Roma - Giovedì 8 gennaio 2026, alle ore 17, presso la sede di via De Notaris e in videocollegamento, si è svolto l’appuntamento che Silere non possum aveva annunciato.
Ad oggi, Davide Prosperi e l’attuale governance di Comunione e Liberazione sembrano concentrarsi soprattutto su un’unica narrazione: il complotto. Si moltiplicano gli appelli alla caccia alle presunte talpe, spesso evocate senza indicazioni precise, mentre passa in secondo piano la questione decisiva. Il punto, infatti, non è che una notizia trapeli e renda pubblici elementi già presenti nella vita reale del movimento. Il punto è che quanto Silere non possum ha pubblicato è vero. Ed è proprio questa verità a generare nervosismo, perché chi reagisce con maggiore veemenza finisce per rivelare un altro dato: c’è chi ha la coscienza sporca e ci sono responsabilità che qualcuno preferirebbe non dover affrontare. È così che, in queste ore, qualcuno si è presentato a Roma lamentando il fatto che non è riuscito a far votare i referenti territoriali “Italia e mondo” e la proposta dei referenti di ambiente. D’altra parte, l’esito era prevedibile: Davide Prosperi aveva infatti impedito persino l’invio delle proposte entro le ore 12 del 7 gennaio, termine che il Segretario Generale Marco Melato aveva inizialmente comunicato. La motivazione addotta è stata quella delle presunte fuoriuscite di notizie.
Il paradosso è che a sostenerlo è lo stesso Prosperi, che parla di lettere riservate, stravolgendone senso e contenuto, a pseudo direttori di blog apertamente ostili alla Chiesa e al clero. Nel corso dell’incontro non sono stati affrontati nemmeno i contenuti delle lettere richiamate da Marco Melato nella sua e-mail: testi nei quali venivano evidenziate diverse criticità e numerosi punti che, nella gestione attuale, non tornano.
In questa fase, Davide Prosperi e il suo gruppo più ristretto hanno scelto soprattutto di muoversi facendo leva sulla copertura del Dicastero, evitando sistematicamente dialogo e confronto con chi pone domande o chiede chiarimenti. Parallelamente, si è consolidata una campagna diffamatoria contro don Julián Carrón e contro quanti vengono considerati a lui vicini. Eppure, nella narrazione proposta dai vertici, i responsabili della divisione sarebbero sempre e comunque “gli altri”.

L’incontro con Papa Leone XIV
L’appuntamento con Papa Leone XIV, svoltosi ieri nel Palazzo Apostolico e richiesto con insistenza da Davide Prosperi, non è stato “un trionfo”.
Il Pontefice, che sta seguendo con attenzione quanto sta emergendo sul movimento e sui Memores Domini, si è ritrovato nel Palazzo Apostolico Davide Prosperi accompagnato dal “body guard” don Andrea D’Auria, il quale ha pensato bene di presentarsi anche lui al cospetto del Papa, forte di tutte le “cose belle” che in queste settimane stanno emergendo sul suo conto. Con Prosperi c’era anche Alberto Brugnoli, ma di lui, curiosamente, non c’è traccia nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede.
Al Papa sono state “buttate addosso un fiume di parole”. Leone XIV ha ascoltato senza interrompere, ha preso atto e ha incassato. Ha accolto anche i doni che gli sono stati portati. Ma, sui fatti, ha lasciato intendere un criterio diverso: la sua valutazione non sarà costruita su dichiarazioni e narrazioni, bensì su ciò che potrà verificare negli atti, e non nelle parole. A Prevost sta a cuore l’unità della Chiesa e, di conseguenza, anche quella del movimento. Chi non si inserisce in un percorso orientato a ricomporre e preferisce alimentare narrazioni diffamatorie contro altri, consolidando una mentalità in cui la fede diventa una bandiera identitaria e uno strumento di scontro, si colloca fuori dalla direzione indicata dal Papa. Leone XIV lo ha già fatto comprendere in più occasioni: nella Chiesa non c’è spazio per logiche di contrapposizione, per campagne denigratorie o per una religiosità usata come arma. È bene che chi, negli anni scorsi, ha fatto molti conti con gli intrallazzi e pochi con la fede, prenda atto di un dato semplice: è tempo che il movimento ritrovi serenità e pulizia di passo. E smetta di essere vissuto da qualcuno come un “posto fisso”, secondo la caricatura resa popolare da certi comici che qualcuno continua persino a sponsorizzare sui canali del movimento.
d.M.C.
Silere non possum