Città del Vaticano - Questa mattina, alle ore dieci, Papa Leone XIV ha presieduto la consueta Udienza Generale in Piazza San Pietro, riprendendo il ciclo di catechesi dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II. Dopo cinque appuntamenti incentrati sulla costituzione dogmatica Dei Verbum, il Pontefice ha scelto ora di concentrare l’attenzione su Lumen gentium, testo chiave per comprendere l’identità e la missione della Chiesa.

Un cammino alla scoperta dei documenti

Il percorso su Lumen gentium era stato avviato il 18 febbraio scorso, quando Leone XIV aveva introdotto la categoria conciliare di “mistero” come chiave di lettura della Chiesa. In modo essenziale, il Papa aveva spiegato che, nel linguaggio paolino, il “mistero” indica un disegno di Dio prima nascosto e poi rivelato: un progetto orientato all’unità, reso possibile dall’azione riconciliatrice di Cristo, che si sperimenta già nell’assemblea liturgica convocata dall’annuncio del Vangelo. In quella prima catechesi, Leone XIV aveva poi richiamato l’affermazione programmatica di Lumen gentium: la Chiesa come “sacramento”, cioè segno e strumento dell’unione con Dio e dell’unità del genere umano, fino alla prospettiva della Chiesa come “sacramento universale della salvezza”.

La sequenza delle udienze è stata interrotta mercoledì scorso, quando il Papa non ha tenuto l’incontro settimanale perché impegnato negli esercizi spirituali. La ripresa di oggi, attesa da molti fedeli e seguita con entusiasmo e attenzione anche dal clero, ha riportato al centro il “cantiere” conciliare con una catechesi particolarmente interessante.

La Chiesa è una realtà complessa

Leone XIV si è domandato che cosa significa, concretamente, quando Lumen gentium parla della Chiesa come “una realtà complessa”. Il Papa ha chiarito che la “complessità” non va letta come sinonimo di confusione o di difficoltà insormontabile. Ha richiamato piuttosto il senso della parola nella lingua latina, dove “complessa” descrive “l’unione ordinata di aspetti o dimensioni diverse all’interno di una medesima realtà”. Per questo, ha spiegato, la Costituzione conciliare può affermare che la Chiesa è “un organismo ben compaginato”, nel quale convivono “la dimensione umana e quella divina, senza separazione e senza confusione”.

La catechesi ha poi sviluppato, con passaggi molto concreti, la prima faccia di questa realtà: la Chiesa come comunità visibile. Leone XIV l’ha descritta come “una comunità di uomini e donne che condividono la gioia e la fatica di essere cristiani”, con “pregi e difetti”, impegnata nell’annuncio del Vangelo e nel farsi “segno della presenza di Cristo” nella vita quotidiana. Questa dimensione, ha precisato, comprende anche l’assetto organizzativo e istituzionale, ma non esaurisce la natura della Chiesa. Il Papa ha quindi portato l’attenzione sulla dimensione divina, collegandola direttamente al disegno d’amore di Dio realizzato in Cristo. Con una serie di definizioni concatenate - “comunità terrena e corpo mistico di Cristo”, “assemblea visibile e mistero spirituale”, “realtà presente nella storia e popolo pellegrinante verso il cielo” - Leone XIV ha proposto una sintesi che tiene insieme l’esperienza concreta dei credenti e l’origine teologica della Chiesa. Per rendere questa impostazione immediatamente intelligibile, il Pontefice ha fatto ricorso all’analogia cristologica: Lumen gentium rimanda alla vita stessa di Gesù. Chi lo incontrava, ha ricordato, percepiva la sua umanità “nei suoi occhi, nelle sue mani, nel suono della sua voce”, e proprio quell’umanità apriva i discepoli all’incontro con Dio, perché “la carne di Cristo” rende visibile “il Dio invisibile”. Lo stesso criterio, ha concluso, aiuta a guardare la Chiesa: da vicino si incontrano persone reali, fragili, talvolta luminose e talvolta faticanti; e tuttavia “proprio attraverso i suoi membri” si manifesta “la presenza di Cristo e la sua azione di salvezza”.

In questo quadro, Leone XIV ha inserito un riferimento a Benedetto XVI, citando l’idea che le strutture ecclesiali non sono un ostacolo alla vita evangelica, ma servono alla “realizzazione e concretizzazione del Vangelo nel nostro tempo”. Il Papa ha poi insistito su un punto di forte impatto pastorale: la santità della Chiesa si comprende nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi “attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri”. È un modo per leggere la tensione costante fra la realtà storica della Chiesa e la sua identità più profonda. Ambrogio la definiva Casta Meretrix.

Concludendo l’udienza Leone XIV ha parlato del “metodo di Dio”, che si rende visibile “attraverso la debolezza delle creature”, e ha richiamato l’invito di Papa Francesco in Evangelii gaudium a “togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro”. La Chiesa, ha ribadito, si edifica anche oggi soprattutto attraverso “la comunione e la carità”, perché la carità “genera costantemente la presenza del Risorto”. Il ciclo di catechesi di Leone XIV continua a tracciare una rotta riconoscibile: riportare i testi del Vaticano II al centro della vita ordinaria della Chiesa, non come archivio del passato, ma come bussola per leggere il presente. 

p.E.R.
Silere non possum


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