Città del Vaticano – Negli scorsi giorni il cardinale vicario di Roma, Baldassare Reina, è stato ricevuto dal Santo Padre Leone XIV per sottoporgli le proposte relative alle nuove nomine della diocesi. Si tratta di un passaggio ordinario nella vita della Chiesa di Roma: il Vicario di Sua Santità istruisce le pratiche, individua i profili, definisce le proposte e le presenta al Pontefice per il necessario placet. Con Leone XIV questa procedura sta gradualmente tornando a una fisiologia di governo che, negli ultimi anni, era stata completamente smarrita. Il Papa, di norma, si affida al discernimento del proprio Vicario, vidima e approva le designazioni; interviene personalmente soltanto sugli incarichi più delicati, quando ritiene necessario approfondire le informazioni disponibili e valutare direttamente le persone coinvolte.
Negli ultimi anni del pontificato di Francesco, che hanno rappresentato un vero trauma per la Chiesa di Roma e per il suo clero, questa architettura era stata svuotata. Il Papa aveva consegnato di fatto la gestione della diocesi a Renato Tarantelli, lasciando che il Cardinale Vicario venisse sistematicamente scavalcato. Anche Baldassare Reina, pur essendo formalmente posto a capo del Vicariato, finiva per eseguire le indicazioni del Vicegerente.
Roma è tanto cara Santità
Durante l’udienza, Reina si è fatto portavoce presso Leone XIV delle istanze di Mons. Michele Di Tolve, vescovo ausiliare di Roma e rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore. La sua permanenza alla guida dell’istituto continua a suscitare forti perplessità, tanto per il metodo di governo quanto per il clima instaurato attorno alla formazione dei candidati al sacerdozio, sul quale negli anni sono emerse numerose testimonianze.
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