Città del Vaticano – Il Santo Padre ha nominato, oggi 22 gennaio 2026, Segretario del Dicastero per il Clero l’Eccellentissimo Monsignore Carlo Roberto Maria Redaelli, finora Arcivescovo metropolita di Gorizia. La scelta porta in un incarico di vertice della Curia un presule italiano, ambrosiano, con un profilo marcatamente canonistico e una lunga esperienza di governo.
Redaelli, nato a Milano il 23 giugno 1956, è stato ordinato sacerdote il 14 giugno 1980 dall’allora arcivescovo Carlo Maria Martini; ha compiuto studi presso la Pontificia Università Gregoriana conseguendo titoli in diritto canonico, e ha svolto per anni servizio nell’Avvocatura della Curia di Milano fino a diventarne Avvocato generale. Nel 2004 è stato chiamato a responsabilità di prima linea nell’arcidiocesi ambrosiana come Vicario generale; nello stesso anno è stato nominato vescovo ausiliare di Milano. Dal 28 giugno 2012 è arcivescovo metropolita di Gorizia.
I compiti del nuovo Segretario quali saranno?
Il perimetro del Dicastero per il Clero, come viene delineato dagli articoli 113-120 di Praedicate Evangelium, tocca il cuore della vita ordinaria della Chiesa perché riguarda direttamente chi, ogni giorno, regge la pastorale delle diocesi: presbiteri e diaconi, la loro formazione, le condizioni concrete perché il ministero possa essere svolto in modo stabile, ordinato e fecondo. Accanto a questo, Praedicate Evangelium affida al Dicastero una serie di competenze disciplinari e amministrative che incidono sull’assetto delle Chiese locali, sui seminari, sugli organismi diocesani e su non pochi profili giuridici che, nella pratica, determinano la qualità del governo ecclesiale.
In primo luogo il Dicastero si occupa di tutto ciò che concerne i chierici diocesani nella loro persona e nel loro servizio: non solo il “che cosa” fanno, ma anche “come” possono farlo, con quali strumenti e garanzie, e con quale accompagnamento. È in questa prospettiva che offre ai vescovi un aiuto concreto per affrontare questioni legate al ministero pastorale, alla disciplina, alle condizioni necessarie perché l’esercizio sia realmente “fruttuoso” (art. 113 §1). Nello stesso tempo, la Sede Apostolica esprime attraverso questo Dicastero la propria sollecitudine per la formazione: non come tema teorico, ma come responsabilità istituzionale, continuativa e verificabile, nei confronti dei candidati agli Ordini sacri (art. 113 §2).
Da qui discende una seconda area decisiva: vocazioni e seminari. Il Dicastero assiste i vescovi perché nelle diocesi ci sia una pastorale vocazionale reale e non di facciata, e perché i seminari - istituiti e guidati secondo il diritto - garantiscano una formazione non sbilanciata, ma completa: umana, spirituale, intellettuale e pastorale (art. 114 §1). Il punto non è solo proporre criteri: per quanto di competenza della Santa Sede, il Dicastero vigila sulla vita comunitaria e sul governo dei seminari, verificando che siano conformi alle esigenze della formazione sacerdotale. E sottolinea un elemento spesso dimenticato: la formazione passa anche dall’esempio e dalla rettitudine dottrinale di superiori, educatori e formatori, chiamati a concorrere realmente alla maturazione della personalità dei futuri ordinati (art. 114 §§2-3). Di questo, in particolare, si occuperà Mons. Redaelli se Leone XIV non vorrà riprendere la vecchia pratica di avere un “Segretario per i seminari” all’interno del Dicastero.
Il terzo livello riguarda gli strumenti normativi con cui la Chiesa definisce “come” formare e “con quali standard” farlo. Il Dicastero promuove norme e criteri attraverso documenti come la Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis e la Ratio per i diaconi permanenti, e mantiene attenzione anche alla formazione permanente del clero (art. 114 §3). Non si limita però a indicazioni generiche: entra in modo concreto nelle procedure, perché è chiamato a confermare le Rationazionali elaborate dalle Conferenze episcopali, oltre che l’erezione dei seminari interdiocesani e i loro statuti (art. 114 §4). E, quando un seminario diocesano non è in grado di garantire qualità sufficiente - per numero di candidati, livello dei formatori, docenti, direttori spirituali e strutture - il Dicastero promuove la soluzione dei seminari interdiocesani come via per preservare standard formativi adeguati (art. 114 §5).
Un quarto ambito è quello della vita e della disciplina del clero. Il Dicastero accompagna vescovi e conferenze episcopali su diritti e doveri dei chierici, sulla disciplina e su tutto ciò che riguarda l’esercizio del ministero, collaborando anche alla loro formazione permanente (art. 115 §1). Il Dicastero si occupa di questioni concrete: l’attenzione al sostentamento e alla previdenza sociale del clero, perché la vita ministeriale non resta un ideale astratto ma richiede condizioni giuste e stabili. Inoltre, il Dicastero ha competenza amministrativa per esaminare controversie e ricorsi gerarchici presentati dai chierici su questioni legate all’esercizio del ministero (art. 115 §2): un segmento che, di fatto, ha un impatto diretto su casi delicati e spesso complessi.
C’è poi un tema strutturale e globale: la mancanza di presbiteri. Praedicate Evangelium riconosce che in molte aree del mondo questa carenza non è solo un problema organizzativo: da un lato limita l’accesso del popolo di Dio all’Eucaristia, dall’altro indebolisce la “struttura sacramentale” della Chiesa stessa. Per questo il Dicastero studia tali problematiche e incoraggia i vescovi e le conferenze episcopali a una più adeguata distribuzione del clero (art. 115 §3). Un ulteriore capitolo riguarda lo stato clericale. Il Dicastero tratta, secondo le disposizioni canoniche, ciò che concerne lo stato clericale dei chierici - inclusi membri di istituti di vita consacrata, società di vita apostolica e diaconi permanenti - coordinandosi con gli altri Dicasteri quando necessario (art. 116 §1). Ed è competente per i casi di dispensa dagli obblighi assunti con l’ordinazione al diaconato e al presbiterato (art. 116 §2): materia altamente sensibile, con ricadute personali, pastorali e giuridiche.
Dopo la riforma, purtroppo, le competenze si estendono anche all’Opus Dei, su cui il Dicastero esercita quanto spetta alla Santa Sede (art. 117). E, in un’area più ampia di disciplina ecclesiale, tratta questioni riguardanti organismi e strutture diocesane - consigli, capitoli, parrocchie e altri assetti - oltre alle associazioni di chierici e alle associazioni pubbliche clericali, che in alcuni casi possono ricevere anche facoltà di incardinare, previo iter previsto e approvazione del Romano Pontefice (art. 118). Rientrano nelle sue competenze anche gli archivi ecclesiastici e le procedure relative a pie volontà e fondazioni (art. 118). Infine, per quanto attiene alla Santa Sede, il Dicastero si occupa dell’ordinamento dei beni ecclesiastici, della loro retta amministrazione e delle necessarie licenze e autorizzazioni, con le competenze di altri Dicasteri espressamente salvaguardate (art. 119). Presso di esso sono costituite la Pontificia Opera delle Vocazioni Sacerdotali e una Commissione interdicasteriale permanente per la formazione agli Ordini sacri, entrambe presiedute dal Prefetto (art. 120). Dentro questo quadro, la figura del Segretario è un ruolo molto delicato e importante. È un nodo operativo che tiene insieme l’attività quotidiana del Dicastero, la gestione dei dossier, l’attuazione delle linee di lavoro e il coordinamento di un ambito in cui si intrecciano governo pastorale, disciplina canonica, formazione e procedimenti amministrativi che, spesso, incidono direttamente sulla vita concreta delle diocesi.
Dopo gli anni in cui Mons. Andrés Gabriel Ferrada Moreira ha guidato la Segreteria del Dicastero - dal 2021 al 31 ottobre 2025 -, a Piazza Pio XII si è sedimentata l’impressione di un ufficio diventato sempre più opaco: istanze senza risposta, canali informali privilegiati, decisioni che scavalcavano i percorsi ordinari per approdare direttamente a Santa Marta. Per questo, in queste ore, si registra un clima diverso: in molti parlano apertamente di un sollievo, nella convinzione che l’arrivo di un canonista che conosce bene la Chiesa italiana e che è stato già chiamato a misurarsi con dossier complessi e delicati possa riportare metodo, trasparenza e un minimo di ordine istituzionale in un Dicastero che, per natura, non può permettersi scorciatoie né favoritismi.
d.E.R.
Silere non possum