Città del Vaticano - Questa mattina, alle 11.15, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha varcato la soglia del Cortile San Damaso. Ad attenderlo, una mattinata fitta di colloqui ai massimi livelli della diplomazia vaticana: prima l'incontro con Sua Santità Papa Leone XIV, poi il faccia a faccia con il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e con il Segretario per i Rapporti con gli Stati monsignor Paul R. Gallagher.

Nel pomeriggio è arrivato il comunicato ufficiale della Santa Sede, che merita di essere letto integralmente: "Nel corso dei cordiali colloqui che il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto questa mattina in Vaticano, prima con Sua Santità Papa Leone XIV e successivamente con S. Em.za il Card. Pietro Parolin e S.E. Mons. Paul R. Gallagher, è stato rinnovato il comune impegno per coltivare buone relazioni bilaterali tra la Santa Sede e gli Stati Uniti d'America. Vi è stato poi uno scambio di vedute sulla situazione regionale e internazionale, con particolare attenzione ai Paesi segnati dalla guerra, da tensioni politiche e da difficili situazioni umanitarie, nonché sulla necessità di lavorare instancabilmente in favore della pace".

In queste ore, attorno a questo incontro, si è scatenata una ridda di interpretazioni. Molti "illustri vaticanisti" - o sedicenti tali - hanno proposto le analisi più disparate, arrivando persino a sostenere che Rubio sarebbe approdato in Vaticano per costruirsi una candidatura come successore di Trump. Basta enunciare una simile tesi per coglierne tutta l'assurdità.

Lasciando da parte questi sedicenti esperti - già peraltro richiamati all'ordine dallo stesso Leone XIV nel volo del suo terzo viaggio apostolico - vale la pena soffermarsi sul comunicato della Santa Sede, che contiene un passaggio il cui peso, in altri tempi, sarebbe forse passato inosservato: "è stato rinnovato il comune impegno per coltivare buone relazioni bilaterali tra la Santa Sede e gli Stati Uniti d'America".

Una formula che, in un'altra stagione, sarebbe apparsa come una pura e semplice clausola di stile, una di quelle frasi date per scontate al punto da non meritare nemmeno una sottolineatura. Oggi non è più così. Alla luce di tutto ciò che sta accadendo nei rapporti tra Washington e la Santa Sede - e più in generale nello scenario internazionale - quella riga assume un peso specifico diverso. Il fatto stesso che si sia sentito il bisogno di "rinnovare" un impegno alla buona relazione bilaterale dice molto, forse più di tante analisi affrettate, sullo stato attuale del dialogo tra le due sponde.

E forse è proprio qui, in questa sfumatura, che andrebbe cercata la chiave di lettura dell'incontro di oggi: non nei retroscena fantasiosi, ma nelle parole misurate di un comunicato che, nella sua sobrietà, segnala che certe cose non possono più essere date per acquisite.

d.C.V.
Silere non possum

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