Città del Vaticano - «Il vostro lavoro può essere ben sintetizzato da tre verbi, che ne custodiscono il senso e il valore: disporre, accogliere, salutare». Papa Leone XIV ha ricevuto questa mattina in udienza i Gentiluomini di Sua Santità, gli Addetti di Anticamera e i Sediari Pontifici, scegliendo di dedicare l’incontro “proprio a voi” come gesto esplicito di gratitudine e di incoraggiamento. L’ultimo incontro di questo tipo risale al 2014, quando fu concesso da Papa Francesco; in seguito non venne più ripetuto. All’epoca, peraltro, la Prefettura della Casa Pontificia aveva ancora un Prefetto in carica.

Papa Leone XIV: «La sobria bellezza che contraddistingue il protocollo pontificio, si riflette su ogni vostro gesto»

Nel suo saluto, il Pontefice ha richiamato la catena di responsabilità che regge un servizio spesso invisibile al grande pubblico: ha salutato il Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, Mons. Leonardo SapienzaR.C.I, e il Vice-reggente, padre Edward Daniang Daleng, O.S.A., chiamati a “coordinare il vostro servizio”. L’incontro si colloca tra le prime udienze pubbliche concesse dal Santo Padre alle realtà che coadiuvano il suo ministero petrino, in una fase particolare per la Prefettura della Casa Pontificia: da pochi mesi è in carica padre Daleng come Vice-reggente e resta attesa la nomina del nuovo Prefetto.

Il discorso, però, non si è fermato al semplice ringraziamento. Ha proposto un criterio di stile: preparativi curati “fin nei dettagli”, gesti di accoglienza e di saluto “nobili ma non affettati”, “eleganti ma non sofisticati”, capaci di comunicare affabilità a chiunque, “che sia principe o pellegrino, patriarca o postulante”. La premura, ha insistito, non cambia in base al rango: la sollecitudine del Successore di Pietro resta “identica verso tutti e amorevole per ciascuno”.

Questa insistenza sulla forma - sobria, ordinata, mai teatrale - trova un retroterra preciso nelle norme che regolano la Casa Pontificia. Nel Motu Proprio Pontificalis Domus, la Casa Pontificia viene descritta come un organismo nato da un lungo processo storico, ma chiamato a rispecchiare una scelta di realismo: “trascegliere e preferire… ciò che è essenziale e vitale”, anche alla luce della sensibilità maturata nella Chiesa e nell’opinione pubblica dopo il Concilio Vaticano II. In questa prospettiva, la composizione della Casa deve sottolineare la missione “essenzialmente spirituale” del Romano Pontefice e, insieme, la funzione che si riflette nella vita civile e internazionale.

Chi sono queste figure?

Dentro questa architettura, Pontificalis Domus definisce la Casa Pontificia come composta da clero e laicato, articolata in Cappella Pontificia e Famiglia Pontificia (ecclesiastica e laica). È proprio nella Famiglia Pontificia laica che il testo normativo colloca i Gentiluomini di Sua Santità e gli Addetti di Anticamera, accanto ad altre figure di responsabilità e rappresentanza, fino ai Familiari del Papa. Il dato più concreto, nel lessico normativo, è anche storico: i Gentiluomini di Sua Santità “prendono il posto dei Camerieri di spada e cappa”, mentre gli Addetti di Anticamera “prendono il posto dei Bussolanti”. Si tratta di una continuità di funzioni di cornice e di servizio, ricondotte a denominazioni e criteri più coerenti con l’impostazione della riforma.

Quanto agli Addetti, Pontificalis Domus precisa che, “secondo le esigenze” delle cerimonie religiose e civili della Casa Pontificia, presta servizio d’ordine “un corpo di Addetti”, la cui consistenza e le cui funzioni sono determinate dall’autorità di riferimento; e stabilisce inoltre che i laici restano in carica “per un quinquennio”. In altre parole: non si tratta di una “presenza ornamentale”, ma di un servizio organizzato e temporalmente definito.

Un elemento ulteriore aiuta a comprendere l’area specifica dell’“anticamera”. Il Motu Proprio menziona i Prelati d’Anticamera tra i membri ecclesiastici della Famiglia Pontificia e indica che “prestano quotidiano servizio nell’anticamera pontificia”. È una notazione essenziale per leggere, in controluce, le parole del Papa: “disporre, accogliere, salutare” non è una formula spiritualista, ma la sintesi di un perimetro operativo reale.

La Prefettura della Casa Pontificia

Inoltre, la Costituzione apostolica Praedicate evangelium colloca la Prefettura della Casa Pontificia dentro la Curia come uno degli Uffici (accanto, tra gli altri, all’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice e al Camerlengo). Anzitutto, la Prefettura “si occupa dell’ordine interno relativo alla Casa Pontificia” e dirige, per disciplina e servizio, “tutti coloro che costituiscono la Cappella e la Famiglia Pontificia”. Sul piano delle funzioni “di frontiera” - quelle che trasformano una visita, un’udienza, una cerimonia in un incontro realmente possibile - la Prefettura cura l’ordinamento e lo svolgimento delle cerimonie pontificie (con esclusione della parte “strettamente liturgica”), stabilisce l’ordine di precedenza e, soprattutto, ordina “il servizio di anticamera” e dispone le udienze pubbliche, speciali e private del Romano Pontefice e le visite delle persone, coordinandosi quando necessario con la Segreteria di Stato. Non è secondaria la competenza sulle udienze solenni: la Prefettura predispone ciò che occorre quando il Pontefice riceve Capi di Stato e di Governo, Ministri, Autorità pubbliche, eminenti personalità e Ambasciatori. E si occupa anche di quanto riguarda gli esercizi spiritualidel Romano Pontefice, del Collegio cardinalizio e della Curia romana.

Praedicate evangelium stabilisce che spetta alla Prefettura disporre i preparativi ogni volta che il Romano Pontefice si porta in visita “nel territorio vaticano, in Roma o viaggia in Italia”; mentre “il Prefetto lo assiste solo in occasione di incontri e visite nel territorio vaticano”.

Leone XIV ha spiegato questa mattina che il “servizio d’onore” richiede una “peculiare deontologia”, ma “prima ancora una fede solida” e uno stile spirituale di devozione verso la Chiesa e il Papa. Nella grammatica della Casa Pontificia, la postura e i gesti diventano linguaggio istituzionale: un modo concreto di custodire, ogni giorno, la qualità dell’incontro.

p.V.B.
Silere non possum