Città del Vaticano - Dopo la lettera inviata agli iscritti il 13 giugno 2022, Davide Prosperi ha avviato un processo di emarginazione nei confronti di tutti coloro che riteneva vicini a don Julian Carrón. Tra le prime decisioni, Matteo Severgnigni è stato richiamato dall’Uganda per sostituire Francesco Barberis.
Un altro passaggio significativo è stato la nomina di don Francesco Ferrari, ex rettore del Seminario della Fraternità San Carlo, a responsabile del CLU (Comunione e Liberazione Universitari). In questo contesto, Ferrari ha progressivamente escluso tutti i sacerdoti che non appartenevano alla Fraternità San Carlo, imponendo invece la presenza esclusiva di preti formati in quella realtà. Questo approccio riflette un metodo che abbiamo già descritto in precedenza, caratterizzato da una visione settaria che permea un contesto che don Giussani, fondatore del movimento, non ha mai voluto guidare né assumere come proprio. I sacerdoti della Fraternità San Carlo, infatti, vengono formati secondo una logica rigida e divisiva: "o sei con me o sei contro di me", "o appartieni alla setta oppure sei fuori". Questo atteggiamento si riflette anche nel rapporto con i giovani universitari, che spesso riportano di essere stati trattati con frasi come: “Seguimi, se vuoi capire”, “Se non capisci è perché sei egoista”, “Non devi fare domande, altrimenti vuol dire che non sei stato educato bene”, “Devi farti correggere”.
Particolarmente delicato è il modo in cui vengono affrontati i temi legati alla sessualità, una dimensione che inevitabilmente tocca la vita e le relazioni dei giovani universitari. Su questi argomenti, i sacerdoti della Fraternità San Carlo mostrano un’insistenza eccessiva, frutto di una formazione seminariale che, anziché formare persone mature e risolte, sembra produrre atteggiamenti moralistici e rigidi. Questo approccio, anziché favorire la crescita dei giovani in libertà e consapevolezza, tende a creare un clima di controllo e giudizio che soffoca il dialogo e ostacola lo sviluppo personale, incidendo negativamente anche sulla loro serenità nell'affrontare la sessualità e le relazioni di coppia.

Il discorso del Papa e l’invito alla pacificazione
Il 15 ottobre 2022, in occasione del centenario della nascita di don Luigi Giussani, Papa Francesco ha accolto i membri di Comunione e Liberazione in Piazza San Pietro. Durante il suo discorso, il Pontefice ha espresso gratitudine per l’eredità spirituale e pedagogica di don Giussani, definendolo un “padre e maestro” capace di comunicare Cristo con passione e genialità. Ha sottolineato come il carisma di Giussani abbia arricchito la Chiesa e invitato il movimento a custodirlo con umiltà e apertura al rinnovamento.
Il Papa ha anche riconosciuto il ruolo di don Julian Carrón, ringraziandolo per il suo servizio alla guida del movimento in un periodo di transizione: «Bisogna ringraziare padre Julian Carrón per il suo servizio nella guida del movimento durante questo periodo e per aver mantenuto fermo il timone della comunione con il pontificato». Tuttavia, Francesco non ha mancato di evidenziare le difficoltà interne al movimento, invitando i membri a superare divisioni e conflitti per riscoprire la fecondità del carisma di don Giussani e rilanciarlo con rinnovato slancio missionario. Lo stesso giorno, durante l’incontro con i membri della Diaconia centrale di Comunione e Liberazione, il Cardinale Kevin Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, rivolse un saluto che affrontava temi cruciali per il futuro del movimento. Il Cardinale sottolineò l’importanza di riflettere profondamente sulle parole di Papa Francesco, definendole una “bussola” indispensabile per orientare il cammino di rinnovamento e discernimento che attendeva Comunione e Liberazione. In particolare, Farrell richiamò l’invito del Papa a riconoscere e superare le difficoltà e le divisioni interne, evidenziando come i momenti di crisi potessero trasformarsi in opportunità di crescita e rilancio missionario. Ribadì che il carisma di don Giussani rappresentava un dono prezioso per tutta la Chiesa, da custodire e valorizzare senza lasciarsi bloccare da conflitti o chiusure.
Facendo eco alle parole del Pontefice, il Cardinale esortò il movimento a collaborare pienamente con il ministero apostolico del Papa e a ritrovare l’unità, superando vecchie contrapposizioni. Incoraggiò inoltre i membri a guardare al futuro con speranza e creatività, affinché il carisma di don Giussani continuasse a generare vita e a rispondere alle sfide del presente.
Queste riflessioni, unite al riconoscimento del servizio di don Carrón da parte del Papa, rappresentarono un chiaro invito alla pacificazione e alla chiusura dei conflitti interni, per riscoprire una comunione autentica e rilanciare con forza la missione del movimento. Quelle parole, però, non furono mai riprese da Davide Prosperi e piuttosto che una pacificazione si cercò sempre più lo scontro.

La lettera di Prosperi: un nuovo corso personale
Nella lettera inviata al movimento il 20 ottobre 2022, il chimico ignorò completamente il messaggio centrale di Papa Francesco, scegliendo invece di interpretarlo secondo il proprio schema consolidato. Come già accaduto in altre occasioni, Prosperi si pose come l’unico interprete autentico delle parole del Papa, spiegando al movimento “cosa il Papa aveva voluto davvero dire”. Questo approccio ricorda il metodo utilizzato da Andrea Tornielli nei suoi video su Vatican News, dove si propone di decodificare i discorsi del Pontefice per un pubblico ristretto, con un tono paternalistico e autoreferenziale. Questi personaggi, che peraltro hanno trovato spazio durante anni in cui c’è stata una deriva generalizzata nella Chiesa, hanno portato a una situazione paradossale: i laici che giocano a fare i curati bonari (ma in realtà tutt’altro che bonari) e i sacerdoti che si trasformano in apprendisti influencer, perdendo di vista il cuore della loro missione. Così ci troviamo i laici che fanno le prediche ai preti o che leggono discorsi impostati come benedizioni Urbi et Orbi.
La lettera di Prosperi, più che un invito a riflettere sul discorso del Papa, apparve come un tentativo di legittimare sé stesso agli occhi del movimento. In tutti questi anni si è sempre percepito una sorta di complesso di inferiorità che lo spinge a ribadire continuamente la propria autorità, lo ha ricordato anche Martinelli. In quella missiva Prosperi addirittura parlò di inaugurazione di un “nuovo corso” che sembrava essere il suo personale, senza alcuna continuità con il passato. Prosperi richiamò gli incontri che il movimento aveva avuto, sotto la guida di don Giussani, con san Giovanni Paolo II, ma ignorò completamente l’incontro del 2007 tra il movimento, guidato da don Carrón, e Benedetto XVI. Nella lettera, Prosperi insistette su alcuni temi chiave come le correzioni, l’unità e la missione, ma tralasciò molti altri aspetti fondamentali del carisma di don Giussani. Ad esempio, scrisse: «La crisi fa crescere»,sottolineando che i tempi di difficoltà dovevano essere vissuti come occasioni di discernimento e rinnovamento. Tuttavia, questa riflessione venne utilizzata per giustificare il proprio operato e per ribadire la necessità di seguire le indicazioni del Dicastero e del Papa, ma solo quelle che riteneva giuste lui. Prosperi affermò inoltre: «Unità non vuol dire uniformità», un’espressione che stride profondamente con le sue azioni e con quanto ha persino richiesto pubblicamente in tempi recenti. In quella circostanza, infatti, legò l’unità alla sequela di chi guidava il movimento, ovvero sé stesso, e alla fedeltà selettiva alle indicazioni del Dicastero.Questo approccio è sempre più volto a consolidare la propria posizione e non a promuovere un’autentica comunione. Anche quando parlò di carisma e autorità, Prosperi si limitò a ribadire che «alcuni sono incaricati di un compito di autorità e di governo, per servire tutti gli altri e indicare la strada giusta», senza mai accennare alla necessità di un dialogo aperto o di un confronto reale all’interno del movimento.
Ripicche e ritorsioni
Lo abbiamo dimostrato, ormai, in numerosi episodi. La gestione del movimento da parte di Davide Prosperi si è distinta per un approccio segnato da ripicche e ritorsioni. Un esempio emblematico è la nomina di don Francesco Ferrari alla guida del CLU, una scelta che ha già suscitato numerose lamentele tra i membri. Allo stesso modo, in Gioventù Studentesca, Prosperi ha richiamato figure che considera a lui fedeli, rimuovendo don Andrea Mencarelli dalla guida di GS per imporre don Fabio Colombo. Quest’ultimo, peraltro nominato il 31 dicembre 2023 addetto di segreteria presso il Dicastero per il Clero, è stato scelto principalmente per i suoi legami personali con Andrea Perrone, Claudio Molteni ed Emanuele Colombo. Tuttavia, questa decisione si è rivelata un boomerang. Durante gli esercizi a Rimini, i giovani hanno espresso noia per il modo di fare e i contenuti proposti da don Colombo, il cui approccio non è riuscito a suscitare il loro interesse né a coinvolgerli. Di fronte a questa situazione, Matteo Severgnini lo ha sostituito l’anno successivo, segnando un ulteriore passo falso nella strategia di Prosperi.
È interessante conoscere le ragioni che hanno portato alla rimozione di don Andrea Mencarelli. Il sacerdote, infatti, commise quello che Prosperi considerò un grave affronto: durante una cena, osò correggerlo apertamente, rimproverandolo per aver diffamato una persona assente, impossibilitata a difendersi, e per aver attribuito a questa affermazioni che non è mai riuscito a dimostrare. In sostanza, don Mencarelli, con coraggio e svolgendo il suo ministero di presbitero, richiamò un chimico ricordandogli che sparlare degli altri non solo è moralmente sbagliato, ma costituisce anche un peccato e, in certi casi, un reato. Quella franchezza, però, non gli fu mai perdonata: Prosperi non dimenticò l’episodio e agì di conseguenza.
La domanda che molti si stanno ponendo in questi mesi è la seguente: Papa Leone XIV sta optando per figure rette, competenti, preparate e autenticamente orientate alla comunione, ovvero persone che non dividono, non alimentano conflitti e non appartengono a fazioni ideologiche. Lo si è visto chiaramente con la nomina di Mons. Iannone al Dicastero per i Vescovi, così come con le scelte fatte a New York e Westminster. Non sarebbe forse opportuno adottare lo stesso criterio anche all’interno dei movimenti, per favorire la pace e la riconciliazione, anziché perpetuare un clima di scontro continuo?
d.M.C.
Silere non possum