Roma - Nel pomeriggio di oggi Papa Leone XIV si è recato in visita pastorale alla parrocchia di Santa Maria della Presentazione, nel quartiere romano di Torrevecchia. Durante l’incontro ha salutato i giovani, i malati, gli anziani e i membri del Consiglio pastorale.
Alle 15.50 il Pontefice ha varcato l’ingresso dei locali parrocchiali, dove ad accoglierlo c’erano il cardinale vicario per la diocesi di Roma Baldassare Reina, il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo emerito di Agrigento, e il parroco don Paolo Stacchiotti. La comunità conserva anche il ricordo della visita di san Giovanni Paolo II che, nel 1982, celebrò la Santa Messa in un garage.

L’incontro con i giovani
Poco prima del saluto del Pontefice, Emanuele, 10 anni, ed Emma, 11, leggono alcuni pensieri affidati alla carta. Raccontano l’emozione provata alla notizia della sua visita - “ci batteva forte il cuore” - ed esprimono il desiderio di poter guardare con fiducia a un domani più sereno, in un mondo diverso da quello segnato oggi da tante ferite. Al Papa chiedono anche un consiglio per prepararsi all’incontro con Gesù nella Prima Comunione. Anita ed Emanuele, del gruppo scout, consegnano al Vescovo di Roma una busta con alcune lettere. Ana e Valerio, del gruppo giovani, domandano invece come si possa imparare a camminare accanto agli altri nei passaggi più difficili della vita. Leone XIV offre diversi incoraggiamenti, ma alcune parole risuonano con particolare forza in questo tempo attraversato da guerre, tensioni e inquietudini diffuse.
«Buonasera a tutti, e grazie di cuore per questa accoglienza. È una gioia essere qui con voi, nella parrocchia della Presentazione, e condividere questo momento», ha esordito Leone.
Il Papa invita tutti a prendere coscienza di una responsabilità concreta: ciascuno può diventare artefice di pace e seminatore di riconciliazione. Un richiamo che egli considera decisivo. Ai bambini più piccoli rivolge poi un’esortazione molto semplice e immediata: fare pace con l’amico, con l’amica, con i compagni, ogni volta che nascono contrasti, incomprensioni o divergenze nel gruppo. Il Pontefice chiede anche di respingere il bullismo e ogni forma di aggressività. Bisogna tenere lontane la violenza, l’odio e tutto ciò che lacera i rapporti tra le persone, per imparare invece a diffondere pace e riconciliazione nel mondo di oggi. È un compito che si apprende fin dall’infanzia e che appare quanto mai urgente nel tempo presente. Rispondendo poi ai bambini della Prima Comunione, Leone XIV racconta che, poco prima di uscire di casa, ha sfogliato un libricino dal titolo Qualcuno bussa al tuo cuore, firmato da Mons. Mario Delpini e dai vescovi delle Chiese di Lombardia: una lettera dedicata alla preghiera e al modo in cui essa accompagna la vocazione di ciascuno. Da questo spunto nasce l’invito del Papa a bussare al cuore di Gesù. È Gesù, spiega, che desidera entrare nella casa di ciascuno, nel cuore e nell’esistenza di ogni persona. Per questo occorre farsi trovare pronti, capaci di aprirgli la porta e di riconoscere la sua presenza. “Gesù vuole venire da noi, nella nostra casa, nella famiglia, tra gli amici”, afferma il Pontefice, indicando soprattutto nella preghiera il luogo privilegiato di questo incontro. Invita a parlargli con sincerità, ad affidargli preoccupazioni, fatiche e sofferenze, ma anche a riconoscerlo nei volti di chi soffre, nella generosità, nelle opere di carità e perfino nei legami di amicizia.
Leone XIV si sofferma poi sulla realtà della parrocchia, descrivendola come una sorta di giardino spirituale, uno spazio nel quale le persone possono arrivare, incontrare Gesù Cristo, trovare una comunità credente e ricevere l’aiuto di cui hanno bisogno. In questa prospettiva, ogni fedele è chiamato a prendere parte alla vita parrocchiale e alle sue attività, per offrire nel mondo una presenza luminosa e una testimonianza credibile. Il Papa si è fermato ad abbracciare le famiglie e alcune persone malate, prima di entrare in chiesa.

L’incontro con gli anziani e i malati
Nel momento di incontro con gli anziani e i malati, Papa Leone manifesta la sua gratitudine per la “bellissima accoglienza” ricevuta e alleggerisce subito il clima con una battuta: accanto a lui, infatti, ci sono il cardinale vicario Baldassare Reina e il cardinale Francesco Montenegro. Il Pontefice richiama anche la presenza di monsignor Stefano Sparapani, eletto vescovo ausiliare di Roma e ormai vicino all’ordinazione episcopale. “Oggi facciamo un piccolo conclave”, scherza. Prevost richiama l’attenzione sui suoi primi dieci mesi di pontificato: “da quando sono stato chiamato a servire come Vescovo di Roma”, dice.
Rivolgendosi ai volontari della Caritas, Leone XIV li definisce “segni dell’amore di Dio” verso le persone più fragili: quanti soffrono per l’età, per la malattia, per condizioni sociali difficili, per l’esperienza della migrazione o perché mancano del necessario per vivere. Il Papa insiste sul fatto che ogni persona, anche la più anziana, la più malata, la più debole, possiede un valore immenso, perché tutti sono creati a immagine di Dio e tutti condividono la stessa dignità di figli e figlie di Dio. Una verità che, osserva, il mondo contemporaneo tende spesso a oscurare, ma che resta intatta. Da questa consapevolezza nasce anche l’idea della Chiesa come famiglia unita, una realtà che possiede “un grandissimo valore” proprio perché composta da figli di Dio, creati a sua immagine, amati da Lui e per questo chiamati a trasmettere agli altri lo stesso amore. Per Leone XIV si tratta di una ricchezza decisiva nel mondo di oggi. Il Pontefice incoraggia infine ad andare avanti anche nel dolore, nella vecchiaia, nella malattia e nelle molte prove della vita, senza perdere la certezza di essere amati da Dio. I gesti concreti che si vedono attraverso la Caritas e la parrocchia, conclude, aiutano a rendere visibile questa realtà: la grande famiglia di Dio che si fa presenza del suo amore e segno della sua vicinanza verso tutti.

La Santa Messa con la comunità
Alle ore 17, il Santo Padre ha presieduto nella chiesa parrocchiale la celebrazione della Santa Messa. Con lui hanno concelebrato il cardinale Baldassare Reina, il parroco don Paolo Stacchiotti, don Jokens Antony e don Richard Kenneth. Nell’omelia Leone XIV ha sviluppato la pagina evangelica della Samaritana come chiave per rileggere il cammino battesimale, la conversione e la sete profonda di Dio che attraversa il cuore dell’uomo. Il Papa ha insistito sul fatto che Cristo raggiunge proprio chi è ferito, emarginato e appesantito dalla vergogna, trasformando l’incontro con Lui in una vita rinnovata e capace di testimonianza. Rivolgendosi poi concretamente alla comunità parrocchiale, ha richiamato le fragilità del territorio - marginalità, povertà materiali e morali, adolescenti e giovani esposti alla disillusione, famiglie in attesa di casa e lavoro - chiedendo che la parrocchia, a partire dall’Eucaristia, sia segno di una Chiesa che accoglie, ascolta, sostiene e forma coscienze libere e mature. Al termine della Santa Messa, prima della benedizione finale, il Pontefice ha ringraziato i presenti per la partecipazione e ha auspicato che “tutte le domeniche” siano vissute con lo stesso slancio come incontro con il Signore, nella gioia di sapere che Dio ama il suo popolo e lo chiama ad essere operatore di pace nel mondo.
p.G.V.
Silere non possum