaria del Dicastero per l'Evangelizzazione - Sezione per le questioni fondamentali dell'evangelizzazione nel mondo, la cui guida è affidata, come Pro-Prefetto, a S.E.R. Mons. Rino Fisichella, che è stato anche il responsabile dell'organizzazione del Giubileo.

Proprio dal bilancio dell'Anno Santo ha preso le mosse il discorso del Pontefice. Prevost ha voluto anzitutto ringraziare il Dicastero «per il grande lavoro svolto durante il Giubileo dello scorso anno», definito «un tempo di grazia che ha visto giungere a Roma milioni di pellegrini». Significativo, e quasi spontaneo, il passaggio sul dato finale dei partecipanti: incerto sulla cifra esatta, il Pontefice si è corretto in diretta dopo aver ricevuto il numero aggiornato - «Dicono 30 milioni… Più di 33 milioni!» - sottolineando lo straordinario sforzo organizzativo e «l'attenzione alla dimensione spirituale».

La speranza, «sorella più piccola»

Il cuore della prima parte del discorso ruota attorno alla virtù che ha caratterizzato il Giubileo. Riprendendo l'immagine cara alla tradizione cristiana, il Papa ha ricordato l'insistenza posta sulla «"sorella più piccola", che, quasi senza darlo a vedere, trascina le due maggiori, la fede e la carità», una virtù che «ha bisogno di essere ancora annunciata e vissuta con intensità e convinzione».

«Il mondo ha più che mai sete di speranza. Desidera vivere nella pace e nella certezza che l'impegno per costruire una città degna di figli di Dio non solo è possibile ma reale, perché intriso di una speranza che offre obiettivi veri, non illusori», ha ricordato il Papa.

L'evangelizzazione e la crisi della fede in Occidente

Un discorso articolato e di particolare rilevanza, quello di Leone XIV, che non si limita a tracciare le linee del magistero attuale su questi temi, ma offre anche indicazioni concrete su come orientare la pastorale nelle nostre diocesi e nelle nostre parrocchie. Si tratta, come il Papa stesso ha più volte ricordato, di questioni fondamentali: il punto fermo dal quale ripartire e attorno al quale ricostruire l'impegno evangelizzatore della Chiesa.

Il Pontefice ha richiamato la missione fondamentale della Chiesa, affermando che «l'evangelizzazione chiede di continuare a essere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa universale e delle comunità locali». L'annuncio del Vangelo, ha precisato, «non è una proposta utopica: è una testimonianza che attrae in quanto manifesta la chiamata all'amore e alla verità».

Non è mancata un'analisi lucida della situazione contemporanea, in particolare in Occidente, dove «la crisi della fede, insieme ad altri fattori socio-culturali, ha dato luogo a una diffusa indifferenza religiosa». Il rischio, ha avvertito il Papa, è che «venga a mancare il respiro per quanto vi è di più propriamente umano, cioè la ricerca del senso», mentre «le grandi questioni esistenziali rimangono inevase» e «dilaga una cultura tecnologica che dovrebbe rispondere ad ogni esigenza».

Il riferimento a Evangelii gaudium

Richiamando quanto emerso nel Concistoro dello scorso gennaio, fortemente voluto da Leone e che si ripeterà a breve, il Santo Padre ha indicato nell'Esortazione apostolica Evangelii gaudium un «punto di riferimento decisivo», che «non introduce semplicemente nuovi contenuti, ma ricentra tutto sul kerigma come cuore dell'identità cristiana ed ecclesiale». Di qui l'invito ai presenti a riprendere il documento nel proprio lavoro, per promuovere una missione «cristocentrica e kerigmatica, che nasce da un incontro con Cristo capace di trasformare la vita».

I giovani e la trasmissione della fede

Ampio spazio è stato dedicato alla domanda di spiritualità che emerge soprattutto tra i giovani, manifestatasi con evidenza in occasione del Giubileo dei giovani. «La nuova generazione non ha preclusioni nei confronti del Vangelo», ha osservato il Papa; al contrario, molti «desiderano conoscerlo meglio, perché percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici».

Il Pontefice ha però messo in guardia dal rischio insito nelle «società ipermediatiche e consumistiche», dove ogni messaggio «rischia di essere percepito come un'opinione tra le tante», e dove in alcune regioni del mondo la trasmissione della fede di generazione in generazione «si è pressoché interrotta». La risposta, ha chiarito, non sta «annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze», bensì «testimoniando con umiltà e coraggio "la via, la verità e la vita"».

A sostegno, il Papa ha citato un'incisiva riflessione di Benedetto XVI: «Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo […] Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini».

Catecumeni, catechesi e Confermazione

Nell'ultima parte del discorso, il Santo Padre ha rivolto la sua attenzione alla catechesi e in particolare ai catecumeni, che «in numero sempre più significativo chiedono il Battesimo». L'accompagnamento, ha ricordato, «non può concludersi con la celebrazione del Sacramento»: occorre offrire ai nuovi battezzati «uno spazio di crescita coerente», tendendo «sempre alla misura alta della vita cristiana». Una cura analoga, ha aggiunto, va riservata ai ragazzi e alle ragazze che ricevono il sacramento della Confermazione. Affidando i presenti alla Vergine Maria, «perfetta discepola e missionaria del Vangelo», il Papa ha concluso ringraziando i partecipanti per il servizio reso «al mio ministero e a tutta la Chiesa».

d.C.F.
Silere non possum




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