Città del Vaticano - Alle 7.58 di questa mattina Papa Leone XIV è partito in elicottero dall'eliporto alla volta di Acerra, in provincia di Napoli, per realizzare una importante visita pastorale alle popolazioni della cosiddetta "Terra dei Fuochi". Atterrato alle 8.45 nel campo sportivo "Arcoleo", il Santo Padre è stato accolto da S.E.R. Mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, dall'On. Roberto Fico, presidente della Regione Campania, dal dott. Michele Di Bari, prefetto di Napoli, e dal sindaco della città, dott. Tito d'Errico.

Il Pontefice, che l’8 maggio scorso era a Pompei e Napoli, ha raggiunto la Cattedrale di Santa Maria Assunta ad Acerra, dove alle 9.15 ha incontrato i vescovi, il clero, i religiosi e le famiglie delle vittime dell'inquinamento ambientale che da decenni segna questi territori.

Una memoria penitenziale

"Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Santità, benvenuto, welcome ad Acerra", ha esordito Mons. Di Donna nel suo saluto. Il vescovo diocesano ha scelto un tono di profonda umiltà, anticipando che sarebbe stato "troppo lungo raccontare quello che è successo in questa terra", ma annunciando l'intenzione di farlo "come memoria penitenziale per chiedere perdono al Signore per il male che abbiamo provocato alla nostra terra". Una premessa che ha dato il tono all'intero incontro: non una semplice denuncia rivolta verso l'esterno, ma un'assunzione di responsabilità ecclesiale e comunitaria di fronte allo scempio ambientale.

Il discorso del Papa: dalla valle delle ossa inaridite alla rinascita

Prendendo la parola dopo il saluto del vescovo, Papa Leone XIV ha ricordato di trovarsi nuovamente in Campania a pochi giorni dalla sua visita al Santuario di Pompei e alla città di Napoli, e ha riconosciuto esplicitamente di voler portare a compimento un desiderio di Papa Francesco. "Già Papa Francesco avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di 'Terra dei fuochi', ma non gli fu possibile. Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio", ha detto, riconoscendo nell'Enciclica Laudato si' il dono che ha orientato la missione della Chiesa in questa terra ferita.

Il Papa ha descritto con franchezza la natura del male: "un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l'ambiente naturale e sociale". Ha detto di essere venuto anzitutto "a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall'inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente", ma anche per ringraziare chi al male ha risposto col bene - "specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia".

Alla vigilia di Pentecoste, Leone XIV ha scelto come chiave di lettura la grandiosa visione di Ezechiele nella valle delle ossa inaridite. Un'immagine che ha applicato senza mezze misure al territorio: "Anche questa terra anticamente era chiamata Campania felix, perché capace di incantare per la sua fecondità. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini". Di fronte a questo scenario, ha indicato due possibili atteggiamenti - l'indifferenza o la responsabilità - riconoscendo che le comunità di Acerra hanno scelto la seconda.

Il cuore del discorso è stato la domanda divina rivolta al profeta: "Potranno queste ossa rivivere?". Una domanda che Prevost ha rilanciato ai presenti, invitando a una risposta di fede: "Signore, la morte sembra essere dappertutto, l'ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l'indifferenza uccidono ancora… Però, se tu ci interroghi, noi crediamo e diciamo: Signore Dio, tu lo sai!".

Un appello alle famiglie, al clero e alle istituzioni

Leone XIV ha avuto parole specifiche per ciascuna componente della comunità. Alle famiglie colpite dai lutti ha chiesto di "generare vita nuova" trasmettendo alle nuove generazioni quel senso di responsabilità "che troppe volte sin qui è mancato", invitandole a lasciare morire il risentimento e a praticare per prime la giustizia che chiedono. Al clero, ai religiosi e alle religiose ha chiesto di essere "membra vive di questo popolo", scardinando "una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra".

Citando la Laudato si', il Papa ha parlato di un'"ostinata resistenza" del bene che già sboccia silenziosamente, e ha invocato lo Spirito Santo perché susciti "un 'esercito' di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra". L'immagine del fuoco è stata capovolta: "Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito".

Verso l'incontro con la società civile

Al termine dell'incontro in Cattedrale, dopo il saluto ad alcuni rappresentanti, il Santo Padre si è trasferito in auto a Piazza Calipari, dove lo attende il secondo momento della visita: l'incontro con i sindaci dei Comuni della "Terra dei Fuochi" e con i fedeli, in quello che lo stesso Papa nel suo discorso questa mattina ha definito l'incontro "ideale con l'intera società". Dopo il momento ecclesiale e familiare vissuto nella chiesa madre, il Pontefice si appresta ora a rivolgersi alla comunità civile di un territorio che da troppo tempo attende risposte di giustizia.

p.E.R.
Silere non possum

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