Principato di Monaco - È iniziato alle prime ore del mattino il II° viaggio apostolico di Leone XIV, diretto nel Principato di Monaco. Alle 7:05 il Papa ha lasciato il Palazzo Apostolico per raggiungere l’eliporto, da cui è decollato alle 7:22 in elicottero. Durante il sorvolo dell’Italia ha inviato un telegramma al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, esprimendo auspici per il «progresso spirituale, civile e sociale» del Paese. Un gesto analogo è stato rivolto alla Francia durante il passaggio sul territorio nazionale, con un messaggio al presidente Emmanuel Macron per la «pace e prosperità» della nazione.
L’atterraggio è avvenuto alle 9:03 all’eliporto di Monaco. Ad accogliere Leone XIV il Principe Alberto II e la Principessa Charlène. Dopo gli onori militari - scanditi anche da 21 colpi di cannone - e la presentazione delle delegazioni, il Papa si è trasferito al Palazzo del Principe, dove si è svolta la cerimonia ufficiale di benvenuto.
Al seguito del Pontefice vi erano anche Paolo Ruffini, Andrea Monda, Andrea Tornielli e Massimiliano Menichetti. Una presenza che, oltre a quella di Salvatore Cernuzio, porta a interrogarsi sull’effettiva necessità di un numero così elevato di rappresentanti riconducibili a un solo Dicastero, con costi che inevitabilmente ricadono sulla Santa Sede. Anche perché non si comprende quale apporto specifico questa composizione offra al racconto del viaggio apostolico del Papa. La domanda, dunque, resta aperta: per quale ragione è stata ritenuta necessaria una simile presenza?
L’accoglienza del Successo di Pietro
Nel cortile d’onore, dopo gli inni e il passaggio in rassegna della Guardia, Leone XIV ha incontrato la famiglia principesca. È seguito un colloquio privato nel Salon de Famille, accompagnato dallo scambio dei doni e dalle fotografie ufficiali. Al termine, il Papa e il Principe si sono affacciati dal balcone per salutare la popolazione radunata nel Principato. È qui che Leone XIV ha pronunciato il primo discorso pubblico della giornata, tracciando immediatamente una linea di lettura della visita. Ha ricordato come la sua presenza rappresenti un fatto storico: è il primo Successore di Pietro, nei tempi moderni, a visitare Monaco. Ma il riferimento al dato storico serve soprattutto a introdurre una riflessione più ampia sul significato di questo Stato.
Il Papa descrive il Principato come una realtà «incastonata» tra Paesi fondatori dell’Europa e segnata da un «vincolo profondo» con la Chiesa di Roma. Tuttavia, non si ferma a un riconoscimento formale. Indica piuttosto una responsabilità: quella di custodire una vocazione all’incontro in un tempo segnato da «chiusura e autosufficienza». Il passaggio centrale riguarda la natura stessa di Monaco. «Il dono della piccolezza», afferma Leone XIV, non è un limite ma una condizione che impegna. In un contesto globale segnato dalla competizione e dalla forza, il Papa richiama una logica diversa: «i piccoli fanno la storia». Non si tratta di una formula retorica, ma di una chiave teologica che rimanda al Vangelo. La fede, precisa, non elimina la responsabilità storica, ma la esige.
Lo sguardo si sposta quindi sulla composizione sociale del Principato. Leone XIV parla esplicitamente di una comunità pluralistica, in cui convivono una minoranza locale e una maggioranza di residenti provenienti da altri Paesi, molti dei quali impegnati in ambiti economici e finanziari di grande rilievo. In questo contesto, vivere a Monaco «rappresenta per alcuni un privilegio», ma per tutti diventa «una chiamata». Il Papa introduce qui uno dei nuclei più incisivi del discorso: il rapporto tra ricchezza e responsabilità. Richiamando la parabola dei talenti, afferma che nulla di ciò che è ricevuto può essere trattenuto. «Ogni talento, ogni opportunità […] ha una destinazione universale». La ricchezza, nella prospettiva cristiana proposta dal Pontefice, non può restare chiusa in una dimensione privata, ma deve essere messa in circolo. Il riferimento si fa ancora più concreto quando Leone XIV parla delle «strutture di peccato» e delle «configurazioni ingiuste del potere» che producono disuguaglianze. Il Papa non elude il tema delle fratture sociali: «abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati». In questo quadro, il criterio decisivo è quello evangelico del giudizio finale: Cristo si identifica con i poveri.
Da qui deriva un’altra conseguenza: la responsabilità pubblica della fede. Monaco, dove il cattolicesimo è religione di Stato, viene chiamata a essere una presenza che «non schiaccia ma solleva», capace di custodire ogni vita e di non escludere nessuno. È una visione che il Papa collega esplicitamente all’ecologia integrale e alla necessità di sviluppare pratiche concrete ispirate alla dottrina sociale della Chiesa. Nel finale, Leone XIV richiama san Paolo VI per sottolineare il legame tra verità e progresso. Senza una visione fondata sull’uomo e sulla realtà, il cammino della società si fa incerto. In un tempo in cui, osserva, «a molte persone risulta così difficile sperare», la fede viene proposta come una luce capace di orientare le scelte. Migliaia di fedeli hanno seguito il passaggio della papamobile tra le vie della città. La visita proseguirà con gli incontri con la comunità cattolica, i giovani e i catecumeni, fino alla Santa Messa allo Stadio Louis II.
d.V.E.
Silere non possum