Washington – «Siamo profondamente grati per il lavoro dell’Amministrazione volto ad affrontare alcune delle difficoltà che interessano i lavoratori religiosi nati all’estero, i loro datori di lavoro e le comunità americane che essi servono», hanno dichiarato l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della United States Conference of Catholic Bishops (USCCB), e il vescovo Brendan J. Cahill, presidente del Comitato per le Migrazioni della USCCB.
Oggi l’Amministrazione Trump ha emanato una Interim Final Rule, che sarà pubblicata a breve nel Federal Register, e che avrà un impatto su coloro che sono negli Stati Uniti per motivi religiosi e sono nati all’estero e che intendono proseguire il proprio ministero negli Stati Uniti. I sacerdoti cattolici, i religiosi e altri soggetti titolari di visti per lavoratori religiosi (R-1) sono generalmente tenuti a lasciare gli Stati Uniti al raggiungimento del periodo massimo di permanenza previsto per tale visto (cinque anni) e possono eventualmente rientrare nel Paese con un successivo visto R-1. In precedenza era richiesto che trascorressero almeno un anno intero fuori dagli Stati Uniti tra un visto R-1 e l’altro. La norma annunciata oggi modifica la regolamentazione federale eliminando qualsiasi periodo minimo obbligatorio di permanenza all’estero prima del rientro con un nuovo visto R-1, a condizione che siano soddisfatti tutti gli altri requisiti.
Questa modifica offre sollievo ai lavoratori religiosi e alle comunità che essi servono nel periodo in cui attendono la residenza permanente legale (comunemente nota come “green card”). I tempi di attesa per la green card destinata ai lavoratori religiosi si sono allungati fino a durare diversi decenni. Da anni la USCCB segnala ai decisori politici le difficoltà che questa situazione comporta per le organizzazioni religiose e per i fedeli, in particolare nelle aree più isolate o rurali del Paese. Insieme a partner interreligiosi, i vescovi sostengono dal 2023 la specifica modifica normativa pubblicata oggi.
Segue il testo integrale della dichiarazione dell’arcivescovo Coakley e del vescovo Cahill:
«Siamo profondamente grati per l’impegno dell’Amministrazione nell’affrontare alcune delle sfide che colpiscono i lavoratori religiosi nati all’estero, i loro datori di lavoro e le comunità americane che essi servono. Il valore del Programma dei Visti per Lavoratori Religiosi e il nostro apprezzamento per gli sforzi compiuti a suo sostegno non possono essere sopravvalutati. Questo intervento mirato rappresenta un passo davvero significativo che contribuirà a garantire servizi religiosi essenziali per i cattolici e per altri credenti in tutti gli Stati Uniti, riducendo al minimo le interruzioni di ministeri preziosi. «Per offrire un sollievo pieno e promuovere autenticamente il libero esercizio della religione nel nostro Paese, continuiamo a sollecitare il Congresso ad approvare il Religious Workforce Protection Act, frutto di un impegno bipartisan.»