Città del Vaticano - L’udienza generale di oggi, 20 maggio 2026, si è aperta con un forte accento ecumenico. Prima della catechesi, il Papa ha rivolto un saluto a Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, presente insieme a una delegazione. Il Pontefice ha definito la visita «fraterna» e l’ha indicata come un’occasione per rafforzare i legami di unità già esistenti tra la Chiesa cattolica e la Chiesa Apostolica Armena, nel cammino verso la piena comunione. Nel clima dei giorni che precedono la Pentecoste, il Papa ha invocato la grazia dello Spirito Santo sul pellegrinaggio di Aram I alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Ha poi chiesto ai presenti di pregare perché gli incontri di questi giorni possano rappresentare un ulteriore passo verso la piena unità. Il Pontefice ha unito a questo invito anche la preghiera per la pace in Libano e in Medio Oriente, regioni nuovamente ferite dalla violenza e dalla guerra.

Al Catholicos di Cilicia, il Papa ha espresso gratitudine per il suo impegno personale nel campo dell’ecumenismo, con particolare riferimento al dialogo teologico internazionale tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali. Il saluto si è concluso con l’invocazione dell’intercessione di san Gregorio l’Illuminatore, san Gregorio di Narek, san Nerses il Grazioso e della Vergine Madre di Dio, perché accompagnino il cammino verso l’unità desiderata dalle Chiese.

La liturgia: la catechesi del Papa

La catechesi odierna ha inaugurato una nuova serie dedicata al primo documento promulgato dal Concilio Vaticano II: la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium. Il Papa ha spiegato che i Padri conciliari, elaborando quel testo, vollero intraprendere una riforma dei riti e, insieme, condurre la Chiesa a contemplare il legame vivo che la costituisce e la unisce: il mistero di Cristo. Nella liturgia, ha ricordato, la Chiesa riceve da Cristo la propria vita, perché in essa «si attua l’opera della nostra redenzione».

Il Pontefice ha chiarito che il “mistero” cristiano non indica una realtà oscura, bensì il disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternità e rivelato in Cristo. Al centro vi è l’evento pasquale: passione, morte, risurrezione e glorificazione del Signore. Questo mistero, ha spiegato, viene reso sacramentalmente presente nella liturgia, così che ogni assemblea riunita nel nome di Cristo viene immersa nella Pasqua del Signore. Ampio spazio è stato dedicato alla presenza di Cristo nell’azione liturgica. Il Papa ha richiamato la Sacrosanctum Concilium ricordando che Cristo continua ad agire nella Chiesa con la potenza dello Spirito: nella Parola proclamata, nei sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità riunita e, in modo eminente, nell’Eucaristia. Celebrando l’Eucaristia, la Chiesa riceve il Corpo del Signore e diventa ciò che riceve: Corpo di Cristo, dimora di Dio nello Spirito.

La liturgia, ha proseguito, realizza la comunione «per mezzo dei riti e delle preghiere». Non si tratta di un insieme esteriore di formule o gesti, ma del luogo in cui la fede della Chiesa viene espressa e plasmata. La Parola proclamata, i sacramenti, i silenzi, i gesti e lo spazio celebrativo concorrono a dare forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo. Ogni celebrazione diventa così una manifestazione della Chiesa in preghiera.

Il Papa ha poi ripreso una delle espressioni più note della Costituzione conciliare: la liturgia è «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa» e, al tempo stesso, «la fonte da cui promana tutta la sua energia». La vita ecclesiale comprende la predicazione, il servizio ai poveri e l’accompagnamento delle realtà umane, ma tutte queste attività trovano nella liturgia il loro punto di convergenza. Dalla liturgia, i fedeli sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nella fede e nella missione.

Per questo la partecipazione liturgica, ha sottolineato il Pontefice, è insieme interiore ed esteriore. Essa deve prolungarsi nella vita quotidiana, in una dinamica spirituale ed etica. La liturgia celebrata chiede una vita coerente, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione. Richiamando san Paolo, il Papa ha indicato questa prospettiva come il «culto spirituale» del cristiano: offrire la propria vita come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio. La catechesi si è chiusa con un riferimento alla liturgia come luogo che edifica la Chiesa e forma una comunità aperta e accogliente. Abitata dallo Spirito Santo, essa introduce i fedeli nella vita di Cristo, li rende suo Corpo e diventa segno dell’unità di tutto il genere umano. Il Papa ha citato anche papa Francesco e la lettera apostolica Desiderio desideravi: «Il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono stati invitati al banchetto di nozze dell’Agnello».

Nei saluti finali ai pellegrini di lingua italiana, il Pontefice ha rivolto un pensiero particolare ai fedeli della parrocchia Regina Pacis di Angri, che celebra il centenario di fondazione. Li ha invitati a guardare a Maria, lasciandosi attrarre dal suo esempio e dalla sua santità. Ha poi salutato il gruppo della Basilica di Santa Rita da Cascia, annunciando la benedizione della Fiaccola del perdono e della pace, simbolo del gemellaggio con la città di Chicago. Un passaggio specifico è stato dedicato ai partecipanti alla manifestazione promossa dal Movimento dell’etica nello sport. Il Papa ha ringraziato i giovani atleti che hanno presentato un saggio ispirato alle loro attività sportive e ha ricordato loro la missione di «custodire l’anima dello sport». Il vero traguardo, ha detto, non coincide con la vittoria materiale, ma con il rispetto dell’avversario, la lealtà del gioco e l’inclusione di tutti.

Infine, il Pontefice si è rivolto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, augurando a ciascuno di servire sempre Dio nella gioia e di amare il prossimo con spirito evangelico. 
d.V.S.
Silere non possum


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