Città del Vaticano - La Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato il 3 marzo 2026 i primi due Rapporti finali dei Gruppi di Studio istituiti dopo la prima sessione della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi: quello del Gruppo n. 3 su La missione nell’ambiente digitale e quello del Gruppo n. 4 su formazione al sacerdozio. Papa Leone XIV ha disposto la pubblicazione dei testi per ragioni di trasparenza e rendicontazione.

Con la presentazione dei Rapporti finali, i Gruppi di Studio n. 3 e n. concludono il mandato e sono da considerarsi sciolti.

Come nasce il lavoro del Gruppo 3

Nel Rapporto, il percorso viene ricondotto alle indicazioni emerse durante il cammino sinodale: nel febbraio 2024 Papa Francesco ha incaricato la Segreteria Generale del Sinodo di costituire il Gruppo di Studio 3 per formulare raccomandazioni concrete sul tema della missione nell’ambiente digitale, in riferimento al capitolo 17 della Relazione di sintesi della prima sessione dell’Assemblea sinodale. Il mandato viene descritto come orientato a individuare modalità operative con cui la missione digitale della Chiesa possa essere portata avanti dentro una cultura digitale in cui ambienti digitali e fisici risultano strettamente interconnessi, con un’attenzione particolare alle dinamiche che coinvolgono i giovani.

Il documento segnala inoltre che, pur a fronte di una consultazione ampia, le conclusioni presentate sono considerate preliminari, anche per la natura evolutiva della cultura digitale e per la necessità di un adattamento progressivo nei diversi livelli ecclesiali.

Metodologia e consultazioni

L’Appendice metodologica descrive un’impostazione definita sinodale, fondata su ascolto, dialogo e discernimento, con l’obiettivo di trattare l’ambiente digitale come ambiente vissuto e non solo come insieme di strumenti. La composizione del Gruppo include, tra gli altri, una coordinatrice accademica e figure legate a diversi dicasteri della Curia romana e alla Segreteria Generale del Sinodo (tra i nomi indicati: Kim Daniels, Paul Tighe, Rino Fisichella, Nathalie Becquart, Paolo Ruffini, Lucio A. Ruiz, Antonio Spadaro, Joseph Borg).

Il Rapporto riferisce la costituzione di tre gruppi di lavoro tematici: un gruppo di studiosi ed “esperti pastorali” (33 membri da più continenti), un gruppo legato all’iniziativa “La Chiesa ti ascolta” (12 leader) e un gruppo Alumni “La comunicazione della fede nel mondo digitale” (11 partecipanti tra 25 e 35 anni, provenienti da diversi Paesi). Tra le tappe indicate figurano un incontro sinodale in presenza nel marzo 2025 e, dopo una proroga dei tempi nell’aprile 2025, una ulteriore sessione di ascolto nell’agosto 2025 con coordinatori e membri selezionati dei gruppi di lavoro. L’Appendice richiama anche l’impostazione interdisciplinare delle consultazioni (teologia, diritto canonico, cultura digitale, pastorale, educazione, evangelizzazione, comunicazione) e la diversità culturale delle voci coinvolte.

Struttura del Rapporto e contenuti

Il testo è articolato in quattro parti, con una Appendice metodologica. La Parte I introduce il tema; la Parte II segue cinque domande guida, ciascuna organizzata in tre passaggi: “cosa abbiamo ascoltato”, “cosa significa”, “raccomandazioni”; la Parte III raccoglie proposte operative su tre livelli (Santa Sede, Conferenze episcopali, diocesi); la Parte IV chiude il documento. Nel comunicato stampa la Segreteria Generale sintetizza l’impianto del Rapporto come frutto di una consultazione con operatori pastorali, esperti e realtà ecclesiali di più continenti, con indicazioni su integrazione della missione digitale nelle strutture ordinarie, approfondimento della giurisdizione e formazione alla cultura digitale, oltre a proposte operative articolate sui tre livelli citati.

Le cinque domande guida

 Nella Parte II il Rapporto descrive la cultura digitale come un ambiente in cui le persone non solo comunicano, ma vivono, cercano senso e costruiscono comunità, perciò viene trattata come uno spazio “reale” nel quale possono avvenire incontro e evangelizzazione, anche valorizzando pratiche già presenti come trasmissioni, momenti di preghiera e comunità online; in questa prospettiva le raccomandazioni chiedono di riconoscere l’ambiente digitale come ambito ordinario di missione e di intrecciare il primo annuncio (kerygma) tra comunità digitali e comunità fisiche, precisando che l’azione online è pensata in relazione agli incontri in presenza. La stessa impostazione porta a sostenere che la dimensione digitale non resti un settore separato, ma venga integrata nella vita e nella struttura ordinaria della Chiesa, collegando iniziative online e vita ecclesiale locale, sviluppando pratiche di ascolto e criteri di formazione e accompagnamento. Il testo affronta poi le implicazioni sul piano della giurisdizione, osservando che una missione svolta in spazi digitali può richiedere forme non esclusivamente legate al territorio, fondate su relazioni pastorali e accompagnamento, e rimanda a ulteriori consultazioni e a possibili adattamenti canonici per realtà digitali sovraterritoriali.

Sul versante operativo vengono indicati alcuni punti ricorrenti: la formazione spirituale dei missionari digitali, il legame con le Chiese locali per evitare isolamento, l’attenzione alle periferie e la gestione dei rischi della comunicazione online, dalla polarizzazione agli abusi di autorità, fino a manipolazione e sensazionalismo; nelle sezioni conclusive, infine, emergono riferimenti a autenticità dei contenuti, coinvolgimento di persone ai margini e costruzione di appartenenza e dialogo, insieme alla richiesta di includere sicurezza e benessere digitali e alfabetizzazione mediatica nei percorsi educativi e nella formazione seminaristica. 

Le proposte operative su tre livelli

Nella Parte III il Rapporto concentra le proposte in tre livelli.

A livello di Santa Sede, viene proposta la creazione di un ufficio, dipartimento o commissione dedicata (nel testo si fa l’esempio di una Pontificia Commissione per la Cultura Digitale e le Nuove Tecnologie) con compiti di monitoraggio delle questioni teologiche, pastorali e canoniche, preparazione di documenti e linee guida, definizione di strategie formative per diversi destinatari e supporto alle Conferenze episcopali; tra le funzioni indicate anche la convocazione di gruppi di lavoro sugli adattamenti canonici legati alla supervisione della missione digitale.

A livello di Conferenza episcopale, il testo elenca azioni che includono accompagnamento e formazione a livello nazionale, produzione di itinerari formativi, integrazione nei piani pastorali, avvio di comitati di coordinamento e commissioni diocesane, iniziative su etica, sicurezza e prevenzione degli abusi, creazione di reti e incontri nazionali di evangelizzatori digitali, oltre a un centro risorse e strumenti di valutazione e a modelli di finanziamento e sostenibilità per iniziative digitali, con attenzione all’esclusione economica, geografica e culturale.

A livello diocesano, tra le linee operative richiamate compaiono l’integrazione della cultura digitale nella formazione iniziale e permanente, la collaborazione tra evangelizzatori e pastori per una missione collegata alla vita diocesana, indicazioni su etica e sicurezza digitale, sessioni di ascolto e discernimento pastorale con missionari digitali esperti, collegamento tra ministero digitale e missione sociale, pratiche di finanziamento locale e strumenti di valutazione e responsabilità sui progetti digitali.

p.L.V.
Silere non possum




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