Città del Vaticano - Nei giorni scorsi,
Silere non possum ha avviato deliberatamente la pubblicazione di contenuti appositamente errati. Non si è trattato di un errore, ma di una strategia precisa, costruita per dimostrare - come infatti ora facciamo - ciò che denunciamo da anni. E nelle prossime ore quella dimostrazione diventerà ancora più concreta, attraverso una inchiesta destinata a fare molto rumore.
Sarà pubblicata la prima puntata di una inchiesta articolata in più episodi, il cui contenuto comprenderà
chat, audio, video e foto. Un'inchiesta che non si limiterà a fare supposizioni o a lanciare accuse generiche: dimostrerà l'esistenza di una vera e propria organizzazione criminale che da anni agisce indisturbata. Porteremo alla luce nomi, cognomi e fatti. Tutto documentato. Tutto verificato. E qualcuno dovrà spiegare come mai polizia e magistratura italiana sono inerti nonostante le fattispecie di reato gravissime dimostrate. Ma facciamo un passo indietro, per chi non avesse seguito quanto accaduto in questi giorni.
Abbiamo iniziato con la pubblicazione di alcuni articoli e post nei quali compariva volutamente la dicitura "Leone XVI" al posto di "Leone XIV". Un errore marchiano, impossibile da non notare per chiunque segua le vicende ecclesiali con un minimo di attenzione. Eravamo stati noi a denunciare queste inesattezze ad opera del Dicastero per la Comunicazione e oggi commettiamo noi questo errore? Lo abbiamo fatto più volte: postato, atteso la reazione e poi cancellato il post. Un meccanismo semplice, ripetuto per diversi giorni, ogni volta con lo stesso risultato. Una trappola a cui qualcuno abboccava puntualmente - inconsapevole di essere osservato, inconsapevole che ogni messaggio inoltrato, ogni commento, ogni risata di scherno nelle chat stava diventando materiale nelle nostre mani.
Questa mattina abbiamo alzato il tiro. Abbiamo costruito un errore più grande, più rumoroso, più difficile da ignorare, con un unico obiettivo: scatenare e documentare il comportamento che denunciamo da anni. La notizia scelta non era casuale: abbiamo pubblicato la nomina di
Monsignor Bulgarelli a nuovo vescovo di Faenza-Modigliana. Falsa. Costruita ad arte, nei minimi dettagli. Chi frequenta certi ambienti ecclesiastici sa bene chi è Bulgarelli e conosce la sua ambizione, ormai tutt'altro che segreta, di ottenere una cattedra episcopale. Il suo nome viene fatto circolare da anni, sempre a un passo dalla meta, senza mai raggiungerla davvero. Una figura riconoscibile, una voce credibile, una notizia perfettamente verosimile: tutto ciò che serviva per tendere la trappola nel modo giusto ai millantatori di titoli e alla cricca criminale.
Perché l'abbiamo fatto? Perché dovevamo dimostrare qualcosa che denunciamo da tempo e che molti, troppi, hanno fin qui preferito ignorare: giornalisti italiani - o sedicenti tali, alcuni dei quali pregiudicati, cacciati dalle redazioni e persino diffidati dall'Ordine dei Giornalisti - copiano sistematicamente le notizie da
Silere non possum senza mai citare la fonte. Un comportamento che non è soltanto scorretto: è un illecito deontologico. E questo comportamento non è rimasto isolato. Nel tempo si è intrecciato, consolidato, collegato ad altri episodi che vi racconteremo uno per uno - e che dimostreremo con prove concrete: screenshot, chat, audio e video esclusivi. Tutto nelle prossime ore.
La conferma è arrivata puntuale, come purtroppo accade ormai ogni giorno. Questa volta da alcuni quotidiani locali dell'Emilia Romagna hanno ripreso la nostra notizia falsa - identica, parola per parola - senza citare alcuna fonte. L'hanno pubblicata come propria. E quando li si chiama a rispondere di questi furti, la risposta è sempre la stessa, stucchevole nella sua prevedibilità:
"Non è vero, la notizia l'abbiamo avuta da altre persone". Certo. Con gli stessi identici commenti con cui l'avevamo formulata noi.
Alle 12 in punto è uscito il nostro articolo, evidentemente preparato ore prima, con la nomina corretta. Le prove di ciò che denunciamo da anni erano già nelle nostre mani. Una precisazione doverosa per i nostri lettori, che ci conoscono e sanno bene che non abbiamo mai pubblicato una notizia falsa. Ce ne scusiamo, ma non avevamo altro modo per dimostrare quanto accade quotidianamente nell'ombra. Una dimostrazione che ci serviva per l'inchiesta, certo - ma soprattutto per quanto alcuni si ritroveranno presto a dover rispondere in sedi ben più serie e costose di questa.
Abbiamo scelto deliberatamente una diocesi piccola e poco esposta come Faenza-Modigliana proprio per non interferire con nomine di ben altro peso e rilievo. Una scelta ponderata, non casuale. Questo vale anche come risposta ai diversi che ci hanno scritto in prima mattinata dall'interno di qualche Dicastero chiedendo spiegazioni, sconcertati: dovevamo prima ottenere il risultato cercato. Solo dopo potevamo dire come stavano le cose. Ed ora lo diciamo.
Nelle prossime ore, Silere non possum vi consegnerà qualcosa di molto più pesante: materiale esclusivo su questa cricca, i suoi protagonisti e i suoi metodi. Nomi, fatti, prove. Non mancherà nulla. Preparatevi.
d.G.B.
Silere non possum