Si chiamava Mercurio ed era presbitero nella basilica di San Clemente, alle pendici del Celio. Figlio di Proietto, romano di nascita, aveva officiato per anni in quella chiesa, arricchendola di doni, arredi e lavori marmorei. Quando, tra la fine del 532 e i primi giorni del 533, fu chiamato a diventare vescovo di Roma, si trovò davanti a un problema che nessuno dei suoi predecessori aveva dovuto affrontare allo stesso modo: portava il nome del dio Mercurio. Un nome difficile da conservare per chi era chiamato a guidare la Chiesa di Roma.

La scelta fu immediata. Mercurio rinunciò al proprio nome e prese quello di Giovanni II, in memoria di Giovanni I, suo predecessore venerato come martire. È generalmente indicato come il primo pontefice ad assumere un nome nuovo al momento dell’elezione. Un gesto che oggi appare naturale, e che allora rappresentò un’innovazione.

Nella basilica di San Clemente si conservano ancora testimonianze epigrafiche che recano il nome originario, “Presbyter Mercurius”: la firma di pietra dell’uomo che fu, prima di diventare Giovanni. Chi entra in quella chiesa attraversa, spesso senza accorgersene, la memoria di un papa che scelse di deporre il proprio nome, lasciandolo però inciso nel marmo che aveva commissionato.

Il pontificato di Giovanni II non si esaurì in quella scelta onomastica. La sua elezione maturò in un clima segnato anche dalle tensioni attorno alla simonia nelle elezioni papali. In quel contesto fu ripreso e confermato, con l’intervento del re goto Atalarico, il decreto contro la compravendita delle cariche ecclesiastiche, fatto incidere su marmo nell’atrio di San Pietro. In un’epoca in cui le sedi e perfino i vasi sacri potevano diventare oggetto di traffico, fu un atto di igiene istituzionale. Eppure è il nome, più ancora del decreto, ad aver consegnato Giovanni II alla memoria.

Il gesto di Mercurio non fece subito scuola. Per secoli i papi continuarono per lo più a regnare con il proprio nome, e i pochi che seguirono quella strada scelsero spesso, significativamente, il nome Giovanni. La consuetudine si consolidò soltanto tra la seconda metà del X secolo e l’inizio dell’XI, dopo i casi di Giovanni XII, Giovanni XIV e soprattutto Gregorio V, eletto nel 996. Da allora il cambio di nome divenne progressivamente la norma, senza bisogno di trasformarsi in una legge formale.

Il 533, dunque, segna l’inizio di una pratica, non l’istituzione di una regola. La regola venne dopo, lentamente, come quasi tutto a Roma.

Resta, in fondo, una verità che attraversa i secoli. Scegliere un nome significa dichiarare da chi si discende e verso dove si intende andare. Mercurio lo comprese per primo, scartando una divinità e abbracciando un martire. Da allora ogni papa compie la stessa operazione: depone un nome e ne assume un altro, sapendo che in quella sillaba i fedeli leggeranno, prima ancora delle encicliche, un’indicazione di rotta. Il nome, per il papa, è già un atto di governo.

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