Città del Vaticano - Questa mattina, in piazza san Pietro, il Santo Padre Leone XIV ha interrotto il ciclo di catechesi sul Concilio Vaticano II e ha spostato lo sguardo su quanto ha vissuto in Spagna nei giorni scorsi. Già ieri sera, ai giornalisti che fuori da Castel Gandolfo gli chiedevano conto del viaggio - non avendo avuto modo di tediarlo nella consueta conferenza stampa di ritorno -, il Pontefice aveva di fatto rinviato all'appuntamento di oggi, dove ha voluto raccontare ai fedeli riuniti questo viaggio apostolico che è stato un successo ed ha colpito profondamente il Papa.
Il filo conduttore lo ha dato lui stesso, in apertura: dopo «il lungo viaggio in quattro Paesi africani», stavolta si è trovato immerso in un Paese europeo «di antica e ricchissima tradizione cattolica». Ed è proprio sul rapporto tra quella tradizione e una Spagna profondamente mutata sul piano sociale e culturale che il Papa ha costruito tutta la catechesi.
Un'accoglienza «non scontata»
Leone XIV ha insistito su un dato che, da Vescovo di Roma, ha detto di non aver dato per acquisito: l'attesa e il calore con cui è stato accolto «di ogni età e condizione», nelle cattedrali come negli stadi. «Questo fatto non era scontato, e merita una riflessione», ha osservato. La lettura che ne ha dato è insieme spirituale e, di fatto, politica: quella partecipazione esprime sì la fede del popolo spagnolo, ma manifesta anche «il bisogno diffuso di ritrovarsi uniti su un fondamento vero e profondo, non ideologico né di interesse parziale».
Un fondamento che, per il Papa, solo Cristo può assicurare e che il Vangelo trasmette attraverso le necessarie «inculturazioni», rispondendo a due domande che ha tenuto insieme per tutto il discorso: la ricerca di verità e la sete di giustizia. In questa cornice ha collocato il servizio proprio del Successore di Pietro - confermare i fedeli e incoraggiarli a superare «ogni forma di divisione e di contrapposizione» coltivando la comunione, il dialogo, l'«unità nella diversità».
Dalla Sagrada Familia all'enciclica sull'intelligenza artificiale
Ripercorrendo le tappe - le grandi cattedrali e «gli stadi modernissimi», il Rosario all'Abbazia di Montserrat, la celebrazione nella Sagrada Familia, definita «sinfonia di pietra e di luce» - il Pontefice ha letto in quell'incontro di antico e moderno il «carattere proprio dell'Europa»: una ricchezza da non considerare superata, ma «da custodire con cura, per poterlo investire nell'oggi globale».
Le sfide epocali di cui ha parlato Prevost - la pace, l'ecologia integrale, lo sviluppo equo e sostenibile, il rispetto della dignità umana – sono state ancorate al Concilio Vaticano II e al Magistero successivo, «fino alla mia recente Enciclica Magnifica humanitas, che mira a custodire la persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale».
Si tratta di questioni che stanno a cuore al Papa tanto è vero che ne parlerà anche con i cardinali nel prossimo concistoro.
I volti: poveri, vittime di abuso, detenuti, migranti
Il Pontefice ha fatto un elenco dei volti incontrati. Ha riconosciuto il bisogno del «Vangelo della speranza» soprattutto «nei volti dei piccoli e dei poveri»: il bambino che in parrocchia gli ha letto una lettera, «alcune vittime di abuso, che chiedono di essere ascoltate», i detenuti che lo attendevano in carcere, i giovani «pieni di inquietudine e di progetti» e i migranti nei centri di prima accoglienza alle Canarie.
Proprio l'arcipelago, ultima tappa dell'itinerario, gli ha offerto - ha detto - «una chiave di lettura complessiva»: per la sua posizione geografica e per una Chiesa locale che accoglie un gran numero di migranti forzati provenienti soprattutto dall'Africa. Pur riconoscendo che il fenomeno «richiede piani di azione organici e concertati», il Papa ne ha tratto una prospettiva più ampia, quella dello scambio dei doni tra le culture e del dialogo «in spirito di fraternità» come strada verso «la civiltà dell'amore».
Il motto del viaggio, «Alzad la mirada» - «Alzate lo sguardo!» - è diventato così l'invito conclusivo: imparare da Gesù a guardare il prossimo, la gente e il mondo «con gli occhi di Dio, cioè con amore, rispetto e compassione». Un ringraziamento finale è andato alle comunità di monache contemplative, «che in Spagna, grazie a Dio, sono molto numerose».
Gli appelli: Iran–Stati Uniti e Ucraina
Al termine dell’udienza il Papa ha accolto «con soddisfazione» il raggiungimento di un accordo tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America, che - ha annunciato - «sarà firmato nella giornata di venerdì», frutto di «un paziente lavoro di dialogo e di negoziazione». Ha espresso gratitudine ai Paesi mediatori, auspicando che l'intesa rafforzi «la fiducia reciproca, la sicurezza e la stabilità nel Medio Oriente».
Di tono opposto il secondo appello, dedicato all'Ucraina, dove giungono «notizie dolorose» di un conflitto che continua ad allargarsi: vittime innocenti, soccorritori uccisi, «chiese e luoghi del patrimonio culturale devastati dalle fiamme». Di qui l'invito a pregare perché la guerra finisca e si aprano «vie di dialogo» verso «una pace giusta e duratura».
Salutando i fedeli italiani Leone XIV si è rivolto alla Diocesi di Volterra, la quale era presente con il vescovo Mons. Roberto Campiotti, i sacerdoti novelli di Brescia e di Cremona, i Chierici Regolari Teatini e i cappellani delle carceri italiane, insieme a diverse comunità parrocchiali e associazioni sportive.
d.R.T.
Silere non possum