Città del Vaticano - La nomina di María Montserrat Alvarado alla guida del Dicastero per la Comunicazione non è un semplice avvicendamento di scrivanie e non avviene per semplici pensionamenti: è il segno che, dentro Palazzo Pio, qualcosa si è finalmente mosso. Leone XIV ha deciso di mettere mano a un Dicastero sul quale rifletteva da tempo, chiudendo - almeno questo è il suo intento - una stagione segnata dall'opacità, dalle logiche relazionali e da un sistema di potere che Silere non possum non si è limitato a intuire: lo ha documentato, con carte, audio e video, fonti interne e inchieste puntuali.

Ma proprio mentre si apre questa fase nuova, Silere non possum è costretto a denunciare pubblicamente un episodio di gravità inaudita, già portato all'attenzione delle autorità competenti: un fatto che, per modalità, contesto e finalità, configura un agguato di stampo intimidatorio e mafioso ai danni del direttore di questo giornale, Marco Felipe Perfetti. Il Direttore Editoriale dei Media Vaticani, Andrea Tornielli, infatti, agisce di concerto con una cricca che Silere non possum ha già qualificato come criminale, allo scopo di infastidire, colpire e mettere a tacere questo quotidiano.

L'agguato al Meeting di Rimini

Andiamo ai fatti. La scorsa estate Silere non possum figurava tra i quotidiani accreditati al Meeting di Rimini. Andrea Tornielli è arrivato a Rimini e ha trascorso le giornate in attesa di Marco Felipe Perfetti, direttore di questo giornale online. Mentre gli altri collaboratori erano presenti sin dal primo giorno, il direttore è arrivato soltanto verso la fine dell'evento. Fonti interne a Comunione e Liberazione riferiscono che Tornielli scalpitava perché «aspettava Marco Felipe Perfetti. Faceva avanti e indietro, su e giù dalla Sala Stampa, ritornava nel gabbiotto di Vatican News con in mano il cellulare e sbuffava. Aspettava e chiedeva insistentemente: "quando arriva?"».

Erano i mesi caldi in cui Silere non possum aveva denunciato tutta la scandalosa gestione del Conclave e Tornielli era ancora furibondo anche per gli articoli usciti durante il Meeting dell’anno precedente.

«Il giorno del mio arrivo», racconta il direttore, «sono andato in sala stampa per ritirare l'accredito. Ho parlato con alcune persone e la signora che mi ha consegnato il badge aveva già l'accredito stampato e pronto fra quelli delle persone "attese", diciamo così. Considerato che non mi ritengo un VIP, e considerato che negli altri anni il badge veniva stampato sul momento, la cosa mi ha destato curiosità. Nel frattempo la signora ha detto: "Informate **** che è arrivato il direttore di Silere non possum"».

Il direttore, quindi, ha chiesto: «Chi deve informare?». La risposta è stata: «No, niente, non ti preoccupare». Poco dopo, un amico di lunga data appartenente alla Fraternità lo ha avvicinato ancor prima che scendesse le scale e lo ha avvertito: «Guarda che c'è Tornielli che ha chiesto di essere avvisato quando saresti arrivato, non so cosa ha in mente». A quel punto il direttore ha preso tutte le precauzioni del caso ed è sceso dalle scale.

Appena giunto al piano inferiore, il direttore si è trovato davanti Andrea Tornielli e un prete suo amico, non meglio identificato ma che lo spalleggiava e gli faceva da scagnozzo, che gli si sono avvicinati con atteggiamento intimidatorio. Alla scena hanno assistito alcuni collaboratori di Silere non possum e anche alcuni lettori, e di quanto accaduto esistono prove dettagliate. Tornielli ha agito con il benestare dei suoi collaboratori e con la presenza di questo prete, spuntato non si sa bene da dove, e sul quale è preferibile stendere un velo pietoso.

L’incontro è stato un attacco ininterrotto nel quale il “Tornielli furioso” lamentava quanto contenuto negli articoli senza però offrire prove contrarie. Quando il direttore ha chiesto conto del perché Tornielli non citi Silere non possum nelle notizie che sono esclusive di questo giornale – come nel caso Rupnik – la risposta è stata che cita chi gli pare e parla di ciò che gli pare. Salvo, però, rivendicare i diritti sulle immagini del Dicastero. Una deontologia a senso unico, insomma. Tornielli si è spinto perfino a domandare al direttore come mai non rispondesse agli insulti omofobi e gravemente lesivi della dignità delle persone che da tempo gli vengono rivolti da un "suo grande amico" (peraltro pregiudicato), o meglio dalla persona che agisce per suo conto. Una domanda che aveva un significato preciso: perché non cedi alla provocazione? Un sessantenne che si atteggia a quindicenne.

Inoltre, Tornielli non ha saputo giustificare perché lui, Salvatore Cernuzio e altri suoi adepti seguissero e mettessero like - tutto documentato - ai post diffamatori contro Silere non possum provenienti da un account creato ad arte per colpire questo giornale. Né lui né il soggetto che si era portato dietro - una sorta di bodiguard, quasi non fosse capace di muoversi da solo, lì col chiaro obiettivo di intimorire Silere non possum - hanno saputo giustificare perché seguissero e mettessero like a questa pagina omofoba e dileggiante.

Per più di un'ora Tornielli ha urlato davanti a chiunque passasse e si voltasse a guardarlo, rosso in volto, ha puntato il dito e - è bene dirlo - ha persino messo le mani addosso al direttore di Silere non possum. «Sì, mi toccava in continuazione il braccio, non che mi abbia menato… ma gli ho semplicemente detto di non toccarmi. Non amo che la gente mi metta le mani addosso», precisa il direttore Marco Felipe Perfetti. Addirittura, durante quell'ora, Tornielli ha maltrattato delle ragazze che vendevano i biglietti della lotteria del Meeting, dicendo loro che "non era il momento e di togliersi dai piedi". Chi ha assistito alla scena si è detto imbarazzato.

Alla fine il direttore di Silere non possum lo ha salutato serenamente, ricordandogli che, qualora disponga di prove capaci di smentire ciò che questo giornale scrive e documenta, potrà sempre inviarle alla redazione: il diritto di replica, da noi, è garantito a chiunque. Fino a quando quelle prove non arriveranno, Silere non possum non cambierà una riga per compiacere Andrea Tornielli o per adeguarsi alla sua volontà.

È stato un vero e proprio agguato di stampo mafioso, costruito per intimidire il direttore di Silere non possum. Quel colloquio, del quale lo ribadiamo esistono diverse fonti (e prospettive) di prova, ha confermato ciò che dentro Palazzo Pio veniva riferito da tempo: Tornielli asseconda e incita il diffamatore seriale pregiudicato che pubblicava insulti omofobi e che è stato cacciato dalla sua diocesi di origine per i numerosi problemi creati. La cosa bella è che Tornielli lo ha definito: “Un problematico che attacca il Papa, che attacca tutti”, come a volerne prendere le distanze. Ma di questo parleremo più avanti.

Il bambino Tornielli che agisce da piccolo boomer violento

Il metodo di Andrea Tornielli è quello del bambino tronfio e risentito. Un cardinale di Santa Romana Chiesa, un arcivescovo o anche solo un prete nel suo medesimo incarico non avrebbero mai fatto ciò che Tornielli fa e ha fatto, se non altro perché consapevoli del ruolo che rivestono. Tanto è vero che in questi anni diversi cardinali e vescovi hanno fatto pressioni per evitare che venissero pubblicate proprio tutte le cose che lo riguardano: «Ma lasciatelo perdere, porello. Non lo vedete che ha problemi…». 

E certo, se Andrea Tornielli si limitasse ad agire da Andrea Tornielli lo avremmo anche lasciato perdere; ma poiché continua a comportarsi come se Vatican News fosse il suo blog e il Dicastero per la Comunicazione una sua proprietà, lasciar correre è diventato impossibile: l'immagine di Leone XIV ne esce fortemente colpita e rischia di essere trascinata in uno scandalo di dimensioni colossali.

Nel corso dell'agguato intimidatorio Tornielli ha addirittura sostenuto di aver seguito e messo like all'account diffamatorio per errore. Una versione imbarazzante non solo perché Tornielli seguiva e metteva like a diversi post, ma anche perché Silere non possum possiede prove del fatto che sul volo papale diversi giornalisti, lui compreso, si scambiavano il link di quell'account Twitter omofobo e insultante. E abbiamo prove anche del fatto che all'interno del Dicastero di quell'account si parlava irridendo Silere non possum ogni volta che veniva pubblicato un post. Possediamo inoltre prove di ciò che Salvatore Cernuzio e Andrea Tornielli dicono fra le mura di Palazzo Pio, salvo poi piagnucolare quando vengono irrisi da Silere non possum per la loro scarsa (o inesistente) professionalità e competenza.

Quando Tornielli ha sostenuto di essersi sbagliato a mettere like, il direttore gli ha fatto notare un dato semplice: «Strano che per errore tu non abbia mai seguito Silere non possum, che però visiti ogni giorno ed è la tua ossessione». Difatti, Tornielli inizia a monitorare Silere non possum dalle 4 del mattino, ora in cui inizia a spulciare qua e là su giornali e siti per conoscere "tutte le notizie del momento" e poi “ammorbare anche i suoi dipendenti nel Dicastero”. 

Le fonti interne al Dicastero raccontano poi di un vero e proprio feticcio sviluppato da Andrea Tornielli nei confronti di Silere non possum in questi anni. «Ci sono diversi siti o addirittura blog che scrivono cose schifose e vomitevoli sul Papa, tanto su questo che sul precedente, ma lui non se ne preoccupa. Oltre al fatto che questo non è il suo compito, non è pagato per questo. Silere non possum, invece, è una sua ossessione», confida una dipendente.

Alla redazione sono state consegnate prove di considerazioni fatte da Tornielli, sempre accompagnate da commenti insultanti, su questo giornale e sul suo direttore. «Lui è ossessionato. Segnala in continuazione i vostri post, anche in queste ore che è a Madrid invece di lavorare segnala i vostri post», riferisce una persona presente sul volo. Un'altra aggiunge: «Durante il Conclave stava impazzendo perché portavate alla luce tutte le sue gaffe. Anche durante le riunioni di redazione, quando è sotto pressione come negli ultimi mesi, minaccia di togliere lo smart working. Cerca modi per mettervi a tacere, quando in realtà tutto ciò che state dicendo è la verità e la cacciata di Ruffini lo dimostra chiaramente, altro che pensione».

Queste fonti si dicono "terrorizzate" persino all'idea di "proferire parola", perché un altro dei feticci di Tornielli sono proprio le fonti di Silere non possum, che ancora a Rimini ha bollato come "vigliacchi e vili". Dimentica però un dettaglio: se quelle fonti si affidano a Silere non possum è perché sanno di poter contare su una protezione totale, assicurata dalla professionalità e dalla struttura di questo giornale, e perché purtroppo non hanno altro modo per denunciare ciò che accade, viste le ritorsioni che vengono puntualmente messe in atto da lui e dai suoi “compari”. La differenza fra noi e Tornielli è una sola: noi diamo voce a chi viene vessato e ingiustamente esiliato; lui è sempre stato la tromba dei potenti che dovevano far fuori qualcuno. E i suoi scritti lo dimostrano ampiamente, con tutti i suoi "scoop" - o presunti tali - nei quali negli anni ha parlato di sesso, seminaristi, gay, ha tentato di fare la morale ai preti e ha servito i potenti e cricche come quella di Bergoglio per ottenere incarichi che gli fruttano stipendi a quattro cifre. Tornielli si è poi lamentato perché, per un certo periodo, Silere non possum lo aveva bloccato. Quel blocco era arrivato per una ragione precisa: Tornielli segnalava i nostri post nel tentativo di farli cancellare dalle piattaforme X e Meta, azioni che minano gravemente la libertà di stampa e mirano a colpire un quotidiano libero.

La reazione successiva è stata, a dir poco, infantile. Finita la discussione, è tornato nel gabbiotto di Vatican News e ha cominciato a seguire l'account di Silere non possum e quello del direttore. Il gesto, però, non ha cancellato l'odio, le segnalazioni e i tentativi di silenziamento: Tornielli ha continuato a segnalare, come confermano i suoi collaboratori anche sul volo papale, i post di Silere non possum che portano alla luce le sue azioni all'interno del Dicastero.

Perché stiamo parlando di personaggi goffi e imbarazzanti, che non si rendono conto di una differenza elementare. Un conto è scrivere che commettono errori di ortografia e di sintassi, che pubblicano cose non vere, che pubblicano post pieni zeppi di inesattezze, che agiscono con metodi tutt'altro che lodevoli nel Dicastero, e così via. Un altro conto è attaccare la persona sul personale, mettere in giro voci false e stringere alleanze con cricche criminali al solo scopo di colpire chi porta alla luce i loro intrighi. Ma abbiamo visto, nel Processo Sloane Avenue, quali sono le capacità di Andrea Tornielli.

Andrea Tornielli pensava di intimidire il direttore di Silere non possum. Ha sbagliato persona e ha sbagliato giornale. Chi agisce nella trasparenza, nella serenità e senza debiti da ripagare non teme gli agguati. Tornielli, invece, dovrebbe spiegare come sia arrivato dov'è, quali rapporti abbia costruito e quali protezioni gli abbiano consentito di occupare una posizione che oggi teme di perdere.

Un Dicastero gestito come proprietà privata

Per capire come si arrivi a tanto bisogna guardare a come è stato gestito, in questi anni, il Dicastero. Abbiamo dato voce a chi, in quegli uffici, aveva titoli di studio, competenze ed esperienza, e proprio per questo è stato emarginato, licenziato, mobbizzato. Professionisti seri, accantonati e mortificati per far spazio agli amici e ai sodali di Andrea Tornielli, Paolo Ruffini, Andrea Monda e Matteo Bruni. Gli intrighi che attraversano quegli uffici li abbiamo raccontati a più riprese: non chiacchiere da corridoio, ma un metodo di governo.

Anche le logiche di assunzione restano lontane anni luce dalla trasparenza che Papa Francesco invocava nei suoi scritti. Si è assunto per amicizia e per simpatia, lasciando il merito sullo sfondo. Quando la via diretta si rivelava impraticabile, si ricorreva a un piccolo valzer: ingresso in una mansione qualsiasi e, con comodo, spostamento nella casella desiderata.

Questi intrighi hanno sempre prodotto un danno enorme per la Santa Sede. Si va dai bollettini della Sala Stampa sgrammaticati e pieni di errori fino alle udienze generali pubblicate ore e ore dopo la fine dell'evento. E poi gli scivoloni che hanno fatto il giro del mondo: il «Pio XIV è stato eletto», il tweet della fumata data per bianca quando bianca non era, il «Leone XVI», e si potrebbe continuare. Chiamato a rispondere, Andrea Tornielli ha liquidato la faccenda con un'alzata di spalle: in tanti anni, gli errori capitano. «Saranno cento errori da quando sono arrivato nel 2018», ha detto testualmente. Una difesa che si ritorce da sola: cento errori Tornielli ne mette insieme in pochi giorni.

Eppure la realtà racconta altro. Quando a registrare gli errori sono Silere non possum e con esso migliaia di chierici e laici, l'ipotesi della svista isolata cade da sola, e resta un problema. E quel problema affonda le radici proprio nelle logiche di assunzione. Si prenda la gestione di un evento delicatissimo come il Conclave, affidata a una donna che ha voglia di apparire e di mettersi in mostra, disposta a tutto pur di farsi notare: l'errore arriva inevitabile, perché finisce per vedere anche quello che non c'è. E del resto, come si fa a mettere ai social media una che arriva dalla Radio Vaticana e il cui unico hobby è la musica jazz?

È per questo che in questi anni abbiamo raccontato le azioni di Andrea Tornielli e Paolo Ruffini, e con loro quelle di Andrea Monda e Matteo Bruni: la comunicazione vaticana non può essere trattata come una proprietà privata, né piegata agli interessi di una rete di potere che pretende di stabilire cosa si debba dire, come lo si debba dire e per bocca di chi. Quanto è accaduto negli ultimi giorni conferma il quadro che denunciamo da tempo. Più di un giornalista ha riferito a Silere non possum che Matteo Bruni e la macchina del Dicastero per la Comunicazione hanno fatto di tutto per far modificare articoli già pubblicati, cercando di convincere alcune redazioni a cambiare i testi nei passaggi in cui si parlava della cacciata di Paolo Ruffini.

A Palazzo Pio il metodo è collaudato. Quando la narrazione non coincide con quella desiderata, si alza il telefono, si preme sui giornali accreditati, si fa pesare la rete di relazioni costruita negli anni e si pretende di correggere la realtà. Sotto questa gestione la comunicazione vaticana ha sviluppato un riflesso preoccupante: manipolare la percezione, proteggere i propri uomini, colpire chi documenta le criticità. È un sistema che opera nell'ombra e che, quando i giornali non si lasciano influenzare, passa ad altri metodi.







Silere non possum pubblica solo una parte dell'imbarazzante agguato riservandosi di pubblicare il resto nei prossimi giorni

Un attacco alla libertà di stampa

Fallito il tentativo intimidatorio, e vedendo che nelle ultime settimane la sedia su cui siede ha cominciato a tremare violentemente, in queste ore il Direttore Editoriale dei Media Vaticani - e con lui, inevitabilmente, viene coinvolto il volto stesso del Papa - sta portando avanti azioni tanto inutili quanto fastidiose, con l'unico scopo di mettere a tacere Silere non possum e limitare la libertà di stampa. Azioni che, ovviamente, sono già state portate all'attenzione degli organismi per la libertà di stampa. A questi è stato segnalato che la Santa Sede, e con essa le persone che lavorano per il Papa, sta tentando di imbavagliare un giornale online che da tempo porta alla luce intrighi e magagne consumati ai danni della Chiesa e del Papa stesso.

Si tratta di un episodio di estrema gravità, che coinvolge tanto alcuni membri del Meeting di Rimini quanto alcuni collaboratori di Tornielli. Che uno degli uomini incaricati della comunicazione del Papa abbia scelto di tendere un agguato intimidatorio con quel metodo tipicamente mafioso all'italiana è cosa gravissima, che getta una luce sinistra non soltanto sulla Santa Sede, ma sul Papa stesso.

Il direttore dei media vaticani ha organizzato un agguato di stampo intimidatorio e mafioso ai danni di Silere non possum, arrivando persino a chiedere a membri di Comunione e Liberazione di farsi complici, avvisandolo dell'arrivo del direttore. E ancora oggi continua a infastidire un quotidiano libero che non si piega ai suoi capricci e alle sue intimidazioni, che protegge le proprie fonti e ne porta alla luce le azioni, e che agli occhi di Tornielli avrebbe l'unica colpa di raccontare ciò che accade dentro i suoi uffici. 

La domanda che resta

La Santa Sede non può fingere di non vedere. Il Papa non può ignorare ciò che accade dentro il Dicastero per la Comunicazione. Se tutto questo non avrà fine, sarà inevitabile ritenere la Santa Sede politicamente e istituzionalmente responsabile di un sistema che tenta di imbavagliare Silere non possum, ma anche tutti coloro che vogliono che emerga la verità. 

La nomina di María Montserrat Alvarado apre una fase nuova.
E se questa fase dovrà essere davvero nuova, dovrà cominciare da una domanda semplice: chi ha usato la comunicazione vaticana come strumento di pressione, intimidazione e vendetta personale può restare al suo posto?

Silere non possum continuerà a fare il proprio lavoro. Continuerà a pubblicare documenti, audio, video, prove e testimonianze. E più Tornielli continuerà, più noi andremo avanti. Molto presto uscirà altro materiale. E chi ha costruito nell'ombra un sistema di potere, di pressione e di diffamazione sappia una cosa: non sarà il bavaglio a fermare la verità. 

P.L. e d.F.V.
Silere non possum

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