Principato di Monaco - È stata una giornata di festa per il Principato, accompagnata anche da un sole che ha reso ancora più limpida l’atmosfera di Monaco. Qui le distanze sono brevi e anche gli spostamenti del Papa lo mostrano bene: pochi minuti in auto, una piazza, una chiesa, un incontro. In questo spazio raccolto, Leone XIV ha però pronunciato un discorso ampio, capace di intrecciare la vita concreta dei giovani, le loro domande e una lettura attenta del tempo che stanno attraversando.
L’incontro alla chiesa di Santa Devota si è svolto attorno a mezzogiorno, in una forma semplice: l’accoglienza dell’arcivescovo Dominique-Marie David, Comm. l'Emm., e del parroco, alcune testimonianze, poi il discorso del Papa e la benedizione finale. Un formato lineare, senza elementi spettacolari, che però ha lasciato spazio a un intervento denso, costruito più per essere ascoltato che applaudito. Leone XIV ha scelto di partire da due figure: Santa Devota e Carlo Acutis. Li ha presentati come due modalità molto diverse di vivere la fede. Da una parte il martirio, dall’altra una santità quotidiana, attraversata anche dal digitale. Il punto non era la distanza tra le due esperienze, ma la loro continuità: in entrambi i casi, la fede come qualcosa che si trasmette, che arriva lontano, spesso oltre le intenzioni di chi la vive.
Questo gli è servito per introdurre il tema centrale dell’incontro: la stabilità interiore in un contesto che tende a disgregarla. La domanda di uno dei giovani - come non lasciarsi trascinare da un mondo che cambia continuamente - diventa la chiave del discorso. Leone XIV non contesta in blocco la modernità, anzi riconosce i benefici evidenti sul piano culturale, scientifico e tecnologico. Però individua un effetto collaterale: una sorta di instabilità permanente, che riguarda non solo le abitudini ma anche l’identità personale. Il Santo Padre ci tiene a chiarire che ciò che dà solidità alla vita è l’amore, inteso prima di tutto come esperienza dell’amore di Dio e poi come relazione concreta con gli altri. Non è una formula spirituale generica, perché viene declinata in termini molto concreti: fedeltà, costanza, sacrificio quotidiano. Elementi che non sono particolarmente popolari in un contesto dominato dalla velocità e dalla continua ricerca di novità.

Il Papa insiste su un punto che ritorna più volte: il rischio di riempire il vuoto con surrogati. Cita esplicitamente i “like”, le appartenenze artificiali, le dinamiche che producono consenso ma non costruiscono legami reali. Non è una critica moralistica al digitale, ma una distinzione tra ciò che dà consistenza alla vita e ciò che la occupa soltanto. Da qui deriva anche l’insistenza sulla preghiera e sul silenzio. Leone XIV non li presenta come pratiche devozionali isolate, ma come condizioni necessarie per sottrarsi alla saturazione continua di stimoli. Il riferimento ai “messaggi, reel, chat” è uno dei passaggi più espliciti: il problema non è la loro esistenza, ma il fatto che tendono a riempire ogni spazio, rendendo difficile qualsiasi forma di interiorità.
Nel momento in cui affronta le domande dei catecumeni, Leone XIV abbandona ogni formulazione generica e indica un itinerario preciso. La vigilia del Battesimo viene presentata come un’occasione per guardare con verità alla propria storia, soprattutto nel clima della Settimana Santa, dove la fede chiede di misurarsi con ciò che ciascuno è stato e con ciò che è chiamato a diventare. La stessa impostazione ritorna quando parla della testimonianza: non qualcosa che si costruisce da sé, né una forma di efficacia personale. Il Papa richiama il Vangelo per ricordare che la parola autentica nasce quando l’uomo lascia agire Dio, e che la forza della testimonianza non dipende da tecniche persuasive ma da una vita interiormente abitata dalla grazia. Uno dei passaggi più interessanti è quello su Sant’Agostino, “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Il Papa rilegge queste parole del santo ispiratore dell’ordine a cui appartiene: amare significa restare, non andarsene, anche quando non si riesce a risolvere tutto. È una definizione dell’amore come permanenza, più che come slancio.
Nella parte finale del discorso ai giovani, Leone XIV torna sul contesto specifico di Monaco. Lo definisce un Paese piccolo, ma capace di diventare un “laboratorio di solidarietà”. Il riferimento implicito è alla distanza tra l’immagine pubblica del Principato - ricchezza, visibilità, attrattività - e la possibilità di costruire relazioni che non siano superficiali o selettive. Ai giovani chiede una cosa piuttosto esigente: non avere paura di “donare tutto”. Tempo, energie, competenze. Non come gesto straordinario, ma come impostazione ordinaria della vita. È il punto in cui il discorso si chiude, coerentemente con l’inizio: la fede come qualcosa che si gioca nella concretezza, e che produce effetti visibili solo nel lungo periodo.
Alle 12.55 circa il Papa ha lasciato Santa Devota per raggiungere l’Arcivescovado, dove si è fermato per il pranzo.
d.C.B.
Silere non possum