Colonia - In Duomo, lunedì 30 marzo 2026, il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia, ha presieduto la Santa Messa Crismale e ha consegnato al clero e ai fedeli un’omelia di particolare rilievo, tutta costruita attorno al rapporto tra ministero sacerdotale ed Eucaristia. Fin dalle prime parole, il cardinale ha collocato il rinnovato “sì” dei sacerdoti dentro la logica della tradizione della Chiesa e della fedeltà ai misteri di Cristo celebrati nella liturgia.
Il punto centrale del suo discorso è la sacra liturgia come cuore del sacerdozio. Woelki ha ricordato che, se la liturgia è, come afferma il Concilio Vaticano II, il culmine e la fonte della vita ecclesiale, allora essa lo è anche per la vita del sacerdote. Per questo ha affermato: «Anche se il nostro ministero non si esaurisce certo nella celebrazione del culto, tuttavia la celebrazione della sacra liturgia è il centro del nostro servizio sacerdotale». E ha aggiunto che essa è insieme vertice e fonte, perché tutta l’azione sacerdotale tende alla comunione con Cristo e da quella comunione deve continuamente ricevere rinnovamento. Per esprimere questa realtà, l’arcivescovo ha ripreso un’immagine di Giovanni XXIII, quella del “pozzo del villaggio”, al quale tutte le generazioni attingono la stessa acqua viva e fresca.
Una preoccupazione: la predicazione
Da questa impostazione teologica discende anche un’indicazione pastorale molto precisa sulla predicazione. Woelki ha insistito sul fatto che l’omelia non può essere considerata un elemento separabile dalla presidenza eucaristica. Ha ricordato che, fin dall’antichità, colui che presiede l’Eucaristia svolge anche il servizio dell’annuncio della Parola di Dio nell’omelia durante la Santa Messa. Per questo ha messo in guardia «di fronte ai tentativi odierni di separare l’annuncio della Parola di Dio nell’omelia dalla presidenza della celebrazione eucaristica», invitando i sacerdoti a custodire «questo importante nesso teologico» e a non cedere a una «visione puramente funzionalistica». Il richiamo è chiaro: la predicazione nella Messa non va delegata con leggerezza a chi non presiede l’Eucaristia, perché essa appartiene alla struttura stessa dell’azione liturgica e del ministero sacerdotale.
Celebrare quotidianamente i divini misteri
L’altro grande passaggio dell’omelia riguarda la celebrazione quotidiana della Santa Messa. Per Woelki non si tratta di una consuetudine facoltativa né di una devozione privata lasciata alla sensibilità del singolo presbitero. Dopo aver ricordato che nell’Eucaristia si compie continuamente l’opera della redenzione, il cardinale ha ribadito che la Chiesa «raccomanda con forza, soprattutto a noi sacerdoti, la celebrazione quotidiana della santa Messa». E ha precisato con parole molto chiare e accorate: «Anche se a partecipare fossero pochi fedeli, o persino nessuno, la celebrazione quotidiana della Messa rimane per noi sacerdoti sensata e spiritualmente quasi vitale». Non solo. Ha aggiunto: «La celebrazione quotidiana della Messa, per noi sacerdoti, non è semplicemente un esercizio di devozione. Al contrario, essa è costitutiva del nostro essere e del nostro agire sacerdotale».
Il cardinale ha spiegato, quindi, che l’Eucaristia non è semplicemente una pratica tra le altre, ma è il luogo nel quale la Chiesa stessa prende forma. Woelki lo afferma con una formula molto densa: «La Chiesa non si limita a celebrare l’Eucaristia: nasce anche da essa».
© KNA/Theo BarthWoelki mette in guardia il clero
L’arcivescovo ha ribadito anche che la celebrazione eucaristica domenicale «non può essere sostituita né scambiata con altro», e ha espresso la propria preoccupazione per la crescente diffusione di celebrazioni della Parola che, in alcuni luoghi, prendono il posto della Messa, talvolta anche con distribuzione della santa Comunione. «Attraverso una simile prassi rischiamo, poco a poco, di perdere la nostra identità cattolica», ha detto con tono sofferente il cardinali ai presbiteri. Ha poi descritto le conseguenze concrete di questa deriva: alcuni fedeli si spostano dove viene celebrata la Santa Messa, altri restano a casa, altri ancora finiscono per ritenere sufficiente una celebrazione della Parola.Il passaggio più duro arriva quando denuncia l’esistenza di ambienti nei quali si dice apertamente di voler fare tutto il possibile per rendersi indipendenti dal sacerdote e dal suo ministero. La sua conclusione, su questo punto, non lascia spazio a equivoci: «Questo, cari confratelli, non è più cattolico, e vi chiedo con insistenza di opporvi a tutto ciò fin dall’inizio».
Woelki ha anche indicato una possibile via di rinnovamento, richiamando un’antica prassi cristiana, rimasta viva nelle Chiese orientali e presente in Occidente fino al XIX secolo: una sola Eucaristia domenicale come raduno dell’intera assemblea. Secondo l’arcivescovo, la celebrazione eucaristica della domenica deve servire a raccogliere la comunità, non a disperderla «quasi in una sorta di diaspora». Per questo ha suggerito di riflettere sul recupero di tale impostazione nelle grandi unità pastorali e nelle parrocchie, vedendovi una possibile strada per un rinnovamento spirituale ed eucaristica dell’arcidiocesi. L’omelia pronunciata davanti al presbiterio di Colonia rappresenta un passaggio di rara chiarezza da parte di un pastore chiamato a confermare nella fede fedeli e sacerdoti in un contesto, come quello tedesco, attraversato da tensioni ecclesiali, sperimentazioni pastorali e spinte che tendono a ridefinire il rapporto tra ministero ordinato, comunità e liturgia. In questo scenario, le parole del cardinale Rainer Maria Woelki si impongono come un richiamo netto alla dottrina cattolica e alla prassi della Chiesa. Una posizione così esplicitamente fedele alla tradizione e a Roma gli è costata, negli anni, ostilità crescenti, campagne di delegittimazione e tentativi di ottenerne l’allontanamento dalla guida dell’arcidiocesi attraverso accuse infamanti rivelatesi prive di fondamento. Proprio per questo, per molti sacerdoti e fedeli che continuano a chiedere chiarezza, centralità dell’Eucaristia e fedeltà ecclesiale, questo testo risuona come acqua fresca.
p.P.H.
Silere non possum