Città del Vaticano - Per anni, la Santa Sede ha seguito un approccio distintivo nei confronti dei mass media, fondato sulla supervisione teologica, in linea con la sua missione primaria, piuttosto che su una gestione aziendale convenzionale. Per comprendere le difficoltà in cui oggi versa il Dicastero per la Comunicazione - la voce più onerosa del bilancio vaticano - è indispensabile analizzare le strutture operative precedenti alle riforme radicali del 2015, volute da Papa Francesco su impulso dei suoi “fedelissimi a tempo determinato”.
La Santa Sede e la vocazione di annunciare (1948–2015)
Le radici dell'impegno del Vaticano con i media moderni risalgono al dopoguerra. Il 30 gennaio 1948, Papa Pio XII istituì quella che allora era conosciuta come la "Pontificia commissione di consulenza e di revisione ecclesiastica dei film a soggetto religioso o morale". Con l'evolversi della tecnologia, anche il raggio d'azione della commissione si ampliò. Nel 1954 incluse la radio e la televisione e, infine, fu consolidata come ufficio permanente della Curia Romana da Giovanni XXIII nel 1959.
Questa evoluzione culminò nel 1988 con la Costituzione Apostolica Pastor Bonus di Papa Giovanni Paolo II. Con questo documento, l'ufficio fu elevato a "Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali". Il suo mandato era chiaro e specificamente pastorale. Secondo Pastor Bonus, il Consiglio non era incaricato della gestione quotidiana degli organi di informazione. Al contrario, era stato concepito per affrontare le questioni relative agli strumenti di comunicazione sociale, assicurando che il "messaggio della salvezza e l'umano progresso" potessero servire alla crescita della civiltà.
Fondamentalmente, questo organismo era ecclesiale sia nella struttura che nella leadership. Era costantemente guidato da Cardinali o Arcivescovi - come i Presidenti Martin John O'Connor, John Patrick Foley e Claudio Maria Celli - e composto in gran parte da sacerdoti, figure religiose ed esperti con una profonda formazione ecclesiale. Il loro ruolo era quello di garantire l'orientamento dottrinale e pastorale del messaggio della Chiesa, agendo più come una bussola morale per i media che come una casa di produzione.

La riforma del 2015: tante buone parole
Il modello tradizionale di comunicazione della Santa Sede iniziò la propria corsa verso il baratro il 27 giugno 2015, con il Motu Proprio di Papa Francesco L'attuale contesto comunicativo. Questo documento segnò l'inizio di un profondo cambiamento che culminò, nel marzo 2016, con la soppressione del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e la creazione della "Segreteria per la Comunicazione". Nel Motu Proprio, il Pontefice sottolineava la necessità di un approccio integrato e unitario, affermando: «L’attuale contesto comunicativo, caratterizzato dalla presenza e dallo sviluppo dei media digitali, dai fattori della convergenza e dell’interattività, richiede un ripensamento del sistema informativo della Santa Sede e impegna ad una riorganizzazione che, valorizzando quanto nella storia si è sviluppato all’interno dell’assetto della comunicazione della Sede Apostolica, proceda decisamente verso una integrazione e gestione unitaria». Proseguendo, il Papa spiegava le ragioni di questa riforma: «Per tali motivi, ho ritenuto che tutte le realtà, che, in diversi modi fino ad oggi si sono occupate della comunicazione, vengano accorpate in un nuovo Dicastero della Curia Romana, che sarà denominato Segreteria per la Comunicazione. In tal modo il sistema comunicativo della Santa Sede risponderà sempre meglio alle esigenze della missione della Chiesa».
La riforma del 2015 voluta da Papa Francesco ha decretato la confluenza di realtà storiche profondamente diverse in un unico Dicastero, assorbendo istituzioni con eredità uniche e prestigiose. Tuttavia, per comprendere appieno la portata di questa trasformazione, è necessario ripercorrere la storia di queste realtà.
Istituzioni storiche e prestigiose
La più antica tra queste istituzioni è la Tipografia Poliglotta Vaticana, fondata nel 1587 da Sisto V. Creata per stampare documenti destinati alle missioni, tra cui la prima edizione ufficiale della Vulgata nel 1590, la Tipografia ha prodotto nel tempo testi fondamentali come l’Annuario Pontificio, gli Acta Apostolicae Sedis e opere teologiche e artistiche, sostenendo la dimensione universale della Santa Sede con pubblicazioni in molte lingue.
Nel 1861 nacque L’Osservatore Romano, fondato da Zanchini e Bastia per difendere le posizioni della Santa Sede contro la stampa liberale post-unitaria. Passato sotto proprietà vaticana nel 1885, il quotidiano divenne nel tempo il principale organo di stampa della Santa Sede, distinguendosi per il suo equilibrio tra voce ufficiale e autonomia editoriale.
Successivamente, nel 1926, venne istituita la Libreria Editrice Vaticana, che assunse un ruolo essenziale nella pubblicazione e diffusione di testi magisteriali, documenti papali e opere culturali fondamentali per la formazione e la catechesi, consolidando il pensiero cattolico su scala mondiale.
Nel 1931, sotto il pontificato di Pio XI e con il contributo di Guglielmo Marconi, fu fondata Radio Vaticana, che per decenni portò la voce del Papa nel mondo. Trasmettendo in ben 45 lingue, la Radio si distinse durante la Seconda Guerra Mondiale per aver veicolato oltre 1,2 milioni di messaggi in aiuto alle famiglie separate dal conflitto. Inoltre, si affermò come pioniera nell’adozione di tecnologie innovative, come la trasmissione satellitare e via Internet.
Nel 1983 venne fondato il Centro Televisivo Vaticano (CTV), con l’obiettivo di documentare e trasmettere in mondovisione il ministero pastorale del Papa e le attività della Santa Sede. Il CTV si distinse per la produzione di documentari in varie lingue, la trasmissione di eventi papali e la gestione di un archivio audiovisivo storico.
Come accennato, nel 1948 fu istituito il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, inizialmente come “Commissione di consulenza e di revisione ecclesiastica dei film a soggetto religioso o morale”. Successivamente, il suo mandato fu ampliato per includere radio e televisione, e nel 1959 divenne un ufficio permanente della Curia. Con la Costituzione Apostolica Pastor Bonus del 1988, questo organismo fu elevato da san Giovanni Paolo II a Consiglio, con il compito di promuovere un uso umano e cristiano dei media e vigilare sulla coerenza dottrinale delle comunicazioni della Chiesa. Con l’arrivo di Francesco, consigliato da questi giornalai che gli fecero la campagna elettorale durante il Conclave 2013 (Falasca, Tornielli, Valente, ecc...), tutte queste realtà furono presto accorpate nella nuova Segreteria per la Comunicazione, un’operazione che, pur ambiziosa, si è rivelata problematica.
La strategia, guidata da figure come l'attuale Direttore Editoriale Andrea Tornielli - descritto da un importante cardinale a capo di un ufficio di Curia come un "assetato ricercatore di scandaletti" per alimentare libri e articoli ricchi di "catechesi rivolte a preti e vescovi" - si è rivelata inefficace e incapace di raggiungere gli obiettivi prefissati.
In sostanza, Papa Francesco ha offerto a Tornielli l'opportunità di trasformare il suo blog, trasferendolo di fatto da La Stampa al Vaticano. La differenza sostanziale è che, mentre a La Stampa operava con un limite di spesa, a Palazzo Pio tale vincolo non esiste. Così, Tornielli ha dato vita a Vatican News, avanzando anche la pretesa di accorpare tutte le realtà comunicative sotto la sua direzione.
Tutte queste identità storiche sono state inglobate sotto il marchio generico di Vatican News, una scelta che ha comportato una significativa perdita di chiarezza istituzionale. Mentre realtà come L’Osservatore Romano, la Sala Stampa della Santa Sede e Radio Vaticana continuano a essere marchi riconosciuti a livello globale, il loro recente declino, attribuibile proprio a questa governance, è evidente. Nel frattempo, Vatican News non è mai riuscito a conquistare realmente il pubblico, dimostrando i limiti di un approccio centralizzante che ha sacrificato l’identità storica delle singole istituzioni. Questa centralizzazione si è dimostrata, di fatto, fallimentare su entrambi i fronti indicati dal Papa per giustificare la sua riforma: sia sul piano comunicativo, che costituisce il loro stesso "motivo di esistenza", sia su quello economico.

Il flop dell'esperimento professore
L’Osservatore Romano, che aveva già iniziato il suo declino sotto la direzione di Giovanni Maria Vian, ha toccato i minimi storici delle vendite durante la gestione di Andrea Monda. Pochi sanno che esistono due realtà distinte per la stampa del cosiddetto "giornale del Papa". La tipografia interna alla Città del Vaticano stampa circa 250 copie, che vengono distribuite nel pomeriggio del giorno stesso di uscita. A differenza di quanto avviene per gli altri quotidiani nel mondo, che vengono chiusi editorialmente la sera precedente, L’Osservatore Romano viene finalizzato solo dopo pranzo nel giorno della sua pubblicazione. Le copie sono poi recapitate a cardinali, dicasteri, istituzioni e le due parrocchie all'interno dello Stato Vaticano e nelle zone extraterritoriali.
Tuttavia, queste copie non generano introiti significativi, essendo spesso recapitate gratuitamente o legate ad abbonamenti obbligatori. Come spiega un arcivescovo: «Noi lo riceviamo, ma non lo leggiamo neanche. Una volta c’erano firme significative, oggi fanno scrivere a frati, suore o persino femministe che non hanno nulla da dire. È un giornale ideologicamente orientato, è un po’ come se dovessi comprare l’Unità». Parallelamente, una seconda tipografia, in Italia, si occupa della stampa per la distribuzione al di fuori della Città Stato. Tuttavia, molti degli abbonamenti provengono da diocesi, spesso frutto di un’intensa campagna di sollecitazioni da parte di Andrea Monda, che anche lo scorso anno ha inviato decine di e-mail alle diocesi, offrendo sconti per incentivare l’abbonamento di più enti all’interno della stessa curia. Di conseguenza, la maggior parte degli abbonamenti, che restano comunque troppo pochi, proviene da realtà istituzionali come il vescovo di una diocesi, il seminario, l’Ufficio Missioni, l’Ufficio Catechistico o il tribunale ecclesiastico. Gli abbonamenti di parroci, comunità religiose o laici interessati ad avere uno sguardo sulla Chiesa e sul mondo sono invece sempre meno. E questo rappresenta un vero dramma per un quotidiano che dovrebbe essere il punto di riferimento della comunicazione vaticana.
Vatican News e il personalismo
Dal punto di vista economico, le spese sono lievitate in modo esponenziale. Un esempio emblematico è rappresentato dai costi sostenuti dal Dicastero per mantenere online il sito Vatican News.
Vatican News non può essere considerata come una vera testata giornalistica, ma appare più come un semplice sito web. Una sorta di vetrina di una azienda. Nonostante i tentativi di migliorarne il profilo, il progetto resta impantanato, incapace di superare la percezione di essere poco più di un blog personale di Andrea Tornielli, sostenuto da un numero di collaboratori sproporzionato rispetto alla reale quantità di contenuti prodotti. Ora sotto la proprietà della Santa Sede, il sito offre notizie sul Papa e sulla Chiesa, ma in modo selettivo e privo di una linea editoriale chiara e coerente.

Le notizie, come già evidenziato in passato, vengono diffuse senza un criterio logico o una linea editoriale coerente. Se sei una persona (vescovo, prete o laico) vicina a Tornielli o a Menichetti, allora trovi spazio; altrimenti, è come se non esistessi. Emblematico, in questo senso, quanto dichiarato da Andrea Tornielli al Meeting di Rimini a Silere non possum, quando affermò, tra le altre molte cose: “Noi pubblichiamo quello che vogliamo e citiamo chi vogliamo”. Alla faccia della deontologia professionale del “giornalista” e alla faccia della serietà della comunicazione istituzionale della Santa Sede.
Questo modus operandi, tuttavia, non può essere quello adottato dall’unico organo ufficiale di uno Stato così peculiare. Il Papa ha bisogno di figure credibili, capaci di valorizzare la sua voce con autorevolezza, gestendo il Dicastero non attraverso personalismi, ma con un profilo istituzionale serio e rigoroso. Questa mattina nella Cappella Paolina sono risuonate le parole di San Bernardo richiamate da Varden: «servono collaboratori “di provata integrità, disponibili all’obbedienza, pazienti e miti; […] di sicura fede cattolica, fedeli nel ministero; amanti della concordia, della pace e dell’unità; […] prudenti nel consiglio, […] sagaci nell’amministrazione, […], modesti nel parlare».
A Piazza Pia servono figure di comprovata credibilità, anche a livello internazionale, capaci di evitare conflitti con i concorrenti o, peggio, di minacciare, calunniare, intimidire o fare imboscate e provocare chi svolge il proprio lavoro in modo più efficace di loro. È necessario ridurre le spese superflue e concentrare le risorse su progetti solidi e strategici, in grado di generare reali guadagni che permettano, non di aumentare a dismisura i compensi dei dirigenti, ma di amplificare la diffusione della voce del Papa.
La domanda che Papa Francesco rivolse a Ruffini, Tornielli, Monda e Bruni il 24 maggio 2021, durante la sua visita a Palazzo Pio, resta senza risposta: «A quante persone arriviamo?». E aggiunse: «C’è il pericolo di una bella organizzazione, un bel lavoro, ma che non arrivi dove deve arrivare… Un po’ la montagna che partorisce il topolino. E state attenti che sia una struttura funzionale, creativa, dove ognuno abbia la libertà sufficiente e la capacità per rischiare, senza dover sempre chiedere permesso. Questo paralizza». Parole su cui, presto, molto presto, torneremo.
Le spese per mantenere il sito online, limitandosi esclusivamente alla sua presenza in rete e senza considerare i costi del personale che vi lavora o si occupa della manutenzione, ammontano a milioni di dollari. L’utilizzo di Adobe Experience Manager (AEM), una piattaforma dal costo esorbitante che funge anche da Content Management System (CMS) avanzato, ha contribuito in modo significativo a far lievitare i costi. Questo aumento della spesa deriva anche dalla scelta di creare questa piattaforma, Vatican News, che nel progetto che fecero credere a Bergoglio avrebbe dovuto accorpare tutte le altre realtà e diventare seriamente la “testata giornalistica del Vaticano”, ma che, di fatto, non riesce a svolgere questa funzione.
Oggi, Vatican News si presenta come un agglomerato disorganico. I siti de L’Osservatore Romano, della Tipografia Vaticana e di altre realtà sono richiamati sulla piattaforma, ma restano separati e scollegati. Anche Radio Vaticana mantiene un proprio sito, che ormai funge principalmente da archivio. Su Vatican News, se ci si impegna con una ricerca approfondita, si può trovare la sezione dedicata a Radio Vaticana, ma questa è ormai orientata quasi esclusivamente alla produzione di podcast, abbandonando la sua storica vocazione alla radiofonia tradizionale con programmi in diretta. Negli anni settanta, Radio Vaticana trasmetteva circa 20 ore al giorno in oltre 30 lingue, garantendo una copertura globale grazie alle onde corte, che permettevano di raggiungere interi continenti senza dipendere da infrastrutture locali. All’inizio degli anni 2000, i servizi linguistici erano cresciuti fino a circa 40, organizzati come vere e proprie redazioni internazionali, ciascuna dotata di autonomia produttiva e capacità editoriale.
Durante la direzione di padre Federico Lombardi, applaudito calorosamente dai dipendenti il 12 maggio 2025 alla presenza del Papa, l’organizzazione contava centinaia di dipendenti e collaboratori provenienti da decine di Paesi. Le redazioni linguistiche vedevano una significativa presenza di sacerdoti e religiosi, molti dei quali missionari o membri delle Chiese locali a cui erano destinate le trasmissioni. Questo garantiva non solo una profonda competenza linguistica, ma anche un forte radicamento pastorale, rendendo il servizio unico nel suo genere.
Massimiliano Menichetti, che ha assunto la gestione anche di questo ambito, sta portando avanti una linea d’azione - se così si può definire - che stravolge completamente l’essenza di questo storico strumento. Un mezzo che, invece, dovrebbe preservare la propria identità, rimanendo fedele alla sua vocazione originaria e al contempo diventare accattivante, al passo con i tempi, interessante e realmente utile per il suo pubblico. Tuttavia, Menichetti ha scelto di andare a senso unico sui podcast, svuotando di risorse e identità Radio Vaticana, la storica emittente del Papa. Quei podcast, peraltro, non attirano nessuno, perché il vero problema risiede nei contenuti. Lo stesso vale per i reels, in cui Tornielli, laico e privo di competenze teologiche, si cimenta a spiegare le parole del Papa. Il risultato è un contenuto di scarsa qualità, accompagnato da un montaggio video da boomer, mal fatto e non pensato, al punto da renderlo inguardabile. Le visualizzazioni, infatti, parlano da sole. Si tratta di contenuti non solo privi di credibilità e inutili, ma anche irritanti.

Le meditazioni al Papa e il caos "editoriale"
Un esempio concreto del modo di lavorare di queste persone è rappresentato dagli Esercizi Spirituali della Curia Romana. Vatican News ne dà notizia la domenica sera, dopo la prima meditazione, pubblicando un articolo “riassuntivo” di quanto detto dal predicatore Erik Varden. Come di consueto, però, non vengono pubblicati i testi integrali. Questo perché, evidentemente, sono così “seri e attendibili” nel loro lavoro che preferiscono tenere i testi per sé, senza condividerli con i lettori. E poi hanno persino il coraggio di delegittimare chi, al contrario loro, pubblica documenti e testi integrali. Ma in questo caso la situazione è ancora più grave: non hanno nemmeno i testi delle meditazioni del predicatore.
Alle 18:30 è Alessandro Gisotti a inviare un link al blog di Varden con un riassunto delle meditazioni. Ma nessuno si era posto una domanda prima che iniziassero: come ci organizziamo? Ci facciamo dare i testi prima che inizi? Li chiediamo dopo? Li registriamo e poi li pubblichiamo? Nulla di tutto questo. Queste persone non sono interessate all’aspetto spirituale della Chiesa. Il loro interesse si concentra sulle udienze politiche: con il presidente ucraino, quello russo, con i leader della Palestina o di Israele. Le parole all’Angelus dove si cita qualche guerra oppure qualche scandaletto che riguarda la vita privata del prete. Questo è ciò che cattura la loro attenzione, ma la preghiera no. Non sorprende, quindi, che Tornielli, anche al di fuori del contesto lavorativo, si intrattenga sugli stessi argomenti, a volte in compagnia di sacerdoti allontanati dalle loro diocesi per via della loro evidente problematicità, che vagano per l’Urbe alla ricerca di figure da cui ottenere favori o denaro. Sono gli stessi che Tornielli utilizza per fomentare ostilità contro i suoi avversari. Di spiritualità non si parla: il focus rimane su temi pruriginosi (degli altri, non i loro, ovviamente), intrighi di potere e nomine. In sostanza, puro gossip vaticano. E poi, come i migliori soggetti problematici, proiettano ciò che fanno loro sugli altri.
Insomma, questi personaggi, che vengono pagati profumatamente dalla Santa Sede, non ritengono importante veicolare immagini e parole che invece sono fondamentali per la vita della Chiesa. Anche in questo caso, invitiamo a riflettere su questi aspetti, non solo in relazione a Vatican News, ma anche ad altri psico-blog. Si tratta di realtà dove si presta grande attenzione a ciò che fanno i vescovi, le associazioni scismatiche, alle nomine, alle “voci di curia e sentito dire” e alle dinamiche di potere, ma si ignora completamente un momento cruciale per la vita di un prete e dello stesso Papa. Questo atteggiamento dimostra che il loro obiettivo non è il bene della Chiesa, ma fare politica, generare rumore, accumulare visualizzazioni, like e sentiment.
Tornando agli Esercizi Spirituali, cosa è accaduto? È successo che tutti hanno seguito l’unico portale di informazione che ha pubblicato il resoconto e le parole di Varden, scatenando il panico del secondo piano di Palazzo Pio. Di conseguenza, a partire dalla terza meditazione, si è deciso di pubblicare il resoconto delle parole di Varden, questa volta a sua firma. Una pratica curiosa, soprattutto considerando che proviene da chi accusa gli altri di inserire solo le iniziali degli autori negli articoli. In realtà, si tratta di prendere un testo e attribuirlo direttamente al nome dell’autore originale, facendo sembrare che sia stato scritto da lui per quel sito e per quella circostanza, anziché dal redattore. Questa abitudine non è nuova al mondo dei boomer “pseudo cattolici”: è adottata anche da alcuni blog gestiti da religiosi che, oltre ad aver mandato in fallimento la loro casa editrice, hanno portato al collasso la loro stessa congregazione. Lo fanno con qualunque autore e qualunque scritto anche all’insaputa degli autori reali. E tutto questo, ovviamente, in nome della correttezza e della deontologia professionale italica.
Il risultato? Alcuni giorni su Vatican News si trovava il resoconto delle meditazioni, firmato da Varden "in persona", e altri giorni un articolo riassuntivo scritto da qualche malcapitato redattore. Un giorno una cosa, un giorno l’altra, senza alcuna coerenza. E Andrea Tornielli, che viene lautamente pagato per il ruolo di “Direttore Editoriale”, non riesce nemmeno a garantire una logica editoriale. A questo punto, viene spontaneo chiedersi: che tipo di direzione editoriale è mai questa? Ma tant’è.

E lo stesso problema si presentò con le meditazioni di Avvento e Quaresima di Padre Roberto Pasolini, O.F.M. Cap. In passato, Padre Raniero Cantalamessa aveva un proprio sito dove pubblicava i testi delle sue meditazioni, già tradotti da una collaboratrice, in italiano, inglese, francese e spagnolo. Un archivio completo e accessibile. Quando è subentrato Padre Roberto Pasolini, gli è stato detto che non era necessario aprire un suo sito, perché se ne sarebbero occupati loro. In sostanza la smania di Tornielli è più quella del controllo che quella di una informazione efficace. Lui deve sapere. Perchè? Perchè in queste mura questi laici hanno capito bene che "sapere è potere", come afferma spesso un santo anziano cardinale. Per quanto riguarda le meditazioni, quindi, il risultato è il seguente: i testi vengono pubblicati con ampio ritardo, solo in inglese e italiano, e ovviamente su Vatican News. E quelli di Varden? A sprazzi. Un po' qui, un po' là.
Non sarebbe stato possibile creare una sezione dedicata agli Esercizi Spirituali, che peraltro non sono mai predicati, se non in casi eccezionali come l’anno scorso, dal Predicatore della Casa Pontificia? No, nulla di tutto ciò. Qualcuno vicino a Sant'Anna, evidentemente, sta già pensando di proporre al predicatore qualche altra forma di pubblicazione su cui poi certamente vorrà lucrare.
Queste criticità riflettono lo stesso approccio di alcuni che si improvvisano portavoce dei vescovi senza averne le competenze. Ci sono ambiti in cui è giusto monetizzare e altri in cui non lo è. Sul magistero, che sia del Papa o del vescovo, non si può e non si deve monetizzare. Punto. Pensare di farlo, di far pagare una lettera pastorale o un documento di predicazione, significa non aver capito nulla. E, peggio ancora, significa esporre il vescovo e il Papa a critiche pesantissime. Perché, giustamente, la gente si chiederà: vogliono davvero guadagnare sulla loro predicazione?
Anche per quanto riguarda gli Esercizi Spirituali del Papa, abbiamo constatato, dati alla mano, che l’interesse da parte dei sacerdoti e del popolo è stato significativo. Molti hanno tratto grande beneficio da queste meditazioni, non solo perché si sono immedesimati nei sentimenti e nello stato d’animo del Papa in questi giorni, ma anche perché le parole di Varden hanno offerto un sostegno prezioso a chiunque le abbia seguite, anche al di fuori della Cappella Paolina.
I problemi nel Dicastero per la Comunicazione sono molti e presto parleremo di altre branche di questa istituzione, andando a toccare aspetti che da anni stanno rendendo il clima irrespirabile, sia a Piazza Pia sia in Via della Conciliazione, rammentando sempre che, come ha detto Tornielli al Meeting di Rimini quest’estate, “Le infedeltà sono una sofferenza”.
C.A. e d.L.V.
Silere non possum