Principato di Monaco - Nel pomeriggio, quando la luce torna a distendersi sul Principato e il sole si apre a tratti sopra le tribune, la visita di Leone XIV raggiunge il suo momento più ampio e più visibile. Dopo l’incontro con i giovani e i catecumeni, alle 14.45 il Pontefice si trasferisce allo Stadio Louis II. All’arrivo attraversa lo spazio dei fedeli in golf cart, salutando da vicino la folla raccolta per la Messa. 

In una terra che lo stesso Papa ha descritto come chiamata alla custodia dell’amicizia sociale e alla responsabilità del bene comune, quel passaggio tra la gente dà alla celebrazione un tono preciso: non la distanza dell’evento solenne, ma la vicinanza del pastore. Le bandierine bianche e gialle del Vaticano e quelle biancorosse del Principato si muovono nel vento leggero del pomeriggio. Intorno alle 15.30 comincia la Celebrazione Eucaristica, centro liturgico e spirituale di una giornata fitta di sguardi ed emozioni. 

L’omelia di Leone XIV prende le mosse dal Vangelo di Giovanni, dal momento in cui il sinedrio decide di uccidere Gesù dopo la risurrezione di Lazzaro. Il Papa non addolcisce il racconto evangelico, non lo riduce a una pagina lontana. Lo prende nella sua crudezza. Gesù viene condannato proprio perché ha ridato vita, proprio perché ha restituito speranza, proprio perché si è mostrato capace di entrare nel dolore umano fino alle lacrime versate davanti alla tomba dell’amico.

Il punto su cui Leone XIV insiste è il carattere volontario di quella decisione. Non un incidente, non un tragico concatenarsi di circostanze, ma una scelta maturata dentro la paura. Caifa e il sinedrio non vedono in Gesù il Messia atteso; vedono qualcuno che altera gli equilibri, che muove il popolo, che apre una speranza non controllabile. Il Papa parla di “calcolo politico”, e la formula basta da sola a dare all’intera omelia una forza particolare. Perché la questione non riguarda soltanto l’incomprensione religiosa. Riguarda il potere quando si sente minacciato. Riguarda uomini e donne che, per conservare ordine, influenza, posizione, preferiscono colpire l’innocente. Lo vediamo ancor oggi, nella nostra quotidianità, quando nel buio e nell’ombra si trama contro un nemico comune.  Nel racconto evangelico, osserva Leone XIV, c’è già molto di ciò che continua a segnare la storia umana. Da una parte si manifesta l’opera di Dio, che libera e salva; dall’altra agiscono autorità disposte a sopprimere senza scrupoli. Il Papa non trasforma questo contrasto in uno schema astratto. Lo lascia agire nella coscienza degli ascoltatori. La morte di Gesù non appare come la vittoria del male su un giusto inerme, ma come il punto in cui l’odio dell’uomo e il disegno di salvezza di Dio si incrociano in modo drammatico. Anche Caifa, nel momento in cui pronuncia il suo verdetto, finisce per dire più di quanto intenda: senza saperlo, profetizza che Gesù dovrà morire per il popolo.

Lazzaro, in questa lettura, non resta soltanto l’uomo richiamato fuori dal sepolcro. Diventa il segno che anticipa la Pasqua. Diventa l’annuncio di una vita che entra nella morte e non ne resta prigioniera. Leone XIV guarda quel miracolo come a una soglia: davanti al sepolcro di Betania si comincia già a intravedere il destino di Cristo, la sua passione, la sua morte, la sua risurrezione. E insieme si intravede il destino dell’uomo redento. La fede cristiana, dice in sostanza il Papa, nasce qui: non in una teoria consolatoria, ma nella certezza che Dio non lascia l’uomo sotto il dominio della morte. Per questo il discorso si allarga rapidamente al presente. Leone XIV parla degli innocenti che ancora oggi vengono colpiti, delle molte ragioni apparenti con cui si giustifica la loro eliminazione, dei calcoli che continuano a decidere chi può essere sacrificato. Non c’è bisogno di aggiungere altro per comprendere quanto l’omelia guardi alle guerre, alla violenza, ai potenti, agli inciuci, ai popoli feriti, agli ultimi che pagano il prezzo delle ambizioni altrui. Il Papa non indugia in analisi geopolitiche; preferisce una parola più radicale. Ogni volta che l’innocente viene schiacciato, ogni volta che la sua vita è trattata come ostacolo o scarto, la storia del Vangelo torna a presentarsi davanti agli uomini.

Su questo sfondo prende rilievo uno dei termini più importanti dell’omelia: misericordia. Leone XIV la presenta come il vero nome dell’onnipotenza di Dio. Non una misericordia sentimentale, non una vaga disposizione d’animo, ma la forza con cui Dio strappa l’uomo al suo sepolcro, lo rialza, lo restituisce alla vita. La misericordia, dice il Papa, si prende cura dell’esistenza umana in ogni sua stagione: quando sboccia nel grembo, quando cresce, quando si indebolisce, quando conosce la malattia e la solitudine.

La prima lettura, tratta da Ezechiele, permette a Leone XIV di soffermarsi sul tema della liberazione. Non una liberazione individuale, quasi privata, ma un’opera che tocca un popolo, le sue relazioni, il suo modo di stare davanti a Dio e davanti agli altri. Ezechiele parla di purificazione dagli idoli. Il Papa dedica a questo punto alcune delle immagini più efficaci dell’omelia. L’idolo, spiega, è ciò che rimpicciolisce lo sguardo. È una visione ridotta della realtà. È tutto ciò che cattura il cuore fino a renderlo schiavo. Così anche beni in sé grandi e buoni possono diventare strumenti di corruzione: il potere quando degenera in predominio, la ricchezza quando si trasforma in bramosia, la bellezza quando si piega alla vanità.

Il bersaglio non è il possesso in sé, ma il cuore che si lascia comprare. Leone XIV descrive gli idolatri come uomini dalle vedute corte, incapaci di andare oltre ciò che abbaglia. È un linguaggio biblico, ma suona con estrema attualità in un contesto come quello monegasco, segnato dalla compresenza di grandi patrimoni, finanza internazionale, turismo, privilegi sociali e lavoro di servizio. Nelle parole del Papa non c’è compiacimento polemico, ma la richiesta limpida che ogni bene ricevuto sia pensato secondo una destinazione più ampia, non trattenuto come proprietà chiusa, non separato dalla giustizia. Il riferimento a sant’Agostino aggiunge profondità teologica senza spezzare il ritmo dell’omelia. L’uomo si libera dal dominio degli idoli quando crede in colui che lo rialza con l’umiltà. Cristo, dunque, non sconfigge il male schiacciandolo dall’esterno, ma attraversandolo con l’amore. Non castiga per imporsi; salva per ricondurre a sé. La promessa di Dio - “saranno mio popolo e io sarò il loro Dio” - torna così come il centro di un’alleanza ricostruita, di una storia riaperta, di una vita sottratta alla sterilità della paura.

Nella parte finale Leone XIV collega l’idolatria alle guerre che insanguinano il presente. Parla dell’idolatria del potere e del denaro come di una radice concreta dei conflitti. Dice che ogni vita spezzata è una ferita al corpo di Cristo. Chiede di non abituarsi al fragore delle armi e nemmeno alle immagini di guerra, come se la ripetizione potesse rendere sopportabile ciò che resta scandaloso. La pace, aggiunge, non coincide con un equilibrio provvisorio tra forze contrapposte. Nasce piuttosto da cuori purificati, capaci di guardare l’altro non come un nemico da abbattere ma come un fratello da custodire. Alla Chiesa di Monaco il Papa affida un compito molto concreto: testimoniare questa visione della vita dentro la pace e dentro la benedizione di Dio. La gioia cristiana, ricorda, non si conquista come una scommessa vinta; si comunica nella carità. E la carità ha volti precisi, situazioni precise, età precise: la vita nascente e indigente, da accogliere e custodire; la vita giovane e quella anziana, da sostenere nelle prove; la vita sana e quella malata, spesso sola, sempre bisognosa di accompagnamento. È una pagina che tiene insieme dottrina sociale, difesa della vita, pastorale della fragilità e responsabilità ecclesiale, senza disperdersi in un elenco. Quando si avvia alla conclusione, l’omelia torna ancora una volta all’immagine della Quaresima del mondo. Il male continua a imperversare, i cuori rischiano l’indifferenza, e tuttavia il Signore prepara la sua Pasqua. Il segno di questo passaggio, dice Leone XIV, è l’uomo stesso: Lazzaro chiamato fuori dal sepolcro, il peccatore perdonato, il Crocifisso Risorto che apre la via della salvezza. Cristo è «la via, la verità e la vita», e la missione della Chiesa consiste nel donare al mondo la vita di Dio. Nessun compito appare più alto. Nessun compito, fa capire il Papa, può essere assolto senza il dono di sé al prossimo.

Al termine della celebrazione, l’arcivescovo di Monaco, Dominique-Marie David, rivolge al Pontefice parole di ringraziamento. Prima di lasciare lo stadio, Leone XIV incontra alcune persone assistite da associazioni ecclesiastiche e laiche. È quasi un’ultima nota coerente con quanto ha appena predicato: la vita concreta, la fragilità, il volto singolare di chi ha bisogno di essere guardato non da lontano ma da vicino. Alle 17.15 il Papa lascia lo Stadio Louis II e si dirige verso l’eliporto. Seguono la cerimonia di congedo, il saluto al Principe Alberto II e alla Principessa Charlène, il passaggio davanti alla Guardia d’Onore. Alle 17.30 l’elicottero parte alla volta della Città del Vaticano. L’atterraggio avviene alle 18.57. Subito dopo la partenza, Leone XIV fa pervenire al Sovrano del Principato un telegramma di gratitudine per l’accoglienza ricevuta, invocando per Monaco il dono della pace e della forza.

Resta l’impressione di una visita breve nel tempo e contenuta nello spazio, ma densa nella sostanza. Nel pomeriggio del Principato, tra il mare, la luce che andava e veniva e le bandiere agitate dal vento, Leone XIV ha ricondotto lo sguardo all’essenziale: la vita umana, la sua dignità, il dovere di difenderla quando viene minacciata dal potere, piegata dagli idoli del denaro e della forza, ferita dalla guerra. È stata una visita destinata a lasciare un segno nella storia del Principato, ma anche una tappa che il Papa ha vissuto con evidente gioia, toccato dalla bellezza e dalla singolare identità di questo piccolo lembo d’Europa.

d.C.B.
Silere non possum

Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!