Londra - Si è svolto oggi, nella Cattedrale di Westminster, il suggestivo rito della presa di possesso canonico dell’Arcidiocesi da parte di mons. Richard Moth, nominato da Papa Leone XIV lo scorso 19 dicembre. Questa mattina la celebrazione è stata preceduta dal canto delle Lodi mattutine alle 11 e dell’Ora Terza alle 11.30. Alle 12 ha avuto inizio la Santa Messa con il rito della presa di possesso. Al suono di una fanfara appositamente composta da Simon Johnson, maestro di cappella, l’Arcivescovo Moth ha fatto il suo ingresso in Cattedrale attraverso il Grande Portale Ovest ed è stato accolto dal Prevosto, il canonico Shaun Lennard.
Il rito di accoglienza si ispira a un antico Pontificale utilizzato a Canterbury ai tempi dell’arcivescovo Chichele (1414–1443). A Westminster è tradizione dalla restaurazione della gerarchia cattolica in Inghilterra e Galles nel 1850 e dalla nomina di Nicholas Wiseman quale primo Arcivescovo di Westminster.
Il momento dell’insediamento è seguito alla lettura pubblica della Lettera Apostolica di Papa Leone XIV, proclamata dal canonico Jeremy Trood, cancelliere della Diocesi di Westminster.
Il canonico Lennard ha quindi pronunciato la formula di insediamento:
«Per la sua autorità io, Shaun Lennard,
essendo Prevosto del Capitolo Metropolitano di Westminster,
insedio te, Lord Richard,
Arcivescovo in questa Chiesa di Westminster,
nella quale il Signore Gesù Cristo
custodisca il tuo entrare d’ora in poi,
ora e per sempre».
Dopo l’insediamento, l’Arcivescovo emerito, il cardinale Vincent Nichols, ha consegnato a mons. Moth il pastorale di Westminster, simbolo del suo ufficio di vescovo. Il Prevosto e i canonici del Capitolo Metropolitano hanno quindi salutato il nuovo Arcivescovo, seguiti dai rappresentanti del clero diocesano, delle cappellanie etniche e degli organismi pastorali e amministrativi.
L’Arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally, ha poi salutato l’Arcivescovo Moth a nome dei co-presidenti di Churches Together in England, rivolgendo un messaggio di benvenuto:
«Sono qui anche come persona che è stata recentemente confermata come Arcivescovo di Canterbury e che attende a sua volta l’insediamento. Nei mesi a venire, lei e io condivideremo una responsabilità particolare come Presidenti di Churches Together in England, e attendo con grande interesse di lavorare con lei per approfondire le nostre relazioni e rafforzare la nostra testimonianza cristiana comune». Concluso il rito di insediamento, l’Arcivescovo Moth ha presieduto la Santa Messa pontificale.
Le parole del nuovo arcivescovo
Nell’omelia, Monsignor Richard Moth ha legato l’oggi a un ricordo personale: “Il 26 marzo 1976” - ha detto - si trovava in questa Cattedrale per l’ordinazione episcopale del compianto cardinale Basil Hume, quando fu proclamata la parola di Paolo a Timoteo: «Ravviva il dono di Dio… perché Dio non ci ha dato uno spirito di timore, ma di forza, di amore e di dominio di sé». Da lì, l’Arcivescovo ha delineato il profilo del ministero come dominio di sé reso possibile dallo Spirito Santo, come amore “totalmente donato” fino alla croce, e come servizio che porta Fede, Amore e Speranza “a un mondo che, nel nostro tempo, grida per la Speranza”.
Ha chiesto al popolo e al clero di unirsi nel ringraziamento per la testimonianza al Vangelo in diocesi “non da ultimo” nella vita del cardinale Vincent, mentre “si avvia verso pascoli più riposanti”, e ha situato il proprio inizio dentro una continuità: “abbiamo moltissimo su cui costruire”. Le medesime parole del nuovo arcivescovo sono risuonate, nelle scorse ore, anche nella Cattedrale di Saint Patrick a New York, dove mons. Ronald Aldon Hicks ha preso a sua volta possesso canonico della nuova diocesi. Moth questa mattina ha tracciato un programma: uscire nel mondo del nostro tempo, come i settantadue, portando il Vangelo della Pace nelle comunità parrocchiali, nelle case, nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro. Un passaggio dell’omelia ha riguardato la presenza nella vita pubblica, con il richiamo a Papa Benedetto XVI a Westminster Hall nel 2010: il dialogo tra ragione e fede come necessità reciproca “per il bene della nostra civiltà”, e la religione come “contributo vitale” alla conversazione. Su questa base, Moth ha elencato le “grandi questioni del nostro tempo” che chiedono di essere illuminate dalla luce del Vangelo: la pace tra i popoli, la dignità di ogni persona, il diritto alla vita in ogni fase, la protezione dei vulnerabili, la condizione del rifugiato e di chi è privo di tutto, la cura della casa comune.
Allo stesso tempo, ha riconosciuto le ferite prodotte dai fallimenti ecclesiali, soprattutto quando “i vulnerabili sono stati abusati”: un fallimento che, ha detto, chiede ascolto, apprendimento da chi ha sofferto e un impegno continuo perché le comunità siano luoghi sicuri nell’incontro con Cristo e tra le persone. In questo quadro ha ribadito che il potere della Chiesa si misura come potere del servizio, secondo la forma di Gesù che “svuota sé stesso per la salvezza di tutti”.
La liturgia odierna - con la memoria dei santi Cirillo e Metodio - gli ha consentito di tornare alla sorgente: una Chiesa radicata nella preghiera e nella Sacra Liturgia, con l’Eucaristia come nutrimento della missione. L’evangelizzazione, ha insistito, è una chiamata a una relazione con la persona di Gesù Cristo: camminare con Lui nella preghiera, ascoltarLo nelle Scritture, restare con Lui nell’adorazione, accoglierLo nell’Eucaristia.
In chiusura, Moth ha richiamato la pazienza indicata in Evangelii Gaudium e ha invitato a non misurare tutto sui risultati immediati: il tempo è dono di Dio e va usato nel servizio. Ha parlato anche di un “quiet revival” della fede e ha consegnato l’immagine della fiamma: la fiamma dello Spirito Santo donata a Pentecoste, chiamata a essere ravvivata con la preghiera e con un approfondimento della fede, perché l’Arcidiocesi cresca come una “Scuola del Servizio del Signore”, al servizio di Cristo e delle persone incontrate sul cammino.
Verso la conclusione della Santa Messa, durante il canto del Te Deum, l’Arcivescovo Moth è stato accompagnato lungo la Cattedrale per impartire la benedizione al popolo; nel compiere questo gesto, si è fermato per un breve momento di preghiera presso la tomba di uno dei suoi predecessori, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, decimo Arcivescovo di Westminster (2000–2009) e terzo vescovo di Arundel e Brighton (1977–2000).
Nell’omelia, il nuovo Arcivescovo Richard Moth ha richiamato san Benedetto, figura a lui cara anche per il legame con l’abbazia di Pluscarden, e ha citato Benedetto XVI. Al centro, una linea pastorale molto chiara: è nell’Eucaristia che Gesù ci nutre di sé per il nostro lavoro come suoi discepoli. È dall’Eucaristia e dalla preghiera che scaturisce l’opera di evangelizzazione, perché l’evangelizzazione è una chiamata a una relazione: la relazione con la persona di Gesù Cristo. Per Westminster, la nomina di Papa Leone XIV si configura come un dono: un vescovo che pone la preghiera al primo posto e intende accompagnare clero e laici verso il Signore Gesù.
d.V.B.
Silere non possum