Tutto inizia domenica sera, 13 aprile 2026. Trump guarda la puntata di 60 Minutes in cui tre cardinali americani appoggiano le posizioni di pace di Papa Leone XIV sulla guerra in Iran. Poi apre Truth Social e scrive uno dei post più aggressivi mai pubblicati da un presidente americano in carica contro un pontefice. Il testo è lungo, personale e per tratti brutale. Trump attacca Leone XIV su più fronti. Lo accusa di essere "DEBOLE sul Crimine, e terribile per la Politica Estera". Lo accusa di parlare della "paura" dell'amministrazione Trump senza menzionare la paura che le chiese cristiane hanno vissuto durante il COVID, "quando arrestavano preti, ministri e chiunque altro per aver tenuto funzioni religiose". Dice che preferisce il fratello del Papa, Louis, "perché Louis è tutto MAGA. Lui capisce, e Leo no." Elenca poi tre cose che non vuole da un papa: che approvi le armi nucleari all'Iran, che critichi l'attacco americano al Venezuela, che attacchi il Presidente degli Stati Uniti. Si vanta di essere stato eletto "CON UNA VALANGA DI VOTI". Sostiene che Leone XIV sia stato scelto dal Conclave solo perché americano, per avere un interlocutore con Trump, e conclude: "Se non fossi alla Casa Bianca, Leo non sarebbe in Vaticano." Chiude ordinando al Papa di "rimettersi in riga, usare il Buon Senso, smettere di assecondare la Sinistra Radicale" - perché, scrive, "Gli sta facendo molto male e, cosa ancora più importante, sta facendo del male alla Chiesa Cattolica."

Meno di un'ora dopo: l'immagine di Gesù
Meno di un'ora dopo il post contro il Papa, Trump pubblica su Truth Social un'immagine che appare generata dall'intelligenza artificiale in cui è raffigurato come una figura simile a Gesù Cristo. L'immagine lo mostra in veste bianca e rossa con la mano destra appoggiata sulla fronte di un uomo malato a letto, mentre dalla sinistra emana una luce intensa. Sullo sfondo si vedono la bandiera americana, aquile e aerei militari. Un'infermiera, un soldato e una donna con le mani giunte in preghiera lo osservano in riverenza.

"Pensavo di essere un dottore"
Il lunedì mattina l'immagine è sparita da Truth Social. Trump affronta la questione davanti ai giornalisti riuniti fuori dallo Studio Ovale, e afferma: "Pensavo fossi io nei panni di un dottore. Aveva a che fare con la Croce Rossa, con un operatore della Croce Rossa, che noi sosteniamo. È un dottore che fa stare meglio le persone. E io faccio stare le persone meglio." Poi, come se la scena non fosse già abbastanza surreale, si gira verso la donna che ha accanto - una signora anziana, una rider di DoorDash che aveva appena consegnato hamburger e patatine all'ufficio ovale - e la coinvolge nella sua improvvisata conferenza stampa. Le fa delle domande, le chiede di raccontare la sua storia. Lei risponde "Sì, signore", e racconta che Trump l'ha aiutata con migliaia di dollari per le cure oncologiche del marito. È il presidente più potente del mondo che nega di essersi raffigurato come Gesù Cristo, con una rider di fast food a fargli da spalla. Poi ovviamente attacca i giornali sostenendo che: "Solo le fake news potevano intepretare così quella cosa." Il vicepresidente JD Vance, il quale si proclama cattolico, intervenendo in televisione afferma che: “Il Vaticano dovrebbe occuparsi delle questioni morali” e in merito all’immagine ha detto: "Penso che il Presidente stesse postando una battuta e ovviamente l'ha tolta perché ha capito che molte persone non stavano capendo il suo umorismo in quel caso."
Il vescovo Barron: "Deve delle scuse al Papa"
Il vescovo Robert Barron, della diocesi di Winona-Rochester in Minnesota, è membro della Commissione per la Libertà Religiosa istituita dallo stesso Trump. Ha partecipato al discorso sullo Stato dell'Unione come ospite repubblicano. Non è un avversario del presidente ma questa volta interviene e prende le distanze da Donald. In un post su X scrive: "Le dichiarazioni del Presidente Trump su Truth Social riguardo al Papa sono state del tutto inappropriate e irrispettose. Non contribuiscono affatto a una conversazione costruttiva. È prerogativa del Papa articolare la dottrina cattolica e i principi che governano la vita morale." Poi la frase destinata a fare il giro del mondo: "Penso che il Presidente debba delle scuse al Papa." Barron raccomanda anche che "i cattolici seri nell'amministrazione Trump - il Segretario Rubio, il Vicepresidente Vance, l'Ambasciatore Brian Burch e altri - incontrino i funzionari vaticani affinché possa avere luogo un vero dialogo", definendolo "di gran lunga preferibile alle dichiarazioni sui social media".

Trump rifiuta le scuse
La risposta di Trump è secca. Interpellato da CBS News, dice: "Il Papa Leone ha detto cose sbagliate. Crediamo fortemente nella legge e nell'ordine, e lui sembrava avere un problema con questo, quindi non c'è niente di cui scusarsi." Più tardi aggiunge: "Non si può avere un Iran nucleare. Papa Leone non sarebbe contento del risultato finale. Non c'è niente di cui scusarsi."
La risposta del Papa: "Non ho paura"
Leone XIV sta partendo verso l'Algeria per il terzo viaggio apostolico quando esplode la polemica. Risponde ai giornalisti a bordo dell'aereo con compostezza, ma senza arretrare di un millimetro. "Il messaggio del Vangelo è molto chiaro: 'Beati i costruttori di pace'". E poi: "Non ho paura dell'amministrazione Trump, né di parlare ad alta voce del messaggio del Vangelo. Non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui potrebbe capirla lui, ma credo nel messaggio del Vangelo, come costruttore di pace." E ancora aggiunge: "Mettere il mio messaggio sullo stesso piano di ciò che il presidente ha cercato di fare qui, penso significhi non capire qual è il messaggio del Vangelo. Mi dispiace sentirlo, ma continuerò in quella che credo sia la missione della Chiesa nel mondo di oggi."