Città del Vaticano - Sabato 17 gennaio 2025, all’interno della Basilica di San Pietro, nella Cappella del Santissimo Sacramento, durante la consueta Adorazione Eucaristica, si è consumato l’ennesimo atto di vandalismo. Un episodio che si inserisce in una sequenza ormai ricorrente e che riaccende interrogativi pesanti sulla gestione della sicurezza nel luogo più sacro della cristianità.
Diversi episodi gravissimi in poco tempo
Da quando Mauro Gambetti è alla guida della Basilica Vaticana come Arciprete, gli episodi di violazione e profanazione si sono moltiplicati. Non si tratta di fatti isolati né di gesti marginali: la cronologia parla di accessi indebiti, altari violati, simboli sacri danneggiati, spesso in presenza di fedeli e senza un intervento tempestivo di sampietrini e Gendarmeria.
Il 7 febbraio 2025, un uomo di origine rumena ha superato indisturbato i cordoni di sicurezza, è salito sull’altare e ha scaraventato a terra sei candelieri, danneggiandoli gravemente. Ha avuto persino il tempo di rimuovere la tovaglia dell’altare prima che qualcuno intervenisse. La Gendarmeria è arrivata solo dopo diversi minuti, quando il danno era ormai compiuto.
Ancora prima, il 1° giugno 2023, un trentenne completamente nudo, con la scritta “Save children of Ukraina” sulla schiena, si era arrampicato sull’altare maggiore. Le immagini fecero rapidamente il giro del mondo, lasciando attoniti fedeli e osservatori. Anche in quel caso, l’azione si svolse senza che i dispositivi di prevenzione riuscissero a fermarla in tempo. L’ultimo episodio, in ordine cronologico, è avvenuto venerdì 10 ottobre 2025. Mentre migliaia di fedeli attraversavano la Porta Santa, un uomo è salito sull’altare maggiore e, davanti ai presenti attoniti, si è denudato completamente, mostrando i genitali e urlando parole sconnesse. Una scena di profonda umiliazione per il luogo e per chi vi si trovava a pregare.
È stato necessario l’intervento diretto di Leone XIV perché venisse imposto al cardinale Mauro Gambetti un rito di riparazione immediato: senza quella disposizione, il rito non sarebbe stato celebrato. Quando la riparazione è stata poi effettivamente celebrata, dagli organi ufficiali di informazione della Santa Sede non è arrivata alcuna comunicazione. L’unica cosa certa è che anche in quella circostanza ai presenti era stato richiesto di custodire il silenzio su quanto accaduto.

Un solo ordine: “Silenzio!”
In quelle circostanze, però, fu impossibile contenere la notizia: l’episodio si consumò sotto gli occhi di decine di turisti, molti dei quali avevano già i cellulari in mano e le registrazioni video avviate. Anche di fronte ai tentativi di arginare la diffusione delle immagini - e agli ordini espliciti di “cancellare i video dal cellulare” impartiti da sampietrini e Gendarmeria perfino ai turisti - la fuoriuscita della notizia risultò inevitabile. Questa volta, invece, l’ordine di silenzio è andato a segno perché tutto è accaduto nella Cappella del Santissimo Sacramento. Il contesto ha reso più semplice una gestione riservata dell’episodio: si tratta di un’area meno frequentatarispetto ai punti di maggiore afflusso della Basilica e, soprattutto, dove vige il divieto di utilizzo dei cellulari. Un vincolo che, di fatto, ha ridotto al minimo la possibilità di produrre e far circolare video, permettendo a Gambetti di evitare che immagini dell’accaduto diventassero di dominio pubblico.
Eppure, alcuni presenti riferiscono una dinamica precisa: l’autore sarebbe stato un uomo adulto con carnagione scura che avrebbe scaraventato a terra quanto si trovava sull’altare: candelieri, ostensorio e tovaglie. Un gesto che, per il luogo e la circostanza, è di una gravità inaudita. La Cappella è stata sgomberata e chiusa al pubblico per permettere di risistemare tutto.
A rendere il quadro ancora più inquietante è l’ordine di silenzio che, di volta in volta, viene imposto a canonici, sampietrini e presenti. È una prassi che Mauro Gambetti usa in molteplici occasioni: la stessa logica già sperimentata nei confronti dei dipendenti per ciò che accade nella Fabbrica di San Pietro. In questo modo si comprime la libertà delle persone, si scoraggia chi vorrebbe svelare la verità e si alimenta un clima di pressione psicologica che ha il sapore del timore e dell’intimidazione.
Un nodo da risolvere al più presto
Nel loro insieme, questi episodi restituiscono un quadro inquietante: vigilanza indebolita, presidi ridotti, reazioni tardive. La conseguenza è una custodia meno efficace di uno spazio che, per la Chiesa cattolica, costituisce il cuore della fede. Qui la questione va al di là del semplice ordine pubblico: riguarda il rispetto del sacro, la tutela dei fedeli, la responsabilità istituzionale. Quando i fatti si ripetono e crescono di gravità, il silenzio e l’inerzia diventano una colpa. Proprio ieri, rivolgendosi all’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, Leone XIV ha richiamato un principio essenziale: «Un ambiente sicuro è infatti di grande aiuto alla preghiera, e moltissimi visitatori - alcuni arrivati a Roma con lunghi viaggi e addossandosi sacrifici fisici ed economici - nei mesi passati lo hanno potuto sperimentare anche grazie a voi». Se all’esterno della Basilica la Polizia di Stato assicura un presidio costante, all’interno, sotto la gestione di Mauro Gambetti, da anni per molti fedeli lo spazio della Basilica è diventato sempre più difficile da vivere come luogo di preghiera, mentre la sicurezza non appare più garantita secondo gli standard che un luogo di tale rilevanza richiederebbe. Tutto ciò si verifica a motivo di una gestione incapace e familistica delle risorse: molti sampietrini sono stati tolti dalla Basilica e assunti in ufficio nella Fabbrica di San Pietro.
In questo contesto, Silere non possum ha documentato in questi anni abusi di potere e dinamiche interne che hanno inciso su dipendenti e su assetti storici della Basilica. Gli scandali emersi sono stati numerosi e il materiale raccolto - documenti, video, fotografie - ha restituito il profilo di una gestione inquietante, con ricadute sia sulla Fabbrica di San Pietro sia sul Capitolo Vaticano, che oggi risulta, di fatto, profondamente snaturato.
Il punto, ormai, è sostanziale: la Basilica del Papa rischia di perdere la sua funzione primaria, quella della preghiera. Al suo posto cresce lo spazio riservato a iniziative capaci di attrarre finanziatori e risorse, tra eventi esclusivi, aperitivi sulla terrazza della Cupola, mappature digitali e visite guidate pensate per un pubblico facoltoso e influente. E mentre l’offerta “mondana” si espande, a segnare la rottura è soprattutto l’impostazione impressa da Mauro Gambetti: una distanza crescente dai momenti che dovrebbero costituire l’anima del luogo - catechesi, adorazione eucaristica, rosari - e celebrazioni trattate come appuntamenti da contenere al minimo indispensabile, gestiti in modo formale e sbrigativo, con presenze talvolta ridotte a una comparsa, arrivando all’ultimo minuto o addirittura in ritardo.
d.L.C.
Silere non possum