Una mattina d'estate, l'attesa di una giornata insieme ai ragazzi, e poi la tragedia. Don Francesco Andreoli, sacerdote salesiano di trentasei anni, e Alberto Fioretto, animatore di sedici, hanno perso la vita giovedì 25 giugno 2026 in un incidente avvenuto sulla Superstrada Pedemontana Veneta. Con loro viaggiava una terza persona, rimasta ferita. La notizia, diffusasi in poche ore, ha gettato nel lutto l'intero Alto Vicentino, e in modo particolare Schio, dove don Andreoli era considerato l'anima dell'oratorio salesiano.

La dinamica

Il sinistro si è verificato attorno alle 9:15, all'interno della galleria tra Malo e Castelgomberto, in direzione di Montecchio Maggiore. Secondo una prima ricostruzione, supportata anche dalle testimonianze raccolte sul posto, l'auto guidata dal salesiano avrebbe leggermente tamponato un camion che la precedeva. Sacerdote e animatore sarebbero scesi dalla vettura per scusarsi dell'accaduto, e il camionista avrebbe suggerito loro di spostare l'auto, ferma in una posizione pericolosa per i mezzi in arrivo. È stato in quel momento, appena risaliti a bordo, che la loro vettura è stata urtata con violenza da un'altra automobile sopraggiunta nella galleria, finendo poi contro la barriera di cemento che delimita la carreggiata. Il conducente quarantenne della seconda auto è rimasto a sua volta ferito. Don Andreoli - che il prossimo 15 luglio avrebbe compiuto trentasette anni - e il giovane Alberto erano diretti al parco di Gardaland, dove li attendevano i ragazzi e le ragazze partecipanti all'Estate Ragazzi, in viaggio con altri mezzi. Già nel pomeriggio, nel Duomo cittadino, è stata celebrata una Santa Messa in loro suffragio.

«Il tempo del silenzio»

In una nota congiunta, la Comunità Salesiana di Schio, l'Ispettoria Salesiana «San Marco» dell'Italia Nord Est e il Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto hanno espresso il proprio cordoglio, scegliendo la sobrietà del raccoglimento più che le parole: «Di fronte a un dramma così improvviso e profondo, che spezza la vita di un giovane sacerdote e di un ragazzo, ogni parola appare inadeguata. Questo è il tempo del raccoglimento, del silenzio e del rispetto per il dolore delle famiglie di Alberto e don Francesco». La Famiglia Salesiana ha invitato quanti li hanno conosciuti a stringersi «in una preghiera corale e silenziosa», per affidare le due vittime «all'abbraccio misericordioso del Padre».

Un ricordo colmo di gratitudine

Nelle ore successive alla tragedia sono giunte numerose testimonianze, segno del bene seminato dalle due vittime negli anni - pochi - della loro vita. «Custodiamo il ricordo di due persone che hanno lasciato un segno nelle vite di tanti», ha dichiarato il sindaco Cristina Marigo, unendo l'abbraccio dell'intera città al lutto della comunità salesiana. Particolarmente sentito il ricordo del consigliere della Regione Veneto Carlo Cunegato, che ha tratteggiato la figura del sacerdote come quella di «un gran costruttore, un uomo al servizio della comunità». Cunegato ne ha ricordato l'instancabile dedizione: i ragazzi e le famiglie che, grazie all'oratorio, sceglievano la presenza al posto della solitudine, il dialogo invece dello schermo, lo sport quotidiano come «palestra di vita», i corsi di italiano per stranieri del sabato. «Lui c'era sempre», ha scritto. «Non ci resta che lavorare perché i semi che hanno piantato don Francesco e questo ragazzo continuino a germogliare». Anche la consigliere regionale Chiara Luisetto ha voluto ricordare il sacerdote, conosciuto poche settimane prima in occasione di un torneo di calcio femminile a Schio: «Un giovane sacerdote pieno di amore per la sua comunità, soprattutto per i più giovani».

Numerose, infine, le società sportive cittadine - vicine a don Andreoli per passione e per l’impegno con i giovani - che lo hanno salutato sui social. La «Calcio Schio» lo ha ricordato come capace «di lasciare il segno in chiunque lo conoscesse», mentre la «Concordia Basket» ha affidato il proprio dolore a poche righe: «Ci sono persone che lasciano il segno, tu lo hai fatto con la semplicità dei grandi. Vogliamo ricordarti con il tuo sorriso». Solo due giorni prima dell'incidente, don Andreoli aveva coordinato la visita all'oratorio estivo di Gianluigi Buffon, ex portiere della Nazionale e campione del mondo nel 2006. Un'ultima immagine di quella che era stata, fino all'ultimo, la sua vocazione: stare in mezzo ai ragazzi.

S.F.
Silere non possum

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