Napoli - Alle 16.30 di un pomeriggio che ha restituito alla città partenopea una delle sue scene più cariche di simbolismo, Papa Leone XIV è sceso in Piazza del Plebiscito per incontrare la cittadinanza. Dopo il giro in Papamobile e il saluto alla Comunità dei Padri Minimi nella Basilica di San Francesco di Paola, il Pontefice ha preso posto sulla scalinata -gesto già eloquente nella sua geometria: non un palco, non un altare, ma i gradini di una piazza - per rivolgere alla città un discorso che ha percorso, senza reticenze, le contraddizioni strutturali di Napoli.
La diagnosi: una geografia della disuguaglianza
Leone XIV non ha adoperato il linguaggio vago delle circostanze solenni. Ha chiamato le cose con il loro nome. Napoli, ha detto, vive un «drammatico paradosso»: la crescita turistica - ormai vistosa e ininterrotta - non genera un dinamismo economico capace di coinvolgere l'intera comunità. Il divario sociale, ha osservato il Papa, non corre più soltanto lungo la vecchia linea centro-periferia: si è insinuato all'interno di ogni quartiere, producendo «periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico».
Il catalogo delle criticità elencate da Prevost è preciso e impietoso: disparità di reddito, scarsità di prospettive lavorative, carenza di servizi, «azione pervasiva della criminalità», disoccupazione, dispersione scolastica. Di fronte a tutto questo, ha aggiunto il Pontefice, «la presenza e l'azione dello Stato è più che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata». Una frase che, in quella piazza, suonava come un richiamo diretto alle istituzioni presenti, a cominciare dal sindaco Gaetano Manfredi, seduto in prima fila.
L'appello: non si spenga questa luce
Ma il discorso non si è fermato alla denuncia. Leone XIV ha riconosciuto nella Chiesa napoletana - e in particolare nel Patto Educativo promosso dall'arcidiocesi, cui hanno aderito Comune, Regione e Governo - un «collante» capace di tenere insieme energie altrimenti disperse. E ha lanciato un appello esplicito, formulato con la forza di un imperativo ecclesiale: «Non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e più bella».
La metafora del sogno non era retorica di circostanza. Il Papa la ha ancorata subito a esperienze concrete: la Casa della Pace, che accoglie bambini e madri in difficoltà; Casa Bartimeo, luogo di accompagnamento per giovani e adulti in situazione di fragilità. Segni - li ha chiamati così - «di una pace che si fa ospitalità, cura e possibilità di riscatto».
Il Mediterraneo e Gaza
Il Pontefice ha poi rilanciato la vocazione geopolitica della città: Napoli come «ponte naturale tra le sponde del Mediterraneo», non semplice cartolina turistica ma «cantiere aperto dove si costruisce una pace concreta». Ha citato esplicitamente i percorsi di accoglienza di giovani provenienti da contesti di conflitto - nominando Gaza - come esempi di una cultura della pace costruita «dal basso», contro «la logica dello scontro e della forza delle armi».
L'accoglienza di migranti e rifugiati è stata presentata non come emergenza da gestire ma come «opportunità di incontro e di arricchimento reciproco». Un richiamo alla Caritas diocesana, che - ha ricordato Leone XIV - ha trasformato il Porto di Napoli da semplice punto di sbarco a «segno vivo di accoglienza, integrazione e speranza».
I giovani: non destinatari ma protagonisti
L'ultima parte del discorso era rivolta ai giovani, e in essa il Papa ha usato una distinzione che merita di essere tenuta: i giovani, ha detto, «non sono soltanto destinatari ma protagonisti del cambiamento». Non basta coinvolgerli: bisogna «riconoscere loro spazio, fiducia e responsabilità». Ha portato ad esempio il Museo Diocesano Diffuso, gli oratori, il volontariato: esperienze che ha definito «segni concreti di una Chiesa giovane e di una città che può rigenerarsi».
Prima di congedarsi, Leone XIV ha rivolto un ringraziamento esplicito al coro e ai musicisti. Ha lasciato la piazza con un saluto che si è mescolato alla voce della folla: «Grazie a tutti e Viva Napoli». Alle 18.53 il Pontefice è partito in elicottero dalla Rotonda Diaz. Alle 19.38 l'atterraggio all'eliporto vaticano.
d.R.C.
Silere non possum