Città del Vaticano - Questa mattina, venerdì 10 aprile 2026, Leone XIV ha ricevuto in udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano i dirigenti e i dipendenti dell’INPS della Repubblica Italiana.
Che cosa è l’INPS?
L’INPS, cioè l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, è il principale ente pubblico italiano che gestisce la quasi totalità della previdenza del Paese. Sul proprio sito istituzionale spiega di amministrare pensioni e indennità di natura previdenziale e assistenziale, prestazioni a sostegno del reddito, strumenti collegati a ISE e ISEE e varie attività di vigilanza. L’Istituto fa risalire la propria origine al 1898 e si definisce uno dei pilastri del sistema nazionale di welfare.
Leone XIV: «Nel mondo c’è molta ricchezza, tuttavia i poveri aumentano»
Nel discorso rivolto ai presenti, il Papa ha riconosciuto all’Istituto un “ruolo sociale e istituzionale importante” e ne ha spiegato il significato concreto. Chi lavora in quella realtà, ha osservato, non si occupa soltanto di pratiche, scadenze o prestazioni, ma incontra ogni giorno le fragilità della vita sociale. Malattia, vecchiaia, disoccupazione, infortunio, precarietà, sostegno al reddito: in tutti questi ambiti si misura il rapporto tra il cittadino e lo Stato. Leone XIV ha inserito così l’attività dell’INPS in una visione più ampia, legata a una responsabilità sociale capace di tenere insieme sviluppo economico e coesione comunitaria, con scelte orientate al bene comune.
Il Pontefice ha poi ampliato la riflessione oltre il caso italiano. «Nel mondo c’è complessivamente molta ricchezza, tuttavia i poveri aumentano. Molte centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta sono immerse nella povertà estrema e non dispongono di cibo, alloggio, assistenza medica, scuole, elettricità, acqua potabile e servizi sanitari indispensabili», ha denunciatoil Papa. E ha continuato: «Eppure ci sono ricchezze sproporzionate che rimangono nelle mani di pochi. È uno scenario ingiusto, di fronte al quale non possiamo non interrogarci e non impegnarci a cambiare le cose. Non esiste un determinismo che ci condanni alla sperequazione. Alla base delle disparità non c’è una mancanza di risorse, ma la necessità di affrontare problemi risolvibili relativi a una loro più equa distribuzione, da realizzare con senso morale e onestà».
Leone XIV non ha presentato la disuguaglianza come una fatalità storica né come un meccanismo inevitabile. Ha affermato, invece, che non esiste alcun determinismo capace di condannare il mondo alla sperequazione. La questione, ha detto, non ha riguardato la scarsità delle risorse, ma i criteri della loro distribuzione. La povertà è stata così ricondotta a una responsabilità morale e politica, che chiama in causa istituzioni, modelli di governo e onestà pubblica. Il discorso ha avuto anche un impianto chiaramente dottrinale. Leone XIV ha richiamato un percorso lungo più di un secolo per mostrare quanto il tema della previdenza abbia occupato un posto rilevante nella riflessione sociale della Chiesa. Da Rerum novarum di Leone XIII a Pacem in terris di san Giovanni XXIII, passando per san Paolo VI, san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, il Papa ha presentato il welfare come una questione legata alla tutela del lavoratore, alla protezione delle famiglie, al compito dei pubblici poteri e alla dignità della persona. Nel richiamare sia la critica all’assistenzialismo sia il welfare come diritto umano e universale, ha indicato una linea precisa: la protezione sociale ha bisogno di concorrere a garantire una vita degna, sostenuta dal lavoro e accompagnata da istituzioni giuste.
Il Santo Padre ha indicato quindi il modello di un “sistema di sicurezza solidale”, fondato sulla sussidiarietà, sulla responsabilità sociale e sulla fraternità umana. In questo quadro, ha chiesto che la sostenibilità del sistema non si traduca nello svuotamento della sua funzione solidaristica. Quando ha parlato dell’INPS come “attore principale” in Italia, ha richiamato una responsabilità precisa: custodire l’equità pensionistica, accompagnare il lavoratore lungo il suo percorso professionale, proteggere i più deboli e investire sui giovani senza lacerare il tessuto di solidarietà che tiene insieme il corpo sociale. Una parte centrale del discorso ha riguardato anche il cambiamento del lavoro. Leone XIV ha osservato che gli scenari tipici del Novecento sono mutati profondamente. La finanziarizzazione dell’impresa, l’esternalizzazione della produzione, i costi del lavoro e soprattutto lo sviluppo tecnologico, con l’impatto ancora in parte inesplorato dell’intelligenza artificiale, hanno trasformato i percorsi professionali. Il Papa ha descritto un mondo del lavoro segnato da maggiore precarietà, variabilità e frammentazione. I sistemi di protezione sociale, in questa prospettiva, sono chiamati a misurarsi con bisogni nuovi, con interruzioni più frequenti e con vulnerabilità che chiedono risposte adeguate.
d.B.V.
Silere non possum