Principato di Monaco - Dopo l’incontro con la famiglia principesca, la mattinata di Leone XIV nel Principato è proseguita con un momento liturgico e pastorale al centro della visita apostolica. Alle ore 10.53 il Pontefice si è trasferito in papamobile alla Cattedrale dell’Immacolata Concezione, dove alle 11.07 ha presieduto la celebrazione dell’Ora Media con la comunità cattolica locale.
Ad accoglierlo ai piedi della scalinata monumentale due bambini con un omaggio floreale, insieme al Principe Alberto II, alla Principessa Charlène e all’arcivescovo di Monaco, S.E.R. Mons. Dominique-Marie David, Comm. l'Emm.. All’ingresso della cattedrale il parroco, Daniel Deltreuil, ha introdotto il Papa, mentre tre canonici hanno offerto la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione. Leone XIV ha quindi attraversato la navata centrale accompagnato dal canto del coro, fino a raggiungere l’altare. Durante il canto dell’ora media il Papa ha offerto ai presenti una meditazione che ha delineato con chiarezza il perimetro della sua proposta ecclesiale, articolata attorno alla figura di Cristo come “avvocato” dell’umanità.
Richiamando la Prima Lettera di Giovanni - «abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto» - Leone XIV ha indicato nel mistero della redenzione il punto di partenza per comprendere la condizione umana. La fragilità, segnata dal peccato, non è lasciata a sé stessa: Dio interviene nella storia attraverso il Figlio, che assume il male e lo attraversa, trasformandolo. In questa prospettiva, Cristo non si presenta come giudice che condanna, ma come colui che riconcilia, restituendo l’uomo alla relazione con Dio e con gli altri. Leone ha posto attenzione sul primo aspetto della sua riflessione: la comunione. L’intercessione di Cristo genera una unità che non cancella le differenze ma le ricompone. Il Papa ha richiamato esplicitamente il carattere cosmopolita del Principato di Monaco, segnato dalla convivenza di nazionalità e condizioni sociali diverse. In questo contesto, la Chiesa è chiamata a essere spazio in cui tali differenze non si traducono in separazioni, ma trovano una forma di integrazione fondata sulla dignità condivisa. Tutti, ha osservato, sono destinatari della stessa grazia e partecipi della stessa appartenenza.
Il riferimento a san Paolo - «tutti voi siete uno in Cristo Gesù» - ha dato a questa prospettiva un fondamento teologico da cui discendono conseguenze molto concrete: la Chiesa come spazio in cui nessuno deve essere lasciato ai margini e in cui il ritorno pieno della persona, anche dopo la colpa o la ferita, non riguarda soltanto la coscienza individuale, ma investe anche le relazioni e la vita della comunità.
Il secondo aspetto sottolineato dal Papa è stato l’annuncio del Vangelo come difesa dell’uomo. Leone XIV ha descritto una Chiesa che assume un ruolo attivo, quasi giuridico, a tutela della persona nella sua integralità. Non si tratta di un compito astratto, ma di un discernimento che investe le dinamiche culturali, economiche e sociali. L’evangelizzazione, in questa prospettiva, illumina l’identità umana, il valore delle relazioni e il fine dell’esistenza, offrendo criteri per valutare modelli di sviluppo e assetti sociali. Il Santo Padre ha sollecitato una riflessione sul profilo morale dell’economia e sulla sua effettiva attitudine a generare solidarietà, senza ridursi a un meccanismo orientato unicamente al rendimento. Il richiamo allo “sviluppo integrale” ha collocato le sue parole nel solco della dottrina sociale della Chiesa, mettendo però in primo piano la responsabilità concreta che ricade sulle comunità locali.
Un passaggio particolarmente rilevante del discorso ha toccato il pericolo di una fede vissuta come semplice consuetudine. Leone XIV ha richiamato invece l’esigenza di una fede viva, capace di suscitare interrogativi e di misurarsi criticamente con equilibri ormai dati per acquisiti. Il criterio indicato dal Papa è chiaro: verificare se la dignità della persona sia davvero tutelata, se la vita venga custodita in ogni sua fase e se l’assetto della convivenza sociale sia effettivamente ordinato alla giustizia. Dentro questo orizzonte rientra pure l’invito a ripensare i linguaggi e gli strumenti dell’annuncio, assumendo con serietà anche la dimensione digitale, e a seguire con particolare attenzione i catecumeni e chi riprende un cammino di fede. Più che un’opzione comunicativa, è una urgenza pastorale legata ai cambiamenti in atto.
Al termine della celebrazione, Leone XIV ha lasciato la cattedrale per trasferirsi, sempre in papamobile, alla chiesa di Santa Devota dove incontra i giovani e i catecumeni.
d.C.B.
Silere non possum