Città del Vaticano – Alle 10 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, Leone XIV ha incontrato pellegrini e fedeli arrivati dall’Italia e da molti Paesi del mondo per la consueta Udienza Generale del mercoledì. Il Pontefice ha ripreso il percorso catechetico dedicato alla Costituzione conciliare Dei Verbum, concentrandosi sul rapporto tra Sacra Scrittura e Tradizione, cioè sul modo in cui la Parola di Cristo viene custodita, compresa e trasmessa lungo i secoli.
Per spiegare questo legame, Leone XIV ha messo sullo sfondo due scene evangeliche. La prima è nel Cenacolo, nel discorso “testamento” di Gesù ai discepoli, quando annuncia l’azione dello Spirito: «Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto… Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità». La seconda scena, sulle colline della Galilea, è la consegna del Risorto: «Andate e fate discepoli tutti i popoli… insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato». In entrambe, ha osservato il Papa, appare “evidente” il nesso tra la parola pronunciata da Cristo e la sua diffusione lungo i secoli.
Da qui il richiamo diretto al Vaticano II e a una delle immagini più dense della Dei Verbum: «La sacra Scrittura e la sacra Tradizione sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro… scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine». Nella catechesi di questa mattina, Leone XIV ha insistito sul carattere storico e concreto della Tradizione: essa “si dirama lungo il percorso della storia” attraverso la Chiesa, che «custodisce, interpreta, incarna la Parola di Dio». In questa prospettiva ha citato anche il Catechismo e un motto dei Padri: «La Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali».
Il Papa ha quindi ripreso un altro passaggio chiave della Dei Verbum, chiarendo che la Tradizione non è un archivio immobile: «la Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo». Questo “progredire”, ha ricordato, avviene in tre direzioni: tramite «la riflessione e lo studio dei credenti», attraverso l’esperienza che nasce da «una più profonda intelligenza delle cose spirituali» e, soprattutto, grazie alla predicazione dei successori degli apostoli, ai quali è riconosciuto «un carisma sicuro di verità». La sintesi conciliare, riproposta dal Pontefice, è netta: «la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa crede».
Su questa linea, Leone XIV ha fatto risuonare due voci della tradizione patristica per sottolineare la vitalità della Parola. Da un lato San Gregorio Magno: «La Sacra Scrittura cresce con coloro che la leggono». Dall’altro l’ispiratore del suo ordine, Sant’Agostino: «uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Scrittura e uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tanti santi». L’accento del Papa, qui, è stato sul carattere “vivente e organico” della Parola di Dio: essa “si sviluppa e cresce” nella Tradizione, che, «grazie allo Spirito Santo, la comprende nella ricchezza della sua verità e la incarna nelle coordinate mutevoli della storia». A sostegno di questa dinamica, Leone XIV ha richiamato anche John Henry Newman e la sua riflessione sullo sviluppo della dottrina cristiana, presentando il cristianesimo - come esperienza comunitaria e come dottrina - quale realtà “dinamica”, con la forza vitale evocata dalle parabole del seme: una realtà che cresce dall’interno, senza tradire la propria origine.
Il passaggio conclusivo della catechesi ha assunto toni più direttamente ecclesiali e anche “giuridici”, quando il Papa è tornato sul tema del deposito della fede. Citando l’esortazione paolina a Timoteo - «O Timoteo, custodisci il deposito che ti è stato affidato» - Leone XIV ha ricordato come la Dei Verbum affermi che «la sacra Tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa», interpretato dal «magistero vivo della Chiesa». Il Papa ha spiegato che “deposito” è un termine di matrice giuridica: indica un dovere preciso del depositario, chiamato a conservare e trasmettere “intatto” ciò che gli è stato affidato. Da qui l’appello finale: il deposito della Parola di Dio «è anche oggi nelle mani della Chiesa» e tutti, nei diversi ministeri, devono custodirlo «nella sua integrità», «come una stella polare per il nostro cammino nella complessità della storia e dell’esistenza». E, riprendendo la conclusione conciliare, ha ribadito che Scrittura e Tradizione sono talmente connesse da non poter sussistere indipendentemente e, «sotto l’azione di un solo Spirito Santo», contribuiscono alla salvezza delle anime.
L’appello del Pontefice contro il genocidio
Dopo la catechesi, Leone XIV ha ricordato che ieri ricorreva la Giornata internazionale in memoria delle vittime dell’Olocausto. Il Papa ha chiesto «all’Onnipotente il dono di un mondo senza più antisemitismo e senza più pregiudizio, oppressione e persecuzione per alcuna creatura umana», rinnovando l’appello alla comunità delle Nazioni perché resti “vigilante” affinché «l’orrore del genocidio non si abbatta più su alcun popolo» e si costruisca una società fondata sul «rispetto reciproco» e sul «bene comune».
Infine, il saluto ai pellegrini italiani: tra gli altri, le parrocchie di Cristo Divino Lavoratore (Ancona) e San Michele Arcangelo (Manfredonia), i Vigili del Fuoco di Campobasso, l’Associazione Centri sociali e Comitati anziani delle Marche, il Lions club di Eboli-Battipaglia. Il pensiero conclusivo è andato a giovani, malati e sposi novelli, nel giorno della memoria liturgica di San Tommaso d’Aquino: ai giovani - in particolare agli studenti della scuola Flavoni di Civitavecchia e dell’Istituto Tirinnanzi di Legnano-Cislago - l’invito a seguire Gesù come “autentico maestro di vita e santità”; ai malati la preghiera per «serenità e pace» attinte al mistero della croce; agli sposi novelli l’augurio della «sapienza del cuore» per vivere generosamente la propria missione nella società.
C.C.
Silere non possum