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Algeri - Una giornata intensa, carica di simboli e di incontri profondi, quella vissuta da Papa Leone XIV ad Algeri. Dal dialogo interreligioso alla Grande Moschea fino all'abbraccio commosso con la comunità cattolica nella Basilica di Nostra Signora d'Africa, il Pontefice ha confermato nella carità queste comunità che sono testimonianza viva della fede in Cristo, tracciando con chiarezza le linee di una visione per il mondo che ha un nome antico: fraternità. E al centro di tutto, inevitabilmente, Sant'Agostino - il "Padre spirituale", come Leone XIV ama chiamarlo, che in questa terra nacque, cercò e trovò Dio.

Lo fa con la mitezza e la spontaneità che già lo contraddistinguono. Anche questa mattina, parlando con noi giornalisti al seguito, ha preso il microfono con la naturalezza di un parroco che spiega ai suoi fedeli il senso di una gita parrocchiale. E con quella stessa sincerità disarmante ha confessato che questo viaggio avrebbe voluto fosse il primo del suo pontificato: voleva venire qui, sui luoghi del santo che ha segnato la sua vocazione, prima di ogni altra meta. L'Algeria non è una tappa del calendario diplomatico, è prima di tutto un pellegrinaggio che ama ripetere.

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Alla Grande Moschea: "Cercare Dio è riconoscere l'immagine di Dio in ogni creatura"

Nel primo pomeriggio, alle 15:25, il Papa si è recato in auto alla Grande Moschea di Algeri, accolto dal Rettore Mohamed Mamoun Al Qasimi. Dopo un breve incontro privato, si è svolta la visita alla Moschea, al termine della quale Leone XIV ha lasciato sul Libro d'Onore un auspicio: "Che la misericordia dell'Altissimo mantenga in pace e libertà il nobile popolo algerino e tutta la famiglia umana." Nel discorso rivolto al Rettore, il Papa ha subito evocato il legame che lo unisce a questa terra: «Vengo con molta gioia in Algeria perché è la terra anche del mio Padre spirituale Sant'Agostino, che ha voluto insegnare tanto al mondo, soprattutto con la ricerca della verità, la ricerca di Dio, riconoscendo la dignità di ogni essere umano e l'importanza di costruire la pace.»

Un richiamo, quello agostiniano, che non è rimasto astratto. Leone XIV lo ha tradotto subito in un'affermazione di portata universale: «Cercare Dio è riconoscere anche l'immagine di Dio in ogni creatura, nei figli di Dio, in ogni uomo e donna creati ad immagine e somiglianza di Dio. Questo per noi significa che è molto importante imparare a vivere insieme con rispetto per la dignità di ogni persona umana.» Il Papa ha poi sottolineato il valore del centro di studi annesso alla Moschea, leggendovi un segno della vocazione intellettuale dell'uomo: «Quanto è importante che l'essere umano sviluppi la capacità intellettuale che Dio ha dato all'uomo, perché possiamo scoprire quando è grande la creazione, quanto è grande ciò che Dio ci ha lasciato in tutta la creazione e specialmente nell'essere umano!» Il discorso si è chiuso con un respiro universale e orante: «Questo pomeriggio prego per voi, per il popolo di Algeria, per tutti i popoli della terra, affinché la pace e la giustizia del Regno di Dio si faccia presente anche in mezzo a noi.»

La visita alle Suore Agostiniane e il cammino verso la Basilica

Alle 16:15, in modo più discreto, il Pontefice si è recato al Centro di accoglienza e di amicizia delle Suore Agostiniane a Bab el Oued, per una visita privata. Un momento di raccoglimento e di prossimità, lontano dalle luci ufficiali, nel solco di quella carità silenziosa che caratterizza la presenza cristiana in Algeria.

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Alla Basilica di Nostra Signora d'Africa: tre pilastri per la Chiesa in Algeria

Il momento più atteso della giornata si è svolto alle 17:10 nella Basilica di Nostra Signora d'Africa, dove Leone XIV ha incontrato la comunità cattolica algerina. Ad accoglierlo, all'ingresso, due bambini con dei fiori, il Cardinale Jean-Paul Vesco, Arcivescovo di Algeri, e il Rettore padre Peter Claver Kogh. Dopo un momento di adorazione eucaristica, il Papa ha ascoltato le testimonianze di una religiosa, di una studentessa pentecostale, di una guida della Basilica e di una donna musulmana, segno eloquente della natura interreligiosa di questo luogo. Il discorso del Papa, lungo e articolato, ha ruotato attorno a tre parole chiave: preghiera, carità, unità.

La preghiera: "l'uomo non può vivere senza pregare"

Riprendendo le parole di san Giovanni Paolo II ai giovani musulmani di Casablanca nel 1985, Leone XIV ha ricordato che «l'uomo non può vivere senza pregare, come non può vivere senza respirare». Ha poi citato San Charles de Foucauld, che in questa terra di dialogo trovò la sua vocazione contemplativa: «Io sono felice, felice di essere ai piedi del SS. Sacramento a tutte le ore», scriveva il religioso. E ancora: «Pregate molto per gli altri. Consacratevi alla salvezza del prossimo con tutti i mezzi in vostro potere, preghiera, bontà, esempio.»

La preghiera, ha detto il Papa raccogliendo la testimonianza di Ali, guida della Basilica, è ciò che trasforma questo luogo in uno spazio di umanità condivisa: «Molti vengono qui per raccogliersi in silenzio, presentare e raccomandare le loro preoccupazioni e le persone che amano e incontrare qualcuno disposto ad ascoltarli.» E ha concluso: «La preghiera unisce e umanizza, rafforza e purifica il cuore.»

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La carità: il germe che diventa comunità

Raccogliendo la testimonianza di Suor Bernadette e del suo lavoro con i bambini disabili, Leone XIV ha descritto la carità non come semplice assistenza, ma come «luogo di grazia, in cui chiunque si lasci coinvolgere cresce e si arricchisce». Da un iniziale gesto di vicinanza, ha ricordato, «sono nati, come germogli, prima un sistema di accoglienza e poi un'organizzazione assistenziale sempre più articolata, una vera comunità in cui tantissime persone partecipano agli eventi gioiosi e a quelli dolorosi, uniti da legami di fiducia, amicizia e familiarità.» Il pensiero è andato poi ai diciannove martiri d'Algeria, che con la loro vita hanno dato la testimonianza più alta di questa carità. Tra di loro, Fratel Luc, il vecchio monaco medico di Tibhirine, che di fronte alla possibilità di mettersi in salvo rispose semplicemente: «Io voglio restare con loro.» Parole che il Papa ha portato come esempio di un amore che non calcola, che non fugge, che non abbandona.

L'unità: "un segno grande in un mondo lacerato"

Il terzo pilastro è l'impegno per la pace e l'unità. Il motto della visita apostolica - "La pace sia con voi", parole del Risorto - ha risuonato con forza. Leone XIV ha richiamato le antiche parole incise nei mosaici di Tipasa: "In Deo, pax et concordia sit convivio nostro" - in Dio, possano la pace e l'armonia regnare nel nostro vivere insieme. Ha citato Sant'Agostino - «la Chiesa partorisce popoli, ma sono membra di uno solo» - e San Cipriano: «Il sacrificio più grande per Dio è la pace che regna tra noi, la nostra concordia di fratelli.»

In questa Basilica, ha detto il Papa, tutto questo diventa visibile: «Sotto il manto di Nostra Signora d'Africa, si costruisce comunione tra cristiani e musulmani. Qui l'amore materno di Lalla Meryem raccoglie tutti come figli, ciascuno ricco della sua diversità, accomunati dalla stessa aspirazione alla dignità, all'amore, alla giustizia e alla pace.» E in un mondo «dove divisioni e guerre seminano dolore e morte», il Pontefice ha indicato la comunità algerina come un segno profetico: «Il vostro vivere uniti e in pace è un segno grande. Uniti, diffondete fratellanza, ispirando a chi vi circonda desideri e sentimenti di comunione e di riconciliazione.»

Il discorso si è chiuso con un'immagine potente, tratta dalla geografia stessa dell'Algeria: «Una parte considerevole del territorio di questo Paese è occupata dal deserto, e nel deserto non si sopravvive da soli. Le asperità della natura ridimensionano ogni presunzione di autosufficienza e ricordano a tutti che abbiamo bisogno gli uni degli altri, e che abbiamo bisogno di Dio.»

La sera: davanti al monumento delle vittime del mare

Prima di recarsi alla Nunziatura per la cena, Leone XIV si è fermato all'esterno della Basilica davanti al monumento commemorativo per le vittime dei naufragi. Un gesto silenzioso ma eloquente, l'ultimo di una giornata che aveva già detto molto. La ricchezza delle parole pronunciate oggi, la qualità degli incontri, la scelta stessa di essere qui, tutto converge verso un messaggio che Leone XIV sembra voler incarnare prima ancora che proclamare: la dignità di ogni essere umano, la fraternità tra i popoli, la pace come vocazione e non come utopia. 
Domani il Papa si recherà ad Annaba, l'antica Ippona di Agostino, per visitare il sito archeologico, incontrare i membri dell'Ordine Agostiniano e presiedere la Santa Messa nella Basilica di Sant'Agostino. Il cuore del pellegrinaggio sulle orme del grande vescovo d'Africa.

p.D.S. e L.B.
Silere non possum

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