Milano - Nel pomeriggio di oggi, nel Duomo di Milano, l’Arcivescovo Mario Enrico Delpini ha presieduto la Santa Messa nell’Anniversario della morte di don Luigi Giussani (1922–2005), sacerdote ambrosiano e fondatore di Comunione e Liberazione. Al centro dell’omelia Delpini ha detto: di Giussani “si può dire” soprattutto questo, che “è stato un uomo di Dio”.
La predicazione si è aperta con un’immagine ripetuta come un refrain: “Si affacciano, uomini e donne, si affacciano sull’orlo dell’abisso”. Delpini ha descritto quell’“abisso” come il punto in cui la vita costringe a superare la superficie: “oltre la banalità, oltre la supponenza, oltre le cose imparate dai libri, oltre le formule stanche”. La domanda, in Duomo, è riecheggiata: che cosa accade quando l’uomo smette di proteggersi con scorciatoie e si misura con ciò che non controlla?
Nella prima parte dell’omelia, l’Arcivescovo ha contrapposto due atteggiamenti. Da una parte, il panico che spinge a richiudersi “nella banalità”, a “spegnere le domande”; dall’altra, lo sguardo di chi non scappa e resta davanti al mistero. È qui che Delpini colloca la fisionomia spirituale di Giussani: “Gli uomini di Dio si affacciano sull’orlo dell’abisso e… sono stupiti dalla voce che chiama”, ha detto, richiamando la rivelazione che non cancella il buio, ma apre una strada dentro la paura. In questo orizzonte, l’Arcivescovo ha consegnato un’immagine: la fede come esperienza di chiamata e di consolazione, fino alla capacità di un amore “libero e puro”, “crocifisso”, ricevuto prima ancora che agito.
La seconda parte si è spostata “sull’abisso del cuore umano”, dove convivono “amore e odio”, “dedizione e pretesa”, “bontà e cattiveria”. Delpini ha fatto risuonare il Vangelo nella sua durezza (“vi consegneranno ai sinedri…”) e ha dato un volto alla violenza: “feriti che feriscono”, “offesi che offendono”. Poi il passaggio decisivo: chi è di Dio non idealizza l’uomo, ma ne riconosce, con “libertà e audacia”, i segni di un’origine più grande. “Nel cuore umano… riconoscono tratti dell’immagine di Dio e della vocazione all’amore”, ha affermato, indicando la responsabilità di “riaccendere” “compassione”, “benevolenza”, “sete di infinito”, “nostalgia di Dio”. È su questo crinale che Delpini è tornato alla sua “definizione” di Giussani: “Che cosa si può dire di don Giussani?… è stato un uomo di Dio”.
Infine, l’Arcivescovo ha letto l’“abisso” dentro le relazioni: famiglie, comunità, gruppi, movimenti. Ha descritto lo scandalo di legami che si spezzano e appartenenze che si raffreddano, fino all’estraneità. In questo punto l’omelia ha assunto un tono apertamente pastorale: Delpini ha presentato gli “uomini e donne di Dio” come persone che “si mettono di mezzo”, “per intercedere”, “per riconciliare”, “per restituire lo splendore della fraternità e dell’amicizia”. E ha scandito quasi come un appello, rivolto a tutti: “Praticate… la via del perdono, lasciatevi riconciliare con Dio!”. Anche qui, il riferimento a Giussani è stato esplicito, con la stessa formula ripetuta per tre volte: “è stato un uomo di Dio”.
Chi era don Luigi Giussani
Nato a Desio il 15 ottobre 1922, formatosi in un ambiente familiare segnato da fede e sensibilità culturale, Giussani ha maturato presto una passione educativa capace di tenere insieme ragione e desiderio. L’ascolto del Prologo di Giovanni (“E il Verbo si fece carne”), è stato per lui decisivo e Giussani descriverà quel momento come una svolta, perché “l’istante” non gli apparirà più “banalità”. Negli anni dell’insegnamento e dell’accompagnamento dei giovani, la sua intuizione si tradurrà in un metodo: mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita, fino alla nascita di una compagnia ecclesiale divenuta nel tempo il Movimento di Comunione e Liberazione, diffuso ben oltre i confini di Milano.
Verso la beatificazione: conclusa la fase diocesana
Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo Mario ha poi comunicato un appuntamento che guarda direttamente alla causa di canonizzazione di Giussani. Giovedì 14 maggio, Ascensione del Signore, alle 17, nella Basilica di Sant’Ambrogio, l’Arcivescovo presiederà la Santa Messa che segnerà la conclusione della fase diocesana dell’Inchiesta in vista della beatificazione e della canonizzazione. Nel dare l’annuncio, Delpini ha ricordato Giussani con parole che legano identità diocesana e fecondità ecclesiale: «un sacerdote ambrosiano, innamorato della nostra Chiesa, che volle servire per tutta la sua vita con l’ardore del suo animo e del suo zelo… Penso… al dono che è per la Chiesa universale il Movimento e la Fraternità di Comunione e Liberazione, il cui fecondo carisma è diffuso ormai in tutto il mondo».
d.L.V.
Silere non possum