A seguito dell'intervento del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, ha offerto a Kath.ne una riflessione.
Il Concilio Vaticano II ha sottolineato che, nella santa Messa, la liturgia della Parola (liturgia verbi) e la celebrazione eucaristica (liturgia eucharistica) «sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto» (Sacrosanctum Concilium, 56), e dunque costituiscono l’unità dell’adorazione del Dio trinitario, fattosi carne in Gesù Cristo, Persona divina del Verbo. Per questo Cristo è presente nella Chiesa nell’annuncio della Parola e nella celebrazione dei santi Sacramenti.
Il segno sacramentale, o l’azione segnica sacramentale, consiste di parole udibili e gesti visibili. La potestà sacerdotale non riguarda soltanto la parte della santa Messa che raggiunge il suo culmine nell’offerta del sacrificio di Cristo e nella trasformazione del pane e del vino nella carne e nel sangue di Cristo sacramentalmente presenti, ma l’intero Sacramento dell’Eucaristia. Si possono certamente celebrare devozioni, catechesi e celebrazioni della Parola come atti di culto autonomi, sotto la guida di un laico incaricato dal vescovo.
Non è invece lecito separare la parte della liturgia della Parola da quella eucaristica della santa Messa, affidando la prima, con l’omelia, a un laico e lasciando celebrare la seconda a un sacerdote ordinato. Già Lutero aveva considerato ciò un abuso e aveva rimproverato alla Chiesa che sacerdoti e vescovi non fossero più anzitutto servitori della Parola, ma fossero degenerati in ritualisti e semplici sacerdoti della Messa.
Il Concilio di Trento, al contrario, ha affermato che i sacerdoti sacramentalmente ordinati sono istituiti da Cristo sia come ministri della Parola sia dei Sacramenti. Lo aveva già detto san Giustino martire nella sua Apologia: colui che presiede spiega nell’omelia le lettere degli Apostoli e i Vangeli, poi prosegue egli stesso con il rendimento di grazie, l’Eucaristia, mentre i diaconi lo assistono nella distribuzione della santa Comunione. Il Concilio Vaticano II ha quindi sottolineato l’unità del ministero dei sacerdoti nella Parola di Dio, nei Sacramenti e nel governo della Chiesa. In forza del Sacramento dell’Ordine, vescovi e presbiteri vengono configurati «a Cristo, sommo ed eterno sacerdote, per annunziare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino» (Lumen gentium, 28). In conformità con la prassi e l’insegnamento della Chiesa fin dalle origini, il Dicastero per il Culto Divino ha stabilito che l’omelia nella santa Messa è una componente della celebrazione che spetta, in forza dell’ordinazione sacramentale, al sacerdote che presiede; egli è assistito dai diaconi, che partecipano a questo Sacramento secondo il loro grado di ordinazione. Non si possono dividere arbitrariamente le potestà sacerdotali e affidarle all’esterno in modo funzionalista, a meno di non negare, in modo protestante, il sacerdozio sacramentale, riducendolo completamente al sacerdozio comune di tutti i fedeli e lasciandolo sussistere soltanto come una funzione affidata dalla comunità. È interessante che proprio coloro che amano richiamarsi al Concilio Vaticano II lo contraddicano sulla questione della predicazione dei laici nella santa Messa e vogliano non soltanto tornare indietro rispetto al Concilio di Trento, ma addirittura alle distorsioni precedenti alla Riforma, contro le quali Lutero non solo protestò, ma che gli offrirono il pretesto per accusare la Chiesa di essersi allontanata dal vero Vangelo, naturalmente secondo la sua interpretazione, e per voltarle le spalle.
Coloro che amano protestare in Germania dovrebbero non soltanto ripensare una buona volta il loro rapporto con il ministero petrino del Papa, ma anche occuparsi dei fondamenti della teologia cattolica, anziché continuare a portare la Chiesa in Germania contro un muro con le loro ideologie cariche di risentimento e le loro pretese di potere.
Gerhard Card. Ludwig Müller