Roma - Dopo le parole pronunciate dal cardinale Zuppi nell’introduzione ai lavori del Consiglio Episcopale Permanente della CEI, si è rapidamente acceso il dibattito pubblico. Sui social e nel confronto politico molti hanno cercato di strumentalizzare le sue affermazioni, trascinando dentro la polemica non solo il Presidente della CEI, ma la Chiesa stessa.

Le parole del Presidente CEI

Nel suo intervento, Zuppi ha richiamato il prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo, soffermandosi su alcuni punti specifici: la separazione delle carriere tra magistrati, l’assetto del CSM, l’equilibrio tra i poteri dello Stato lasciato in eredità dai padri costituenti. Ha insistito sul valore di autonomia e indipendenza come elementi essenziali di un processo giusto, sottolineando al contempo la necessità della partecipazione al voto in un clima segnato da crescente disaffezione alle urne. L’invito, nelle sue parole, è stato quello a informarsi, ragionare sui temi e non lasciarsi irretire da logiche parziali, auspicando infine un dialogo responsabile tra forze sociali, culturali e politiche per il bene comune.

Subito dopo l’esplodere delle polemiche, il portavoce della CEI ha diffuso un comunicato ufficiale nel tentativo di ridimensionare la portata dell’intervento. Nel testo si afferma che il riferimento al referendum non contiene indicazioni di voto né orientamenti politici, ma si inserisce in una riflessione pastorale e civile più ampia, volta a richiamare il valore della corresponsabilità dei cittadini. La Chiesa – si legge – non entra nel merito delle scelte referendarie, limitandosi a ribadire il dovere della partecipazione come espressione del bene comune, e ogni lettura che attribuisca al testo finalità di schieramento politico non corrisponderebbe all’intenzione dell’Introduzione.

È evidente, però, che questo comunicato appare come una toppa destinata a non reggere. Se Zuppi avesse voluto semplicemente invitare i cittadini ad andare alle urne, avrebbe potuto limitarsi a un richiamo generico alla importanza del voto. Non lo ha fatto. Ha invece toccato temi specifici, gli stessi che una parte politica – in particolare la sinistra – utilizza per alimentare timori sulla presunta perdita di indipendenza della magistratura rispetto alla politica. Cosa, peraltro, del tutto falsa considerato che la modifica normativa non tocca affatto l'indipendenza dei giudici. Ma questo è il punto che Zuppi ha scelto di sottolineare. 

La radice di un medesimo errore

Il suo stile comunicativo, certo, è diverso da quello diCamillo Ruini, che continua, nonostante l’età, a rilasciare interviste a giornali di area apertamente ideologica, secondo un metodo ormai noto: quello che negli anni ha contribuito a costruire clientelismi giornalistici (i soliti noti che raccontano la Chiesa come se fosse un parlamento) attorno a figure controverse della Chiesa cattolica. Ma se quel metodo è stato – ed è – sbagliato in Ruini, lo è ancor di più in Zuppi.

La differenza è sostanziale: Ruini oggi non ricopre più alcun ruolo istituzionale, può essere strumentalizzato dalle tifoserie politiche senza conseguenze reali per la Chiesa. Zuppi invece rappresenta tutta la Chiesa italiana, e proprio per questo dovrebbe evitare ogni forma di schieramento, come già avvenuto in passato, ad esempio al festival di Repubblica, con quel pessimo sketch nel quale rimase in silenzio davanti a considerazioni vergognose su Papa Leone XIV.

Parroci sprovveduti che si prestano al gioco

C’è poi un ulteriore elemento che rende questo intervento ancora piùinopportuno. Le parole del Presidente della CEI arrivano in un clima ecclesiale già gravemente compromesso. In Puglia e in Sicilia, in diverse parrocchie, vengono fatti intervenire magistrati legati all’Associazione Nazionale Magistrati per orientare i fedeli verso il voto contrario al referendum. Nelle scorse ore Simona Musco, sul Dubbio, ha portato alla luce un'altra vicenda molto grave che in Sicilia ha visto un presbitero offrire il microfono ad un magistrato per discutere del referendum. In Chiesa, non nelle aule parrocchiali. Una situazione assurda, di fronte alla quale nessun vescovo è intervenuto per porre un argine o per vietare pratiche che nulla hanno a che fare con la missione della Chiesa.

Alla luce di tutto questo, risulta difficile sostenere che il comunicato del portavoce CEI dica il vero. Le dichiarazioni di Zuppi non solo appaiono politicamente connotate, ma risultano divisive anche all’interno dell’episcopato, contribuendo ad aggravare una frattura già evidente invece di ricomporla.

d.M.V.
Silere non possum