Canterbury - Con l’intronizzazione ufficiale nella cattedrale, l’arcivescovo di Canterbury ha assunto pienamente il proprio ministero alla guida della Chiesa d’Inghilterra e, simbolicamente, dell’intera Comunione anglicana. Un passaggio che, per tradizione, ha una portata che va oltre il contesto nazionale e si colloca dentro l’equilibrio più ampio delle relazioni tra le Chiese cristiane.

In questo quadro si inserisce il messaggio inviato da Leone XIV al nuovo arcivescovo, Sarah Mullally. Una lettera formale, ma densa di riferimenti ecclesiali e teologici, nella quale il Papa riconosce il peso dell’incarico assunto “in un momento impegnativo nella storia della famiglia anglicana”. Il tono è quello di un incoraggiamento che non ignora le difficoltà: il riferimento esplicito è alle responsabilità che superano i confini della diocesi di Canterbury e coinvolgono l’intera Comunione anglicana.

Leone XIV richiama anzitutto il fondamento spirituale del ministero, invocando il dono della sapienza e la guida dello Spirito Santo. Il Papa, inoltre, richiama esplicitamente l’incontro del 1966 tra san Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey, presentandolo come un passaggio che ha aperto una stagione nuova nei rapporti tra cattolici e anglicani. In quella occasione, ricorda, si avviò un cammino segnato dalla “carità cristiana” e da un dialogo teologico che ha trovato espressione nelle attività della Commissione internazionale anglicano-cattolica (ARCIC). Leone ricorda che questo percorso ha prodotto frutti concreti e continua a rappresentare uno spazio reale di collaborazione. Tuttavia, il Pontefice non elude le difficoltà. Richiama le tensioni emerse negli ultimi anni e cita la consapevolezza, già espressa da Francesco e dall’arcivescovo Justin Welby, che nuove circostanze hanno generato nuove divergenze. Nonostante questo, insiste su un punto: le differenze non cancellano il riconoscimento reciproco come fratelli in Cristo, fondato nel battesimo.

La prospettiva indicata è chiara: il dialogo deve proseguire “nella verità e nella carità”, perché solo in questa dinamica può emergere una testimonianza credibile del Vangelo. L’unità, sottolinea, non è un obiettivo autoreferenziale, ma è orientata alla missione: rendere Cristo conosciuto in un mondo segnato da fragilità e conflitti.

Mullally, ha risposto con una missiva inviata da Lambeth Palace pochi giorni dopo l’intronizzazione. La nuova guida della Comunione anglicana accoglie il messaggio papale come un sostegno concreto al proprio ministero e riconosce il valore del cammino ecumenico, citando esplicitamente il lavoro di ARCIC e IARCCUM.

Nel suo testo emerge una convergenza significativa: il dialogo tra le Chiese viene descritto non solo come un processo istituzionale, ma come una vocazione condivisa. L’arcivescovo riprende l’espressione “verità e carità”, facendone la chiave per una testimonianza comune del Vangelo. Non manca un richiamo diretto alle parole pronunciate da Leone XIV nel 2025, quando indicava tra le priorità del vescovo di Roma il ristabilimento di una comunione piena e visibile tra i cristiani. Mullally si colloca esplicitamente dentro questa prospettiva, definendo il proprio ministero come un servizio all’unità all’interno della Comunione anglicana e nel rapporto con le altre Chiese. L’arcivescovo descrive la comunità cristiana come corpo chiamato ad accogliere la Parola, a custodirla e a generare vita per il mondo. Mullally chiede esplicitamente la preghiera del Papa per la Chiesa d’Inghilterra e per la Comunione anglicana, indicando nello Spirito Santo il principio che può guidare un cammino segnato da tappe graduali e da inevitabili tensioni.

Il dialogo tra Roma e Canterbury prosegue, senza ignorare le divergenze ma senza ridurvisi. In una fase in cui le fratture interne al mondo cristiano restano evidenti, entrambe le parti indicano nella dimensione spirituale e nella testimonianza comune i criteri per orientare il percorso.

R.V.
Silere non possum



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