Bata - Piove quando Leone XIV entra nel cortile del carcere di Bata. Una pioggia atlantica, densa, che i presenti accolgono come parte del rito più che come un disagio; e proprio su quella pioggia - sul significato che molte tradizioni locali le attribuiscono - il Papa costruisce l'incipit del suo saluto ai detenuti. «In alcuni posti dicono che la pioggia è segno della benedizione di Dio. Chiediamo che sia così». L'attacco è, per scelta, tutto orizzontale: niente cattedra, niente sentenze. Un cielo e un cortile, tenuti insieme dalla promessa di un Dio «che mai ci abbandona».
Da Mongomo a Bata, con una sosta silenziosa
Il pomeriggio era cominciato alle 14:30 a Mongomo con un breve trasferimento in auto fino all'aeroporto internazionale "Presidente Obiang Nguema", decollo verso le 15 a bordo di un Boeing 777-200 e atterraggio a Bata alle 15:40, dieci minuti prima del previsto. Ma prima di raggiungere il carcere, Leone XIV ha voluto un'altra tappa: la cattedrale di San Giacomo e di Nostra Signora del Pilar, per un momento di adorazione davanti al Santissimo Sacramento.
L'accoglienza: il ministro, il cappellano, il detenuto
Poco prima delle 17 l'arrivo alla prigione. Ad attenderlo ai cancelli, il ministro della Giustizia Reginaldo Biyogo Mba Ndong Anguesomo, il direttore del carcere, il cappellano, alcuni rappresentanti del personale penitenziario.
Nel cortile interno, un canto di benvenuto, le parole del direttore, la testimonianza di un detenuto. Leone XIV ha ascoltato, poi ha ringraziato: «Grazie per la chiarezza e per averci mostrato che, anche nelle difficoltà, la dignità umana e la speranza non vanno mai perdute».
«Nessuno è escluso dall'amore di Dio»
«Oggi sono qui per dirvi qualcosa di molto semplice: nessuno è escluso dall'amore di Dio!», esordisce Leone XIV. Gesù stesso, ricorda, «arrestato, condannato e messo a morte senza alcuna colpa», «ci ha amato sino alla fine, mostrando di credere nella possibilità che l'amore cambi anche il cuore più indurito». Un Cristo detenuto che parla ai detenuti. L'innocente condannato come precedente della storia.
La dottrina della pena: dalla punizione alla ricostruzione
È sul senso della giustizia, però, che il discorso tocca il proprio vertice politico. «L'amministrazione della giustizia ha lo scopo di proteggere la società, ma per essere efficace deve sempre investire sulla dignità e sulle potenzialità di ogni persona», afferma Leone XIV. E poi la formula destinata a circolare: «Una vera giustizia cerca non tanto di punire, ma soprattutto di aiutare a ricostruire la vita sia delle vittime, sia dei colpevoli, sia delle comunità ferite dal male. Non c'è giustizia senza riconciliazione».
Una frase che s'iscrive nella lunga linea della dottrina sociale novecentesca - da Giovanni XXIII fino alle posizioni di Francesco sull'ergastolo e sulla pena di morte - ma che, pronunciata in un Paese africano davanti al ministro della Giustizia e ai carcerieri, diventa un invito forte. Tanto che il Papa si fa operativo: chiede esplicitamente che ai detenuti «sia data in carcere la possibilità di studiare e di lavorare con dignità». Non un auspicio: un monito consegnato anche all'autorità civile.
«Non siete soli»
«Fratelli e sorelle, non siete soli». Le famiglie, ricorda il Papa, «vi amano e vi aspettano»; e per chi «temesse di essere stato abbandonato da tutti», la garanzia è duplice: «Dio non vi abbandonerà mai e la Chiesa sarà al vostro fianco».
Leone XIV chiede ai detenuti di guardare oltre sé stessi: «Pensate anche al vostro Paese, ai giovani della Guinea Equatoriale che hanno bisogno di esempi di perseveranza, responsabilità e fede». Un'inversione della direzione dello sguardo: non destinatari passivi di carità, ma testimoni potenziali per chi è fuori. È un riconoscimento di soggettività che toglie ossigeno a ogni paternalismo.
Il Pontefice rivolge un ringraziamento anche al personale penitenziario, direttore, agenti, cappellano. Il loro servizio è «fondamentale» quando «coniuga sicurezza, rispetto e umanità». Tre sostantivi in quell'ordine: il confine esatto tra custodia legittima e repressione.
La croce di legno e il Padre Nostro sotto la pioggia
Al termine dell’incontro i detenuti consegnano al Papa una croce in legno lavorata con le loro mani. Prima del congedo, Leone XIV guida la recita del Padre Nostro. E chiude il cerchio aperto al suo ingresso: «Fratelli e sorelle, sotto questa pioggia, che è benedizione di Dio, preghiamo insieme la preghiera che Cristo ci ha insegnato». Poi la frase che sopravviverà, probabilmente, a questa visita: «Una persona che si rialza dopo essere caduta è più forte di prima».
Verso il memoriale del 7 marzo
Dal cortile, il trasferimento in auto al Monumento commemorativo delle vittime dell'esplosione del 7 marzo 2021, la tragedia della caserma di Nkoantoma.
p.L.V.
Silere non possum